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Il Golfo resta centrale per l’export italiano, ma la nuova crisi mette sotto pressione traffici e forniture

Il Medio Oriente resta una delle direttrici più rilevanti per il Made in Italy, ma il nuovo deterioramento del quadro geopolitico rischia di mettere in difficoltà un’area fondamentale per le imprese esportatrici. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran del 28 febbraio, diverse navi risultano ferme davanti ai porti di Dubai, Doha e Jubail, con possibili ricadute sulla regolarità dei traffici commerciali e sulla tenuta delle forniture. La posta in gioco nello scenario descritto è alta: l’export manifatturiero italiano esposto ai rischi del conflitto, secondo un’analisi di Confartigianato, vale 27,8 miliardi di euro. Una cifra che dà la misura di quanto l’instabilità dell’area possa riflettersi su crescita, investimenti e strategie industriali.

Quanto pesa il Medio Oriente per il Made in Italy

I numeri confermano la centralità della regione. Nel 2025 l’Italia ha esportato beni per oltre 28 miliardi di euro verso l’intero Medio Oriente, includendo anche Israele e Libano, come riportato da Il Messaggero. Se invece si guarda ai Paesi del Golfo, cioè quelli più esposti agli effetti della crisi seguita all’attacco a Teheran, il valore si avvicina ai 21 miliardi di euro, come specificato da una rilevazione di Sace su dati Istat. A guidare le vendite italiane nell’area è soprattutto la meccanica strumentale, che rappresenta circa il 30% del totale. Seguono i beni di consumo personali, in particolare gioielleria e valigeria, con l’11%, la stessa quota attribuita ai mezzi di trasporto e alla chimica-farmaceutica. Più indietro si collocano l’abbigliamento, al 7%, e poi agroalimentare e arredamento, entrambi al 4%.

Dubai locomotiva dell’area, Arabia Saudita mercato chiave

Tra i mercati più importanti spicca Dubai, che assorbirebbe il 46% dell’export italiano nell’area per un valore di 9,5 miliardi di euro, in crescita del 19,7% rispetto al 2024. Inoltre, presso la Camera di Commercio di Dubai risultano registrate circa 3mila aziende italiane, pari a circa la metà di quelle che esportano nell’emirato. Qui il comparto più forte sarebbe la gioielleria, seguito da meccanica strumentale, moda e chimica. Crescerebbe inoltre la domanda di arredamento, sostenuta dagli hotel di lusso, insieme a quella di macchinari per le costruzioni, pasta e caffè. Dubai, negli anni, si sarebbe affermata anche come snodo strategico per entrare nel mercato saudita. Le imprese italiane che intrattengono rapporti commerciali consolidati con l’Arabia Saudita ammontano a circa 4mila, mentre il Regno si collocherebbe al diciannovesimo posto tra i mercati di destinazione dell’export italiano, con un valore pari a 6,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,5% rispetto al 2024. A trainare le vendite sarebbero soprattutto i beni strumentali, che rappresenterebbero il 35% del totale, accanto a una domanda che resterebbe sostenuta anche per i prodotti chimici.

Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein: gli altri snodi del Golfo

Anche gli altri mercati del Golfo contribuiscono a definire il peso dell’area per l’economia italiana. In Kuwait, dove l’export italiano ammonta a 1,9 miliardi di euro, quasi la metà delle merci vendute è costituita da mezzi di trasporto, con una crescita del 144%. In aumento anche i macchinari, saliti del 23%, e i metalli, che registrano un rialzo del 49%, mentre la chimica vale il 6% del totale, con un fatturato in crescita del 30%, secondo quanto riportato nel testo di partenza. Anche il Qatar si conferma un mercato rilevante per il Made in Italy, con esportazioni italiane pari a circa 2 miliardi di euro.

Più contenuti, ma comunque significativi, i numeri dell’Oman, che vale 477 milioni di euro e dove prevalgono soprattutto gli acquisti di meccanica strumentale. In Bahrein, infine, l’Italia vende beni per 289 milioni di euro.


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