Basilicata

Mini vitalizi regione Basilicata: «Dibattito sequestrato»

Caso mini vitalizi, il comitato per il referendum regionale abrogativo annuncia l’allargamento della mobilitazione. Contestato lo stallo dei regolamenti per permettere le consultazioni popolari


POTENZA – «LA politica blocca il referendum contro i vitalizi. Dopo due mesi dal nostro quesito, continua il silenzio assordante della Consulta per le garanzie statutarie. Il Consiglio regionale della Basilicata completa il lavoro insabbiando la legge sulla partecipazione. È il momento di rispondere alla democrazia sospesa coinvolgendo il mondo associativo nella mobilitazione per una reale democrazia regionale».

MINI VITALIZI, COMITATO REFERENDARIO: «SILENZIO ASSORDANTE»

Lo ha dichiarato, ieri, venerdì 13 marzo 2026, il comitato promotore di una consultazione popolare per l’abrogazione del nuovo sistema previdenziale per gli ex consiglieri regionali. Sistema che a fronte di una contribuzione di circa 500 euro al mese per 5 da parte degli eletti di via Verrastro, integrata con una cifra di tre volte maggiore a carico dei cittadini, prevede l’erogazione di un assegno da circa 600 euro al mese al compimento del 65simo anno d’età, che scendono a 60 in caso di ex consiglieri con almeno due mandati alle spalle.
«Non è accettabile, a quasi dieci anni dall’entrata in vigore dello Statuto, che qualcuno continui a dichiarare inesigibile il diritto dei lucani a partecipare alla vita politica della Basilicata».

DENUNCIA DI ATTEGGIAMENTO OSTRUZIONISTICO

Così il composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri. «Questo atteggiamento ostruzionistico della maggioranza di centrodestra, che sequestra il dibattito con la spada di Damocle di una legge sulla partecipazione che deve sempre approvare tra poco e non approva mai, è un aperto sabotaggio della dialettica democratica. Ed è incomprensibile il silenzio della Consulta, un organo amministrativo di garanzia che continua a negare ai lucani l’accesso al referendum tramite la legge 40/1980 con il comodo rimedio del mutismo».

MINI VITALIZI, LE SEGNALAZIONI ALLA CORTE DEI CONTI

I referendari ricordano le segnalazioni già inviate alla Corte dei conti, e «in attesa di conoscere le valutazioni della magistratura contabile sulla cosiddetta invarianza finanziaria della legge sui vitalizi», annunciano l’intenzione di «allargare la mobilitazione per la democrazia al mondo associativo, per affermare la necessità di una politica diversa, che assuma come priorità i bisogni delle persone e non i privilegi degli amministratori».

«SOSPENSIONE DELLA DEMOCRAZIA»

«Davanti a questa gravissima sospensione della democrazia, che si consuma nell’assurdo silenzio di tutto il Consiglio regionale, la risposta non può che essere l’impegno collettivo per una politica diversa». Così ancora il comitato, tutt’altro che entusiasta delle modifiche apportate dal parlamentino lucano in seguito al montare dell’indignazione e all’avvio dell’iniziativa referendaria.

LO SCONTENTO DEI REFERENDARI

Vale a dire la restrizione della platea dei potenziali beneficiari dell’assegno da 600 euro al mese ai soli consiglieri regionali in carica e a quelli che verranno eletti in futuro. A scapito di quelli delle altre legislature susseguitesi dall’abolizione dei vitalizi veri e propri, nel 2012, e dei presidenti di Regione. E poi l’abolizione della possibilità per i consiglieri di coprire questa quota di contributi re-impossessandosi pro quota del non speso giacente nel fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle loro indennità in vigore tra il 2017 e il 2025.
«È solo l’inizio – conclude la nota -di una nuova stagione di rivendicazioni civili».


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