Cultura

Wavves – Live @ Arci Bellezza (Milano, 04/03/2026)

Credit: Fabio Campetti

Tornano in Europa anche gli Wavves, che mancavano da tempo, quantomeno nel nostro paese, che non sempre viene preso in considerazione nella logistica dei tour nel vecchio continente.

Nuovo giro di concerti a supporto della nona release in cassaforte, “Spun“, in realtà pubblicato quasi un anno orsono, infatti questo ennesimo capitolo è uscito in data luglio 2025. Un disco che aggiunge poco a quanto già fatto in una comunque importante carriera anche numericamente parlando, ma che conferma la regola, come dice bene Antonio in sede di recensione, il collettivo americano mantiene entrambe le facce della medaglia, quindi la solita verve compositiva in ambito di ricerca melodica, al tempo stesso, pensiero che condivido appunto, una certa prevedibilità e un sound ripetitivo. Va comunque registrato agli atti, che nella continuità, qualche pezzone a cui affezionarsi, lo si trova sempre, la title track è un esempio, ma anche la stessa “Goner”, entrambe in scaletta stasera.

Genere il loro, che, ragionevolmente, dà il meglio di se, proprio in ottica live, dove le melodie zuccherose incontrano la cosiddetta riot giovanile che continua ad essere tale, nonostante il passare degli anni, ed è così anche per la data bolognese al Covo Club, replicata, appunto, a Milano in un Arci Bellezza stipato, a conclusione del mini tour nel belpaese.

Il live è presto che servito, un’ora precisa di indie-rock, a tratti punk, grunge, suonato con il coltello tra i denti, senza fronzoli o pose, come non ci fosse un domani, con la capacità, che non è di tutti, di saper mescolare quest’attitudine grezza di memoria nirvaniana, direttamente dagli anni novanta, ad un certo piglio popolare, tanto da rendere le canzoni dei piccoli sing-a-long.

Chitarroni, ritmi forsennati e la consapevolezza di avere poche pretese, e regalare ad un pubblico affezionato una serata di spensieratezza e divertimento.

Setlist quasi da best of, che premia sicuramente il loro capitolo più significativo, che, altresì, ne declama la filosofia, l’iconico “King of the beach”, dal quale arrivano sul piatto, la title track, “Idiot”, “Post Acid”, “Take on the Wall”, “Green Eyes”, ma, in generale, si potranno muovere tutte le critiche di questo mondo, tranne dire che le melodie di Nathan Williams, che del collettivo californiano ne è il leader carismatico, non siano ficcanti, dalla prima all’ultima.

Havin’ fun


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