Crac Banca Popolare di Bari, il pm: “Tercas fallimentare cosa nota”
Già ad ottobre 2013, un anno prima che si completasse la disastrosa acquisizione di Banca Tercas, i vertici della Popolare di bari indicavano in alcune mail “i rischi noti” di comprare l’istituto abruzzese, “sapevano già che sarebbe stato un acquisto fallimentare”. Lo ha detto oggi, nella sua requisitoria, il pm Federico Perrone Capano, che sostiene l’accusa assieme al procuratore Roberto Rossi e ai pm Savina Toscani e Luisiana di Vittorio nel processo per il crac dell’istituto nei confronti di Marco e Gianluca Jacobini (ex presidente ed ex vice direttore generale della Popolare) per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. Il pm ha anche mostrato le mail in cui i dirigenti della banca parlavano tra loro dei rischi dell’acquisizione di Tercas, che un consulente della società PwC (per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio in un altro filone di inchiesta) definiva “Stercas”.
In sostanza, l’acquisto di Tercas per la Procura di Bari, sarebbe servito per mantenere il controllo, dopo che Bankitalia aveva imposto all’istituto pugliese il blocco di acquisizioni e chiesto la rimozione di Marco Jacobini dal ruolo di presidente del cda. Bankitalia aveva criticato la gestione “familiare” dell’istituto e rilevato come gli stipendi percepiti dagli Jacobini fossero ben più alti di quelli degli altri dirigenti di banche simili. L’acquisizione di Tercas, dunque, per gli inquirenti sarebbe stato un “favore” fatto a Bankitalia in modo da consentire a Jacobini di rimanere alla guida della Popolare.
Perrone Capano ha anche parlato del ruolo di Luca Sabetta, ex responsabile rischi della Popolare, dalle cui rivelazioni sono partite le inchieste sulla banca. Sabetta, ha detto il pm “era un soggetto esterno con professionalità e affidabilità, chiamato da Bankitalia dopo aver evidenziato perplessità riguardo alla governance e ai controlli interni”. “Al di là della sua formale assunzione – ha aggiunto il pm -, non venne mai messo nelle condizioni di esercitare il ruolo, e l’idea” di Jacobini “era di mettere un pupazzo per tenere contenta Bankitalia”. Nella sua deposizione, ha concluso il pm, Sabetta “ricostruisce e produce documenti interni da lui ricevuti, in cui vengono confermati i rischi connessi all’operazione Tercas”. La discussione proseguirà il 27 marzo.




