The Weekender: ascolta gli album di Morrissey, Gnarls Barkley, Bonnie “Prince” Billy (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
MORRISSEY – “Make-Up Is A Lie”
[Sire]indie-pop-rock
Morrissey, uno degli artisti più influenti di tutti i tempi, pubblica il suo quattordicesimo album da solista, “Make-Up Is A Lie”. È il primo album di Morrissey in oltre cinque anni e segna il suo ritorno alla Sire Records. L’album riunisce Morrissey con il produttore Joe Chiccarelli (The Strokes, The White Stripes, Weezer, My Morning Jacket) nel suo ritorno allo Studio La Fabrique nella regione di Saint-Rémy-de-Provence, nel sud della Francia. Con testi poetici e provocatori, strumentazioni evocative e imprevedibili e un titolo che può essere letto come un esplicito invito alla verità e all’espressione senza veli, le 12 canzoni dell’album sono destinate a consolidare ulteriormente lo status di Morrissey come una delle voci più acclamate e potenti degli ultimi quattro decenni.
GNARLS BARKLEY – “Atlanta”
[10K Projects / Atlantic Records)
pop-elettronica
“Atlanta” è il terzo e ultimo album in studio del duo musicale americano Gnarls Barkley. Nel 2008, i Gnarls Barkley hanno pubblicato il loro secondo album in studio, “The Odd Couple”, che ha raggiunto la dodicesima posizione nella classifica Billboard 200. Il duo ha poi interrotto l’attività per 18 anni, fino al 26 febbraio 2026, quando ha annunciato il terzo e ultimo album. Lo stesso giorno dell’annuncio, il duo ha pubblicato uno dei brani come singolo, intitolato “Pictures”.
BONNIE “PRINCE” BILLY – “We Are Together Again”
[Domino]cantautorato
Per quanto vagamente lo percepiamo, stiamo vivendo un cambiamento epocale. Il mondo in cui siamo nati sta scomparendo, trasformato e spogliato dall’azione umana. Ciò che rimane è la domanda su cosa porteremo avanti e come rifiuteremo di arrenderci. Il nuovo album di Will Oldham, “We Are Together Again”, sembra essere una risposta. Nelle canzoni di Oldham – e nella cerchia di altri artisti riuniti sotto il nome di Bonnie “Prince” Billy – l’amicizia, la comunità e la gioia ostinata di fare arte con gli altri diventano un mezzo di persistenza. Non si tratta di negare il collasso, che sarebbe un’illusione, ma di una sorta di sfida: rimanere pienamente umani, pienamente gioiosi, in un mondo con un orizzonte che si restringe.
AAVV – “Help(2)
[War Child Records]indie-rock
La compilation benefica “HELP(2)” vede i suoi ricavati andare all’organizzazione War Child che fornisce aiuti immediati, supporto specialistico e istruzione ai bambini vittime della guerra in tutto il mondo. “HELP(2)” porta avanti lo spirito dell’album originale del 1995 “HELP”, ed è nata grazie a una stretta collaborazione con gli Abbey Road Studios, registrato prevalentemente nel corso di una straordinaria settimana nel novembre 2025 sotto la guida dell’acclamato produttore James Ford. “HELP(2)” presenta una line-up eccezionale di artisti, tra cui Anna Calvi, Arctic Monkeys, Arlo Parks, Arooj Aftab, Bat For Lashes, Beabadoobee, Beck, Beth Gibbons, Big Thief, Black Country, New Road, Cameron Winter, Damon Albarn, Depeche Mode, Dove Ellis, Ellie Rowsell, English Teacher, Ezra Collective, Foals, Fontaines D.C., Graham Coxon, Greentea Peng, Grian Chatten, Kae Tempest, King Krule, Nilüfer Yanya, Olivia Rodrigo, Pulp, Sampha, The Last Dinner Party, Wet Leg e Young Fathers. A cui si sono recentemente gli Oasis.
HARRY STYLES – “Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”
[Columbia]pop
“Kiss All The Time. Disco, Occasionally” è il quarto album Harry Styles. Prodotto da Kid Harpoon, l’album contiene 12 brani.
SQUEEZE – “Trixies”
[BMG]new wave
“Trixies”, il nuovo album in studio degli Squeeze, avrebbe potuto essere il loro primo disco. Scritto da Chris Difford e Glenn Tilbrook quando avevano rispettivamente solo 19 e 16 anni, “Trixies” è un concept album nato dall’immaginazione e dalla nostalgia. Ispirato a un club privato immaginario ideato nei primi anni ’70 e immaginato come esistente nel “futuro” (gli anni ’80), l’album evoca un mondo che ricorda i locali clandestini degli anni ’20 o ’30: affascinante, fumoso e popolato da personaggi pittoreschi. Sebbene l’album fosse stato registrato in versione demo all’epoca, non fu mai pubblicato e fu rivisitato solo decenni dopo. Ora, il disco è stato realizzato con la maestria musicale e la produzione odierne, combinando il genio adolescenziale con l’arte stagionata; i temi lirici e la narrazione offrono un terreno fertile per la narrazione e punti di contatto coinvolgenti per la campagna.
DAGMAR ZUNIGA – “in filth your mystery is kingdom / far smile peasant in yellow music”
[AD 93]folk, psichedelia
“in filth” è un collage atmosferico e devozionale in cui una voce si moltiplica in un coro, a volte delicato, a volte severo; un effetto creato dalla magistrale stratificazione di texture e armonie di Zuniga. I sintetizzatori brillano come raggi di sole sotto le nuvole di chitarre malinconiche e distorte dal tempo, e le canzoni girano su se stesse come carillon, in una sorta di ripetizione ipnotica, prima di dissolversi o scivolare nella traccia successiva. Zuniga ha iniziato a registrare su nastro da adolescente, attratta dalla fisicità del mezzo: la fragilità, la mutevolezza e la vitalità di una registrazione su nastro. Sebbene il suo sound etereo possa facilmente richiamare alla mente altre pioniere del folk psichedelico, lei è influenzata in egual misura dai suoni di Syd Barrett e The Fall.
HATER – “Mosquito”
[Fire Records]indie-rock
Il quartetto indie pop scandinavo Hater conclude una pausa di tre anni dopo il loro formidabile terzo album “Sincere” con l’uscita di “Mosquito”, un intrigante dramma dream pop che si svolge in undici avvincenti episodi di autoanalisi. In “Mosquito”, gli Hater di Malmö sembrano ringiovaniti: abbracciano l’approccio indie pop grezzo per cui sono diventati famosi, ma con uno stile di scrittura più diretto e raffinato. La band ha raffinato le sue radici shoegaze in qualcosa di più nitido, più melodico e profondamente risonante. “Mosquito” trabocca di storie in cui colpi di scena mitici sono sostenuti dal desiderio malinconico del vero amore. Ma questo non è il tipico album sull’amore, come la band tiene a sottolineare. “Mosquito” trabocca di cuori infranti e promesse non mantenute, pieni di tortura e brividi, ma punteggiati da speranze e sogni per risoluzioni future.
SCOUT GILLETT – “Tough Touch”
[Slouch]indie-rock
Scritto tra tour, delusioni amorose e sopravvivenza, il disco canalizza un twang cosmico e grintoso in canzoni vulnerabili ed espansive. Cattura la crescita, il rischio e la fiducia in se stessi. Rompe gli schemi lirici con una voce imponente, una gamma vocale e un suono che sono innegabilmente di Scout.
BONO / BURATTINI – “Ora Sono Un Lago”
[Maple Death]alt-rock
Come la brillantezza smeraldina che emerge dalla fotografia di copertina, il nuovo album di Bono / Burattini, “Ora Sono Un Lago”, trascende gli elementi: una raccolta tenace e meditabonda di brani che testimoniano la crescita del duo e la sua capacità spettrale di immergersi in paesaggi ricchi di elettronica essenziale e psichedelia oscillatoria, per emergere con canzoni meticolosamente costruite, dense e implacabili, ricche di texture sapientemente assemblate e cori ultraterreni che riecheggiano. Alcuni potrebbero definirlo misticismo confessionale. “Ora sono un lago” è un album di straordinaria profondità, un manifesto puntinista del futurismo contemporaneo e dell’emotività manuale ispirato alla poesia di Sylvia Plath e Patrizia Cavalli, dove ipotesi e sospensione diventano i pennelli di Bono / Burattini per la loro miscela distintiva di intimità e resa dei conti. Burattini crea pattern di batteria tesi e vuoti che abbina alle melodie aliene di Bono, ai paesaggi sonori influenzati dal komische e alle voci sparse, simili a cori, che fluiscono e rifluiscono per tutto l’LP.
BOSSE-DE-NAGE – “Hidden Fires Burn Hottest”
[Flenser]metal
Nel metal c’è la tendenza a confondere l’aggressività con l’onestà, il volume con la profondità. A confondere la rappresentazione dell’oscurità con il suo peso reale. “Hidden Fires Burn Hottest”, il nuovo album della band post-black metal Bosse-de-Nage di San Francisco, elude completamente questa tendenza. È il lavoro più completo del gruppo fino ad ora, proprio perché rifiuta di essere etichettato. “Hidden Fires Burn Hottest” vede la band trattare le emozioni come oggetti fisici, sentimenti con proprietà spaziali. “No Such Place” descrive uno spazio che non può esistere ma che esiste comunque, a metà strada tra il pensiero e il luogo. “Immortality Project” esamina la possibilità infinita non come una promessa ma come un problema, opzioni infinite che crollano sotto il loro stesso peso. Queste canzoni non usano metafore per descrivere le emozioni. Trasformano le emozioni in qualcosa che teoricamente si potrebbe toccare. Dopo “Further Still”, un album costruito su vincoli ed economia, Bosse-de-Nage ha cercato l’opposto: espansione, stranezza, meno regole. Spazio per sviluppare le idee senza fretta. Dinamiche che si muovono attraverso il silenzio tanto quanto il rumore. Presenza guadagnata attraverso l’atmosfera invece che il volume.
TANYA TAGAQ – “Saputjiji”
[Six Shooter Records]sperimentale
Tagaq è una cantante improvvisatrice, compositrice d’avanguardia e scrittrice di best seller. Membro dell’Ordine del Canada, vincitrice del Polaris Music Prize e del JUNO Award, finalista al Giller Prize, autrice di best seller e insignita di numerosi dottorati honoris causa, Tagaq è una delle artiste più originali e celebrate del Paese.
SALT LAKE ALLEY – “Always Out Of Time”
[shelflife]indie-pop
I Salt Lake Alley sono una band indie pop di Stoccolma, in Svezia, devoti praticanti di quello che chiamano affettuosamente indie pop ortodosso: una tradizione vivace, sincera e melodica, radicata nello spirito della classica musica indie chitarristica. Le loro influenze abbracciano una stirpe di iconici innovatori del pop chitarristico – Felt, Orange Juice, Teenage Fanclub, Popsicle, McCarthy e The Wedding Present – che riecheggiano nei loro arrangiamenti scintillanti e nel loro lirismo agrodolce. Con due album che li hanno già affermati come fonte affidabile di jangle-pop incontaminato, i Salt Lake Alley entrano ora nel loro prossimo capitolo. Il loro terzo album, “Always Out Of Time”, continua la missione di creare indie pop senza tempo, incentrato sulla melodia, che risulta allo stesso tempo reverenziale e piacevolmente vivace.
GUM – “Blue Gum Way”
[P(Doom) Records]psichedelia
Jay Watson pubblica dischi con il nome d’arte Gum da oltre un decennio e le sue registrazioni seguono i suoi impulsi creativi più sfrenati. Per il suo settimo album in studio, Gum si è concentrato su nove brani che esplorano uno stato d’animo e un sound specifici. “Blue Gum Way” affonda le sue radici in un sound ampio, influenzato dal jazz e dalla psichedelia, ispirato ad artisti come Talk Talk e Radiohead (“A Moon Shaped Pool”). Questo LP è il lavoro di un artista che ha raggiunto la più chiara consapevolezza di ciò che vuole dire.
SHABAKA – “Of The Earth”
[Shabaka Records]jazz
Il polistrumentista, produttore e artista Shabaka (alias Shabaka Hutchings) pubblica il suo terzo album solista “Of The Earth”, il primo album solista pubblicato dalla sua etichetta discografica “Shabaka Records” e interamente scritto e prodotto dallo stesso Hutchings. “Of The Earth” vede Shabaka tornare al suo caratteristico suono di sassofono, affiancato da un’elettronica e una produzione di alto livello, nonché da strumenti tradizionali a fiato e a percussione provenienti da tutto il mondo, una combinazione che testimonia il talento eclettico di Hutchings e il sound complessivo di “Of The Earth”.
FLYING LOTUS – “BIG MAMA”
[Brainfeeder]elettronica
Da ormai due decenni, Steve Ellison di Los Angeles, meglio conosciuto come Flying Lotus e Captain Murphy, contribuisce a plasmare e influenzare la musica del XXI secolo. Cresciuto a Los Angeles, Ellison è cresciuto in un ambiente ricco di ispirazione artistica, con leggende della musica come Marilyn McLeod e Alice Coltrane nella sua famiglia, e i suoi interessi spaziavano dal beatmaking agli anime. Alla fine degli anni 2000, la sua capacità di incorporare jazz, hip-hop ed elementi nebulosi e futuristici lo ha reso famoso all’interno della famosa Low End Theory di Los Angeles e oltre. I suoi album su Warp Records vantano nomi come David Lynch ed Erykah Badu, e ha prodotto dischi fondamentali come “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar. “BIG MAMA” cattura Ellison in un momento di slancio spontaneo e sfrenato. Ricco di suoni, ritmi ed effetti disparati, l’EP offre ciò che lui stesso descrive come “un’esplosione di energia sperimentale, massimalista, iperveloce ed elettronica“, racchiudendo sette brani dinamici in un’unica composizione continua in cui ogni battuta è unica e non contiene loop.
NADSAT – “Out Of Blood”
[Overdrive FRecords]noise-rock
“Out For Blood” mostra i Nadsat nella loro versione più estrema. Più distorto e pesante che mai, l’album cattura la band in tutta la sua forza, con dodici brani inarrestabili costruiti su riff schiaccianti e una batteria implacabile. Influenzato da Eyehategod, Melvins, Entombed, Whores e dallo spirito primordiale dei pionieri del blues come Muddy Waters, Robert Johnson e R.L. Burnside, il disco segna un’evoluzione decisiva rispetto a “Torn Times” (2023, Overdrive Records).
TEMPLE OF THE VOID – “The Crawl”
[Relapse]metal
I Temple of Void, gruppo death metal acclamato dalla critica, tornano con il loro nuovo album, “The Crawl”. La forza bruta dei precedenti album rimane, ma nel quinto album completo del gruppo è presente una dinamica più ampia. I musicisti del Michigan non rifuggono dalle loro influenze non metal, cercando una maggiore integrazione del grunge e del post-punk con il loro caratteristico stile brutale. “Il cambiamento più grande per me in questo disco è stato non sentire il bisogno di sventolare la bandiera del death-doom come parte della nostra identità“, dice Alex Awn. “Il death-doom, come genere, ci ha dato qualcosa su cui ancorare il nostro sound quando abbiamo iniziato. È sempre stato un riferimento e un punto di riferimento. Allo stesso tempo, abbiamo sempre voluto assicurarci di dargli un nostro tocco personale. Abbiamo sempre contribuito al dibattito, arricchendo il genere e dando il nostro punto di vista. Una parte importante di ciò che rende unico un disco dei Temple of Void sono le influenze non death-doom che compongono il nostro DNA. E nel quinto album non ci siamo mai chiesti: ‘Abbiamo abbastanza death metal? Abbiamo abbastanza doom metal?’. Abbiamo semplicemente scritto un disco pesantissimo, lasciando che le cose andassero come dovevano andare“.
THE SUNCHARMS – “Darkening Sky”
[Sunday Records]indie-guitar-pop
Simon Heavisides ci dice che “Darkening Sky” trasmette la sensazione di voler sfruttare ogni secondo, una motivazione che spesso arriva con l’età. Registrato e mixato dal chitarrista Matt, l’intero album è vivo e trasmette un senso di meraviglia. Il suono è spazioso e organico, e agli strumenti viene dato spazio per respirare. Diventa subito chiaro che i The Suncharms hanno raccolto 12 brani forti e diversi che si incastrano per creare quella creazione più sfuggente: un disco che vola via e arriva alla sua conclusione troppo presto. In un’epoca di intelligenza artificiale, algoritmi e controllo corporativo, c’è qualcosa di particolarmente prezioso nell’ascoltare musica che dimostra di non essere interessata a giocare a quei giochi. Al contrario, “Darkening Sky” trae ispirazione dalla quotidianità e la trasforma in qualcosa di bello. La sua esistenza sembra quasi un miracolo e merita sicuramente la vostra attenzione e, in breve tempo, il vostro amore.
OLIVIA SANTIMONE – “Ciclopedonale”
[Costello’s]indie-pop, cantautorato
“Ciclopedonale” è il disco in cui la provincia ferrarese diventa portale verso un altrove impossibile. Olivia Santimone, chitarrista e cantautrice distratta e disordinata nella vita come nella musica, costruisce un mondo onirico popolato da meduse giganti, sifonofori bioluminescenti, ciclopedoni a ruote e giganti che vegliano conversando di massimi sistemi. Ma sotto la superficie fantastica c’è altro: dipendenza affettiva, mania di persecuzione, depressione, la perdita progressiva del senso di appartenenza a una realtà che si distorce fino a diventare irriconoscibile. Ogni brano è una tappa su una strada che non sai dove inizia né dove finisce, dove l’asfalto cambia continuamente stato: liquido, solido, caldo, freddo, sabbia e ghiaccio. “Ciclopedonale” è il suono di chi ha attraversato il buio senza sapere dove stava andando e ne è uscita diversa, più vuota, forse più libera. Il percorso sembra terminare sulla riva della luna, ma è solo l’inizio di qualcos’altro.
CASPIO – “COSA RESTERA’ DI NOI”
[V4V Records]indie-rock
I CASPIO firmano un’opera sincera e viscerale, che mette a nudo fragilità e desideri, illusioni e prese di coscienza, con un linguaggio diretto e immagini che graffiano. È un disco rock che non teme il silenzio, capace di esplodere e poi ritirarsi, lasciando spazi per prendere respiro. Un disco che sa farsi compagno, perché parla a chi non ha smesso di cercare un posto nel mondo.
JIM MANNEZ – “Folk Caverna”
[Gasterecords]folk
A tre anni dall’esordio solista, Jim Mannez torna con un nuovo lavoro all’insegna del folk statunitense rielaborato con gli occhi di chi ha vissuto sin da piccolo fra punk e cantautorato italiano.
Il risultato è un insieme di dieci canzoni che rielaborano i concetti ed i temi quotidiani di un musicista alla soglia dei quarant’anni: la casa ristrutturata, il lavoro, la malinconia di un passato che forse non c’è più, la relazione di coppia, la musica, gli ideali e la politica.
A livello musicale ciò è stato possibile grazie al preziosissimo aiuto di due musicisti (Marco Parimbelli, già Verbal e Open Orchestra, e Roberto Frassini Moneta, tuttofare del mondo jazz e rock orobico), che hanno impreziosito il semplice mondo sonoro ideato da Jim con la loro maestria, pur non snaturandone l’essenza. Preziosissimo l’aiuto di Andrea Piccoli in sede di registrazione e di Gregorio Manenti a mix e master, per una resa sonora più sincera e vera possibile.
MANDALAMARRA – “Graffio Libero”
[RADICIMUSIC Records]folk-rock
Una miscela perfetta dove la tradizione folk si veste di reggae e tanto rock che alle volte strizza l’occhio a sfumature progressive, ai balcani e alla musica popolare…qualche incontro con gli anni ‘70 o a ritroso verso sfumature medioevali…e tantissime altre derive possibili. «L’album “Graffio libero” può essere inteso dalla band come l’album della consapevolezza. Abbiamo camminato lungo i sentieri del mondo alla ricerca della nostra identità. Abbiamo graffiato con la nostra energia e continueremo a farlo come se non ci fosse un domani. Abbiamo guardato in faccia il folk e siamo consapevoli che non ci siamo mai smarrititi».
MASMAS – “MAKE A MESS”
[Dischi Durevoli Records]elettronica, sperimentale
“Make a Mess” è un disco che restituisce alla materia sonora la libertà di essere instabile, mobile, viva. Un lavoro che mette in dialogo elettronica analogica e digitale, canzone, improvvisazione e sound art per raccontare la necessità di “fare casino” come atto creativo e vitale. Il titolo – nato da un episodio domestico, quando la figlia di Remiddi rovesciò i giochi esclamando “Let’s make a mess!” – diventa manifesto di un modo di pensare la creazione: il disordine non come rottura, ma come apertura. Fare casino, qui, è un gesto di fiducia. Per Alessandrini, Remiddi e Pappalardo, il caos è il punto d’origine di ogni costruzione possibile: un luogo dove si disimpara a controllare, dove si accetta che le cose accadano. Make a Mess non cerca la precisione, ma la presenza; non l’armonia, ma la vibrazione.
THE DARTS – “Halloween Love Songs”
[Adrenalin Fix Music]garage-rock
Durante un’intervista del 2024 con la rivista Rock n Folk a Parigi, Nicole Laurenne, ha scherzosamente detto che il mondo aveva bisogno di nuove canzoni di Halloween, che questa festa meritava molto di più di una semplice “Monster Mash” e che nessuno sembrava seriamente intenzionato a colmare quel vuoto. Il lato A, come dice lei, è pieno zeppo di gustoso kitsch di Halloween dai colori vivaci, da ascoltare mentre si fa “dolcetto o scherzetto” al tramonto, diffuso a tutto volume dall’impianto di amplificazione della scuola e protagonista di ogni canto di stagione. Ma il lato B è la colonna sonora per dopo il tramonto, quando il falò brucia. È per ballare sudati nel cuore della notte, pomiciare su un letto di involucri di caramelle vuoti e volteggiare in un’apocalisse che dura tutta la notte.
WATERBABY – “Memory Be A Blade”
[Sub Pop]indie-pop
Album di debutto dell’artista emergente di Stoccolma waterbaby, nominata per due Grammy svedesi e collaboratrice preferita della star svedese Hannes– La cantante romanticizza tutto. Lo si può sentire nella musica di questa stella nascente, nostalgica, tenera e fluida come suggerisce il suo nome d’arte. waterbaby è cresciuta circondata dalla musica, dal bisnonno, pianista jazz, allo zio, che lavorava nei club, al fratello. Alla fine ha trovato la sua strada e il suo sound, pubblicando il suo EP di debutto “Foam” con la Sub Pop nel 2023. Il disco è più cupo e ricco rispetto al suo EP e nasce da un dolore inconscio, riflettendo su una rottura passata mentre ne stava per vivere una nuova. “Ho preso il microfono senza sapere cosa stavo per fare“, dice, “e questo è diventato lo sfogo più sincero della mia vita“. Per i fan di Clairo, HAIM, Lorde, Perfume Genius.
PRONG – “Live And Uncleansed”
[Steamhammer]metal
C’è una cosa su cui tutti sono d’accordo: i concerti dal vivo sono la ciliegina sulla torta sia per i musicisti che per i fan. Ogni spettacolo è un’esperienza davvero speciale e a volte crea persino una performance quasi magica. Questi momenti sono indescrivibili, bisogna esserci per crederci o, nel migliore dei casi, registrarli per i posteri, come ha fatto il gruppo metal americano Prong con il suo ultimo album live. Ed è proprio quello che il chitarrista/cantante Tommy Victor e i suoi compagni Christopher Dean (basso) e Tyler Joseph (batteria) hanno realizzato con “Live And Uncleansed”: Registrato in sette serate tra luglio e agosto 2025, sono ora pronti a presentare undici potenti brani live (più tre bonus track live), tutti puri e genuini, autentici e onesti, ed è proprio questo il motivo per cui il risultato è così incredibilmente accattivante.
DUCK BALENO – “Universal Miraculous Growth”
[The Saifam Group]psichedelia, pop
Dopo il successo del primo lavoro “Popa’s Nightmare” e i prestigiosi riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni — tra cui il primo premio al Rock Contest di Controradio e l’apertura ai Franz Ferdinand al Color Fest — la band veronese torna con un disco che segna una vera e propria ripartenza. “Universal Miraculous Growth” abbandona le atmosfere cupi del passato per abbracciare un sound luminoso e vitale. È un lavoro che mescola psichedelia, elettronica e pop d’autore con una scrittura istintiva, puntando a rendere la musica “il più umana possibile”. Tra le collaborazioni presenti nel disco spiccano quelle con Anna Bassy e Pew Pew Alice.
JOSHUA IDEHEN – “I Know You’re Hurting, Everyone Is Hurting, Everyone Is Trying, You Have Got To Try”
[Heavenly]cantautorato, spoken
Ultimamente sembra che il mondo sia un ciclo ininterrotto di cattive notizie. Joshua Idehen non è qui per far finta che non sia così – ma nel nuovo album dell’artista spoken word, “I Know You’re Hurting, Everyone Is Hurting, Everyone Is Trying, You Have Got To Try”, offre uno spazio sonoro e poetico di straordinaria potenza. Realizzato insieme al suo partner creativo, il musicista Ludvig Parment, l’album è una raccolta urgente ma al tempo stesso trascendente, che ti accompagna e ti sostiene, attraversata da lutto, euforia e speranza.
DUTCH INTERIOR – “It’s Glass” EP
[Fat Possum]slowcore, alt-country
I Dutch Interior, gruppo di sei musicisti della California meridionale e amici di lunga data, pubblicano il loro nuovo EP, “It’s Glass”, con la Fat Possum. Dopo “Moneyball”, album pubblicato lo scorso anno che si collocava in zona country tradizionale e slowcore introverso, “It’s Glass “si basa su queste fondamenta, con un sound più ampio e allo stesso tempo più intimo, con cinque brani che si integrano perfettamente tra loro pur colorando al di fuori degli schemi.
PRIMA STANZA A DESTRA – “la ragazza che suonava il piano” EP
[Sugar Music]indie-pop, elettronica
Tra elettronica avvolgente, melodie pop memorabili e ritornelli killer, le otto tracce dell’EP si muovono lungo un percorso fatto di arrangiamenti ariosi, stratificati, luminosi ed energici, a tratti più malinconici, sostenuti da ritmiche pulsanti, accordi di piano morbidi e sognanti e tappeti di synth tridimensionali, capaci di tenere insieme fragilità e intensità. Il sound, vaporoso e immersivo, unito all’ormai caratteristico falsetto di prima stanza a destra e a una scrittura diretta ed essenziale, veicola un’intensità emotiva rara. Un EP che fonde alla perfezione la grazia eterea di Sufjan Stevens, l’elettronica minimale e introspettiva di James Blake e il suono cinematico degli M83, costruendo un paesaggio sonoro intimo, contemplativo ed elegante, che fa emergere nell’ascoltatore la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di fresco, nuovo e assolutamente inedito nel panorama italiano.
BLACK STONE CHERRY – “Celebrate” EP
[Mascot Records]hard-rock
In “Celebrate” c’è felicità e dolore. Ritornelli muscolosi e anima grezza. Le esperienze di vita di quattro uomini che si avvicinano ai quarant’anni (due dei quali genitori), in un disco emotivo, un diamante grezzo. Sei brani originali imponenti e pronti per il palcoscenico e una cover ispirata di Don’t You (Forget About Me) dei Simple Minds con Tyler Connolly (Theory Of A Deadman).
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