Honor MagicPad 4 recensione: dal prezzo alla modalità PC
Con MagicPad4, HONOR prova a inserirsi nel segmento dei tablet premium con un approccio molto diretto: ridurre lo spessore al minimo e promettere un’esperienza che vada oltre il classico dispositivo da divano. I numeri sulla carta sono ambiziosi e il confronto con i modelli di riferimento viene quasi naturale.
Noi lo abbiamo messo alla prova per capire quanto questa formula funzioni davvero nella pratica: design, prestazioni e produttività sono le tre aree su cui si gioca tutto. Sarà l’ennesimo tentativo di sostituirsi a un portatile leggero e di insidiare il predonimo di iPad, o qualcosa di più nel mondo Android?
Design e Costruzione
Con i suoi 4,8 mm di spessore, MagicPad 4 colpisce immediatamente per quanto sia sottile. Non è solo un numero sulla scheda tecnica: quando lo impugniamo la sensazione è diversa rispetto alla maggior parte dei tablet Android, soprattutto lungo i bordi, dove lo spessore ridotto si percepisce chiaramente.
A questo si unisce un peso di circa 450 grammi, che aiuta a percepirlo più come un grande smartphone che non come un tablet, e lo diciamo in senso estremamente positivo. Lo si impugna con facilità e leggerezza, e anche nell’uso prolungato senza stand o tastiera non risulta fastidioso.
E ci fosse preoccupato da uno spessore così contenuto può dormire sonni tranquilli: la struttura in metallo è rigida quanto basta da non essere un punto critico e non c’è mai flessione nell’uso touch, indipendentemente da dove applichiamo la pressione.

La costruzione sfrutta una soluzione interna studiata per mantenere la rigidità torsionale nonostante il profilo estremamente sottile. Nell’uso quotidiano non abbiamo riscontrato scricchiolii o cedimenti evidenti, ma resta un prodotto che, per sua natura, richiede un minimo di attenzione in più rispetto a un tablet più spesso e massiccio.
Belle anche le cornici sottili e uniformi sui quattro lati, che danno un senso di modernità al tablet, senza problemi di “tocchi fantasma”. Sul profilo laterale spiccano le griglie per gli speaker stereo, oltre a tasto di accensione (a sinistra) e porta USB-C (a destra), mentre nel profilo superiore c’è il bilanciere del volume.
Rimpiangiamo di non averlo potuto provare con tastiera e penna, una soluzione che viene naturale per un prodotto del genere, che arriva a circa 852 grammi complessivi. È un valore interessante perché lo colloca sotto molti ultrabook da 13 pollici, ma a quel punto la differenza non la fa più solo il peso: entrano in gioco ergonomia, stabilità sulle ginocchia e qualità degli accessori, aspetti che appunto non possiamo valutare al momento.
Display e multimedialità
Il pannello di MagicPad 4 è un OLED da 12,3 pollici con risoluzione 3.000 × 1.920 pixel e rapporto schermo-corpo del 93%. Tradotto: sì, le cornici sono molto sottili, come già sottolineato.
La definizione è elevata e la densità dei pixel è più che adeguata per un utilizzo ravvicinato: testi e interfacce risultano sempre nitidi, anche lavorando su documenti o fogli di calcolo.
La frequenza di aggiornamento arriva fino a 165 Hz, un valore superiore a quello della maggior parte dei concorrenti. Nella navigazione e nello scrolling la fluidità è evidente, anche se nella pratica quotidiana la differenza rispetto ai 120 Hz è meno marcata di quanto il numero possa far pensare, soprattutto fuori dall’ambito gaming.
Nelle impostazioni è comunque possibile scegliere tra 4 modalità a seconda delle proprie esigenze:
- Dinamica: refresh automatico fino a 165Hz
- Standard: refresh a 60Hz per risparmiare batteria
- Media: refresh fino a 120Hz per un compromesso
- Elevata: 165Hz fissi per il massimo della fluidità e del consumo
La luminosità di picco dichiarata tocca i 2.400 nit in HDR, un dato molto alto sulla carta. Nell’uso reale all’aperto la leggibilità è buona, ma come sempre con questi valori bisogna ricordare che il picco si attiva in condizioni specifiche e con contenuti compatibili.
Il pannello supporta 1,07 miliardi di colori grazie a una gestione a 10 bit (8 bit hardware con estensione software).
Nei contenuti HDR la resa è convincente, con neri profondi e buon contrasto, mentre nella riproduzione di contenuti SDR resta fondamentale una calibrazione corretta per evitare tonalità troppo spinte.

Interessante il lavoro sul fronte comfort visivo: troviamo certificazione TÜV per luce blu ridotta e assenza di sfarfallio, oltre a una regolazione PWM ad alta frequenza a 5280 Hz. A queste si uniscono le opzioni per tonalità naturale, che regola il colore dello schermo in base alla luce ambientale, e display notturno circadiano, che “regola in modo intelligente la temperatura di colore dello schermo per conciliare il sonno”. Sono tutti aspetti che, a costo di colori spesso più caldi, incidono positivamente sull’affaticamento durante sessioni prolungate di lettura o lavoro.
Audio
MagicPad 4 integra un sistema a otto altoparlanti con supporto Spatial Audio, una configurazione ambiziosa per un tablet di questo spessore. Il volume massimo è elevato e la separazione stereo è ben percepibile in orizzontale, condizione in cui questo dispositivo dà il meglio di sé.
Avremo sperato in qualcosa di più nella resa sulle basse frequenze, dove Apple riesce spesso a primeggiare, ma l’equilibrio generale è convincente per film, serie TV e YouTube. Anche alzando il volume non abbiamo notato distorsioni marcate, segno che l’amplificazione è gestita con criterio.
Abbinato al display OLED e ai 165 Hz, l’esperienza multimediale è uno dei punti più solidi del dispositivo. Come schermo personale da viaggio o da divano/letto funziona molto bene.
Prestazioni e raffreddamento
Honor MagicPad 4 monta lo Snapdragon 8 Gen 5, la piattaforma di fascia medio-alta lanciata da Qualcomm lo scorso autunno. Non si tratta quindi della versione “Elite” presente sui top di gamma, ma di un processore pensato per spingere forte “senza esagerare”, il che non guasta in un tablet così sottile e che cerca al contempo di preservare l’autonomia.
La configurazione prevede anche 12 GB di RAM e 256 GB di storage interno, un taglio coerente con l’idea di dispositivo orientato anche alla produttività. La quantità di memoria è adeguata nella gestione del multitasking e delle finestre multiple, soprattutto in modalità PC, mentre lo spazio di archiviazione è più che sufficiente per documenti, file multimediali e qualche progetto più pesante.

Nell’uso quotidiano il sistema è sempre rapido: apertura delle app, animazioni, passaggio tra finestre e split screen non mettono mai in difficoltà il dispositivo. Anche con più applicazioni aperte contemporaneamente non abbiamo riscontrato ricaricamenti aggressivi in memoria, segno che la gestione della RAM è ben calibrata.
Il raffreddamento è affidato a un sistema interno a 13 strati con un’area di dissipazione molto ampia, soluzione necessaria su un telaio spesso meno di 5 mm. Nei carichi prolungati il tablet distribuisce il calore in modo abbastanza uniforme, senza diventare fastidioso da tenere in mano.
A dispetto della tante opzioni presenti nel software, la potenza non manca, in particolare in modalità tablet. Passando in modalità PC, che però è scomoda senza tastiera e penna, le cose un po’ cambiano, nel senso che con diverse app in esecuzione concorrente si può notare qualche piccola incertezza in più. Nel lavoro con documenti office pesanti (abbiamo provato alcune tabelle Excel da quasi centomila righe) la fluidità ne risente solo a tratti, segno che comunque l’hardware è in grado di soddisfare le esigenze del lavoratore medio senza problemi evidenti.
Software: modalità PC, AI e… Apple!
Come già accennato, MagicPad 4 integra una vera e propria modalità PC, che cambia radicalmente l’interfaccia e introduce un ambiente più vicino a quello desktop.
Troviamo barra delle applicazioni, finestre ridimensionabili e supporto a tutte le classiche scorciatoie da tastiera, da Ctrl+C/Ctrl+V ad Alt+Tab.
La gestione delle finestre è fluida finché non esageriamo con le app aperte contemporaneamente. Con tre o quattro applicazioni attive il sistema resta reattivo, ma spingendoci oltre iniziamo a notare qualche incertezza in più, soprattutto se lavoriamo con documenti pesanti.
La gestione dei file è più evoluta rispetto al classico Android in modalità tablet, ma resta distante dalla libertà operativa di Windows o macOS. Per un utilizzo da scrittura, navigazione, email e fogli di calcolo è più che adeguata; per flussi professionali complessi emergono ancora i limiti strutturali dell’ecosistema, anche dal punto di vista delle applicazioni.

Del resto questo è l’anno in cui Android dovrebbe arrivare ufficialmente su PC e (forse) solo allora ci sarà un cambio di passo sul fronte delle applicazioni.
Per essere un vero desktop non basta infatti allargare le app mobile: bisogna dotarele di tutte quelle funzioni a cui gli utenti PC sono abituati, altrimenti l’esperienza sarà sempre sub-par.
C’è poi un aspetto pratico: senza tastiera e penna, la modalità PC perde parte del suo senso. Usarla solo con il touch è possibile, ma non è l’esperienza per cui è stata pensata.
AI e integrazione con altri dispositivi
MagicPad 4 integra diverse funzioni basate su intelligenza artificiale, almeno nel nome. Tra queste abbiamo
- AI Memo, che funge da assistente per riunioni e lezioni, registrando e trascrivendo automaticamente l’audio
- AI Meeting Agent, promemoria intelligenti e riepiloghi automatici
- Suggerimenti AI, che consiglia le app in base allo scenario e alle abitudini (hit and miss)
- Ricordi AI, che in seguito a una gesture estrae automaticamente pagine web, video, documenti, immagini e altro presente a schermo e salva queste informazioni in uno spazio dedicato; e tramite Honor Connect questi dati possono facilmente essere condivisi con PC e dispositivi mobili nelle vicinanze
- Portale magico, che selezionando testo o immagine consiglierà dei servizi pertinenti in base alla selezione fatta, che sia per confrontare prezzi, condividere contenuti o altro
- Barra laterale magica, che suggerisce app e permette di aprirle in modalità finestra mobile o schermo diviso
- Magic Text, che estrae rapidamente testo ad un’immagine
- Sottotitoli AI, che converte il parlato da audio, video o microfono in testo, in tempo reale
- Rilevamento deepfake AI, che durante le videochiamate consente di rilevare se qualcuno dei partecipanti è un falso
- Scrittura AI, che consente di perfezionare, riformulare, espandere, accorciare o riassumere il testo selezionato
C’è poi una componente meno visibile ma presente anche a livello di sistema, come la cancellazione del rumore basata sull’impronta vocale.
In videochiamata il dispositivo cerca di isolare la voce principale riducendo i suoni ambientali, una funzione utile in mobilità o in ambienti non perfettamente silenziosi.
Nel complesso parliamo di strumenti già visti in varie forme su altri dispositivi, con qualche elemento più originale come Portale magico e Ricordi AI. Il punto a favore è l’integrazione nativa: tutto è accessibile senza ricorrere a servizi esterni, e questo rende l’esperienza più coerente e immediata.
Compatibilità Apple
Honor ha giocato una carta interessante: integrazione trasversale, non solo dentro Android. Con Honor Connect possiamo condividere file tra dispositivi nelle vicinanze e, soprattutto, utilizzare MagicPad 4 come schermo esteso per Mac, una funzione che normalmente resta confinata all’ecosistema Apple.
Nella pratica l’estensione dello schermo è stabile e semplice da configurare, e questo è già un punto a favore. Non raggiunge il livello di integrazione di Sidecar, che resta per forza di cose più profondo e perfettamente cucito su macOS, ma funziona senza artifici e senza dover passare da soluzioni di terze parti.
Il vero valore però non è tanto “rubare” utenti Apple, quanto offrire flessibilità a chi lavora in ambienti misti. Se abbiamo un Mac in ufficio, un PC Windows a casa e uno smartphone Android in tasca, la possibilità di usare lo stesso tablet come secondo display o come ponte di condivisione è allettante.
Detto questo, chi è già immerso completamente nell’ecosistema Apple difficilmente vedrà in MagicPad 4 un sostituto dell’iPad. Qui la compatibilità è un plus funzionale, non un elemento in grado di ribaltare le scelte di piattaforma. Cionondimeno, onore a Honor (scusate il gioco di parole) per averci provato.
Fotocamere
MagicPad 4 integra una fotocamera posteriore (nonostante sembrino due) da 13 megapixel con autofocus e apertura f/2.0 e una frontale da 9 megapixel con apertura f/2.2. Non parliamo di sensori pensati per la fotografia creativa, ma di una configurazione coerente con l’uso tipico di un tablet.
La camera anteriore è quella che conta davvero su un dispositivo di questo tipo.
In videochiamata l’immagine è sufficientemente definita, seppure con un’illuminazione non elevata il rumore sia abbastanza evidente.
La posteriore da 13 megapixel con autofocus si presta bene per scansioni rapide di documenti o per fotografare appunti e lavagne. La presenza dell’autofocus è importante perché evita immagini morbide nei close-up, situazione frequente quando si usa un tablet per catturare un foglio A4 o un libro.
C’è anche la modalità ritratto e la possibilità di registrare video fino in 4K a 30 fps, ma è un impiego occasionale e nulla più.
Non è un comparto che sposta gli equilibri del prodotto, ma è adeguato alla fascia di prezzo e all’uso reale. Su un tablet sottile e orientato alla produttività, l’obiettivo non è stupire, ma essere affidabile quando serve.
Autonomia
All’interno di uno chassis spesso appena 4,8 mm troviamo una batteria da 10.100 mAh con supporto alla ricarica rapida a 66 W. È un dato interessante perché dimostra che la corsa alla sottigliezza non ha sacrificato in modo drastico la capacità.
Nell’uso quotidiano alternando navigazione, video in streaming, documenti e un po’ di multitasking, arriviamo senza difficoltà a fine giornata. Spingendo di più con gaming o modalità PC prolungata il consumo cresce in modo sensibile, ma resta coerente con l’hardware a bordo e con il refresh elevato del display (che consigliamo di tenere almeno fino a 120Hz).
La ricarica a 66 W permette di recuperare rapidamente diverse ore di utilizzo con una pausa relativamente breve. Non siamo ai livelli degli smartphone più aggressivi sul fronte wattaggio, ma su un tablet di questa categoria è una potenza adeguata e ben calibrata.
Va ricordato che la frequenza di aggiornamento incide in modo diretto sull’autonomia: usare i 165 Hz fissi ha un costo energetico evidente rispetto ai 60Hz. La differenza tra 120 e 160 è più risibile, tanto che chi voglia sfruttare a pieno l’hardware potrà usare la seconda impostazione senza troppe rinunce, conscio però del fatto che farà la differenza in pochissimi scenari.
Prezzo
MagicPad 4 viene lanciato in offerta a 599,90 euro nella configurazione 12 GB di RAM e 256 GB di storage, con una variante superiore da 16 GB + 512 GB a 699,90 euro, per chi vuole più margine lato memoria.
Ma le proposte più interessanti sono i due bundle con smart keyboard + Magic-Pencil 3, rispettivamente a 649,90 e 749,90 euro: arrivati a queste cifre, non ha senso non spendere 50 euro in più per avere l’esperienza completa.
Il confronto più immediato, almeno a livello di percezione, è con iPad Air e iPad Pro, soprattutto per chi cerca un dispositivo leggero ma adatto anche alla produttività. Apple resta avanti per maturità delle applicazioni professionali e integrazione software, mentre Honor risponde con uno chassis più sottile, refresh più elevato e una suite IA più completa.
Sul fronte Android il riferimento naturale è la gamma Samsung Galaxy Tab S, che può contare su anni di sviluppo della modalità desktop e su un ecosistema accessori consolidato.
MagicPad 4 punta su design, hardware recente e integrazione trasversale con dispositivi di brand diversi per differenziarsi.
La vera domanda, a 599 euro, è quanto valore attribuiamo alla sottigliezza record, al display a 165 Hz e alle funzioni AI integrate rispetto alla solidità dell’ecosistema e al supporto software nel tempo. Qui non c’è una risposta universale: dipende dal tipo di utilizzo e dal peso che diamo alla produttività “leggera” rispetto a quella strutturata. E, non da ultimo, a quale ecosistema siamo più “fedeli”.
Il sample per questa recensione è stato fornito da Honor, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Qui trovate maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld.
Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un’affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.
Giudizio Finale
Honor MagicPad 4
MagicPad 4 è un tablet premium costruito attorno al design: sottile, leggero e con uno dei migliori display della categoria. Nell’uso quotidiano convince per fluidità, qualità multimediale e solidità generale.
La modalità PC funziona ed è credibile per produttività leggera, ma resta legata ai limiti dell’ecosistema Android quando il lavoro si fa più strutturato e all’uso di accessori adeguati. Le funzioni IA sono numerose e ben integrate, anche se non tutte indispensabili.
A 699 euro è un prodotto che va scelto con consapevolezza: chi cerca un tablet elegante e potente per lavorare e consumare contenuti troverà molto da apprezzare. Chi vuole sostituire davvero un portatile deve invece valutare con attenzione compromessi e priorità.
Voto finale
Honor MagicPad 4
Pro
- Design sottilissimo e leggero
- Display OLED 12,3″ a 165 Hz e buon audio
- Prestazioni solide
- Tanto lavoro software (AI e non solo)
Contro
- Modalità PC ancora distante da un vero desktop
- App Android non sempre ottimizzate in finestra
- Prezzo non indifferente (ma buone promo/bundle)
- Tastiera quasi “indispensabile”
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