Lazio

Strage sulla Collatina, la Procura indaga per dolo eventuale. Spunta un video dello schianto

Un mazzo di fiori, un biglietto piegato con cura: «Il destino vi ha uniti anche nella più brutta svolta della vostra vita». È il silenzioso abbraccio lasciato sull’asfalto dove la Fiat Punto della famiglia di Alessio Ardovini si è schiantata. L’ uomo, era di ritorno verso casa a Casetta Mistica dopo una festa, poi da lì il tragico episodio, il frontale con una Toyota Yaris lanciata a folle velocità, avvenuto nella serata di ieri domenica 1 marzo.

Un impatto devastante, che ha spezzato tre vite e lasciato un quartiere intero sospeso tra incredulità e rabbia.

La “banda della Yaris”

Al volante dell’auto in fuga c’era Ramiro Julian Romero, argentino di 24 anni con precedenti per furto e maltrattamenti. Con lui, a bordo, il cileno Marcelo Ignacio Vasquez Ancacura, 28 anni, e il cubano Alver Suniga, 32 anni.

Romero è già in carcere. I due complici sono piantonati in ospedale, feriti nello schianto che ha chiuso la loro corsa.

Dalle perquisizioni nell’auto emergono elementi che raccontano con chiarezza cosa stessero facendo prima del dramma: un jammer per neutralizzare antifurti, cacciaviti e attrezzi da scasso. Un kit da professionisti del furto, trasformato in pochi minuti nell’innesco di una tragedia.

Il video che incastra

Non è solo una ricostruzione tecnica. Gli investigatori hanno acquisito le immagini della telecamera installata sull’auto degli agenti che stavano inseguendo la Yaris.

Il video riprenderebbe la fuga disperata: zig-zag a velocità sostenuta, manovre azzardate per seminare le volanti, poi l’invasione di corsia e l’impatto frontale contro la Punto degli Ardovini. Un passante avrebbe confermato la sequenza da incubo.

La via consolare trasformata in pista, l’urto improvviso, il silenzio dopo lo schianto.

I prossimi passi dell’inchiesta

La Procura accelera. Domani il pubblico ministero conferirà l’incarico per le autopsie sulle tre vittime. Si attendono anche i risultati dei test tossicologici su Romero per verificare se guidasse sotto l’effetto di alcol o droghe.

Le accuse, oltre all’omicidio stradale, comprendono resistenza a pubblico ufficiale, porto di oggetti atti allo scasso e violazione degli obblighi nei confronti delle forze dell’ordine.

Intanto i familiari chiedono verità, affidata a quei minuti di video e ai rilievi della Scientifica. Perché se la giustizia potrà definire responsabilità e colpe, nulla potrà restituire un senso umano a una tragedia nata da una fuga senza ritorno.

I colleghi di Alessio: «Una famiglia meravigliosa»

«Alessio è sopravvissuto alla malattia per morire su quella strada, è ingiusto. Domenica sera lo avevamo appena salutato, i genitori erano venuti a prenderlo dal turno come ogni giorno».

Il gruppetto di colleghi del 41enne rimasto ucciso sulla via Collatina si è riunito davanti al McDonald del centro commerciale Roma Est, dove si sono stretti gli uni agli altri, molti con le lacrime agli occhi. Alessio Ardovini lavorava con loro da 18 anni, una seconda famiglia per il giovane, amatissimo dai compagni di turno del McDonald.

«Alessio era il nostro faro di allegria, ci rallegrava ogni volta con i suoi racconti, le sue battute. Era un ragazzo straordinario, ci mancherà immensamente. racconta Alessandra, direttrice della filiale, chiusa per lutto – L’anno scorso aveva superato una grave malattia ma voleva venire a lavorare ugualmente. Poi quando è tornato lo abbiamo accolto con una festa a sorpresa, era felicissimo».

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