Commercio a Pordenone: persi 89 negozi in centro storico dal 2012. Pillon “terziario sempre più attrattivo per i giovani”
PORDENONE – In un contesto internazionale sempre più complicato non si arresta, seppur tollerabile, a Pordenone il fenomeno della progressiva riduzione delle insegne. Stando ai dati dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa”, report costruito dall’ufficio Studi Confcommercio delle Camere di Commercio G. Tagliacarne (la fotografia è scattata allo scorso giugno), dal 2012 al 2025 il calo è del 29% nel commercio al dettaglio del centro storico (da 303 a 214 imprese, – 89) e del 7% nell’area non centrale (da 211 a 195, – 16). Sostanzialmente stabile, invece, il dato di alberghi, bar e ristoranti: in centro storico si passa dalle 157 imprese del 2012 alle 127, – 30, pari al 19% dell’anno scorso, mentre fuori dal centro c’è un incremento da 121 a 146.
IL CONFRONTO CON IL PRE-COVID
Quanto al raffronto tra il 2019 e il 2025, gli anni del Covid e del post Covid, il trend all’ingiù rimane evidente sul commercio, che segna -30 imprese in centro storico (da 244 a 214) e -10 fuori dal centro (da 205 a 195), mentre su pubblici esercizi e ricettività siamo a -21 insegne sia in centro (da 148 a 127), mentre in periferia si registra un leggero incremento (da 145 a 146).
LA SITUAZIONE
«Più serrande abbassate significano meno presidio delle strade e quindi una percezione di minore sicurezza», sottolinea Fabio Pillon presidente Confcommercio Pordenone. «Una situazione che nelle nostre città appare ancora più evidente: la diminuzione delle attività commerciali riduce la presenza di persone nelle vie e nelle piazze, contribuendo a rendere gli spazi urbani meno vivi.
A ciò si aggiunge un ulteriore effetto negativo: nelle aree maggiormente colpite dalla chiusura dei negozi tende infatti a diminuire anche il valore degli immobili». Tuttavia, il terziario – prosegue Pillon – si trova oggi ad affrontare sfide sempre più complesse: «Tra queste una progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e il cambiamento delle abitudini di spesa, segnato dalla crescita costante del commercio elettronico, che ha modificato profondamente il rapporto tra clienti e negozi di prossimità». La situazione resta critica anche per il peso delle incombenze burocratiche e i costi elevati della fiscalità, fattori che rendono più difficile la sopravvivenza delle piccole attività.
Non mancano tuttavia segnali incoraggianti. E ancora Pillon: «Stiamo lavorando per rendere il terziario più attrattivo per i giovani. Non è solo una questione occupazionale, ma una scelta strategica per il futuro economico della nostra regione. Serve uno sforzo condiviso: incentivi fiscali e contributivi per l’assunzione dei giovani, programmi strutturati di formazione in collaborazione con scuole e università, e interventi mirati a migliorare stabilità e welfare aziendale».
È positiva, poi, la crescente attenzione della politica su alcune iniziative recenti: la Regione ha avviato i Distretti del Commercio, strumenti pensati per valorizzare e sostenere i negozi di vicinato. Interventi che, nelle intenzioni delle istituzioni e dell’associazione di categoria, dovrebbero contribuire a preservare il tessuto commerciale locale e a mantenere vivi i centri urbani.
Nella foto: Fabio Pillon




