Toscana

Export, la crescita straordinaria legata al prezzo dell’oro e la moda che alza la testa


Le esportazioni della provincia di Arezzo, sulla base dei dati provvisori pubblicati dall’Istat, si sono
attestate nel 2025 a oltre 18,5 miliardi di euro.
“Con la diffusione dei dati relativi al quarto trimestre dello scorso anno che evidenziano, per la
provincia di Arezzo, un valore dei flussi verso l’estero pari a circa 6 miliardi e 134 milioni di euro –
commenta Massimo Guasconi presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena e di
Unioncamere Toscana – è possibile avere il quadro definitivo dell’export aretino per l’intero 2025.
Dal confronto con lo stesso periodo dello scorso anno risulta una crescita complessiva del 19,3%.
Arezzo conferma la sua posizione di seconda provincia della Toscana per fatturato proveniente da
attività di export con il 24,3% sul totale regionale. Allargando l’ambito territoriale, se sommiamo ai
4,5 miliardi di Siena i 18,5 miliardi di euro di Arezzo, possiamo affermare che le esportazioni
complessive delle imprese iscritte alla nostra Camera di Commercio contribuiscono con il 30,3% al
totale export regionale. La Toscana, peraltro, è risultata essere la regione più dinamica a livello
nazionale, registrando una crescita del 21,3% rispetto al 2024 e permettendo all’Italia di chiudere
l’anno con un dato complessivo positivo (+3,3%).”
“La principale voce dell’export provinciale, ovvero il comparto dei metalli preziosi – prosegue Guasconi – evidenzia una crescita straordinaria sia nel quarto trimestre che nell’intero anno: +222,4% rispetto al quarto trimestre 2024 con 4 miliardi e 423 milioni di euro, +127,6% rispetto al 2024 con un valore di quasi 11 miliardi di euro. Oltre al consistente aumento del prezzo dell’oro (+43,8% in dollari e +37,3% in euro nel 2025), la crescita riflette le attuali tensioni globali. Si conferma così il valore strategico dell’oro come bene rifugio prioritario di fronte alle crisi economiche e geopolitiche. E conseguentemente, come è sempre avvenuto nel passato,
questo si ripercuote sulla Gioielleria che nel quarto trimestre 2025 fa segnare un -61,5% , restando al di sotto del miliardo di euro esportati, mentre la flessione annua è del -40,9% per un controvalore di 4 miliardi e 550 milioni di euro. Il settore è peraltro ancora fortemente interessato dal processo di rientro dai valori eccezionali realizzati nel 2024 grazie alla performance “anomala” del mercato turco: quest’ultimo, infatti, nel 2025 registra una flessione del -67,2%. Ricordiamo che le esportazioni di gioielleria verso la Turchia nel 2024 si erano attestate a più di 4,7 miliardi di euro con una crescita del 523,3% rispetto al 2023, performance eccezionale ascrivibile in parte ai vincoli doganali e fiscali attivati dalle autorità turche sull’importazioni dell’oro come materia prima che favorirono lo spostamento degli acquisti verso articoli di gioielleria a bassa manifattura. Sono comunque in crescita gli altri principali mercati di destinazione: Emirati Arabi (+9,9%), Francia (+6,7%) e Hong Kong (+7,6). Sono invece in flessione del 10,2% gli Stati Uniti. Per gli altri distretti orafi nazionali, l’andamento è positivo per Vicenza, +6,4% ed Alessandria, +27,3% mentre Milano perde il 36%.”

“Passando alla moda – conclude Guasconi- si conferma l’andamento in controtendenza
rispetto alle difficolta del livello regionale e di quello nazionale, alle prese con un forte calo dei
ricavi ed un rallentamento dell’export. Il quarto trimestre riesce a conseguire un segno positivo
(+5,7%) che porta il consuntivo del 2025 a circa 760 milioni di euro, superiore del 5,6% rispetto ai
livelli del 2024.In conclusione, il dato export provinciale del 2025 evidenzia un quadro variegato
con settori in buona salute ed altri in difficoltà. Il comparto della gioielleria, in particolare,
attraversa una fase di estrema vulnerabilità: il crollo del mercato turco, le crescenti criticità
operative negli hub degli Emirati Arabi e il rincaro record dell’oro impongono un’attenzione
prioritaria alla tenuta del settore. Il futuro prossimo appare inoltre ipotecato da variabili globali
imprevedibili: il persistere dei conflitti in Ucraina e nel Golfo, con le pesanti ripercussioni su
logistica ed energia, unito all’insorgere di nuove barriere tariffarie, costringe le imprese a una
revisione strutturale delle proprie strategie per operare in un mercato che ha ormai perso la
fluidità dei decenni passati.”

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