Friuli Venezia Giulia

Fvg, il mercato del lavoro rallenta ma resta stabile

04.03.2026 – 10.08 – Nel 2025 il mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia mostra segnali di progressiva stabilizzazione dopo la fase di forte espansione registrata negli anni successivi alla pandemia. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio regionale del lavoro, che evidenzia un rallentamento dei movimenti occupazionali – in particolare nelle dinamiche di assunzioni e cessazioni – senza che questo si traduca in una riduzione dell’occupazione complessiva. Il quadro che ne deriva è quello di un mercato ancora solido, ma meno dinamico rispetto al recente passato, in cui i flussi si riducono e il sistema tende gradualmente a trovare un nuovo punto di equilibrio.

I numeri registrano un saldo occupazionale ampiamente positivo, con 23.780 posizioni in più nell’arco dell’anno, un risultato leggermente inferiore rispetto al 2024, quando si erano superate le 26mila unità, ma comunque indicativo di un sistema che continua a generare lavoro. A ridursi non è tanto la capacità di creare occupazione, quanto l’intensità dei movimenti in entrata e in uscita. Le assunzioni di lavoro dipendente si fermano a 212.851, in lieve calo rispetto all’anno precedente e diminuiscono anche le cessazioni, e proprio questo elemento contribuisce a sostenere il saldo finale. Il mercato si muove meno, ma trattiene di più. È un cambiamento sottile, che modifica la fisiologia del sistema: meno turnover, maggiore permanenza nei rapporti di lavoro, una mobilità meno accentuata rispetto al passato recente.

La differenza più evidente riguarda la qualità e la durata dei contratti. Le nuove attivazioni a tempo indeterminato non mostrano segnali di cedimento e, parallelamente, si riducono anche le cessazioni dei rapporti stabili. Al contrario, il lavoro a termine registra una contrazione nelle nuove attivazioni, mentre cresce il ricorso alle proroghe. Non si tratta di un’espansione del precariato, ma di un suo allungamento: diminuiscono in modo marcato i contratti di brevissima durata, mentre aumentano quelli di media estensione. Si accorciano, invece, i rapporti superiori all’anno, segnale di una prudenza diffusa nell’assumere impegni di lungo periodo in un contesto economico ancora incerto. Anche il calo delle dimissioni volontarie contribuisce a disegnare un quadro più stabile: dopo la stagione della cosiddetta “grande mobilità” post-Covid, in cui molti lavoratori avevano scelto di cambiare occupazione, il 2025 mostra un atteggiamento più attendista; le imprese consolidano, i lavoratori rimangono più a lungo. Per comprendere il senso di questa fase occorre appunto guardare al ciclo lungo iniziato dopo la pandemia, tra il 2021 e il 2023, quando il mercato del lavoro regionale aveva conosciuto un’espansione intensa, caratterizzata da un aumento marcato sia delle assunzioni sia delle cessazioni, con una mobilità elevata e un ricorso diffuso ai contratti a termine. Era la risposta a un’economia che ripartiva con forza dopo lo shock sanitario. Oggi quella stagione appare superata: non c’è più la necessità di rincorrere la ripresa, ma quella di consolidarla, nel tentativo di seguire un equilibrio.

[a.c.]




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »