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Attacco Usa in Iran, la testimonianza di un’isernina a Dubai: “Boati fortissimi, una sensazione orrenda” | isNews

Annunziata Tricarico, trasferita negli Emirati da ormai sette anni con la famiglia, racconta queste ore drammatiche: L’INTERVISTA


di Camillo Pizzi

ISERNIA-DUBAI. “Era più o meno l’ora di pranzo quando ieri abbiamo sentito tre boati immensi, uno dopo l’altro.
 All’inizio abbiamo pensato a una raffineria, a un’esplosione industriale. Poi quasi subito il pensiero è andato altrove, sapendo quello che l’America aveva iniziato a fare”. Annunziata Tricarico, isernina, è una dei circa ventimila connazionali che hanno scelto Dubai come residenza e che, insieme ai tanti turisti italiani presenti nell’emirato, sta trascorrendo ore di angoscia dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la replica da parte dello stato mediorientale con lancio di missili e droni su diversi paesi arabi.

“Non avremmo mai immaginato di vivere l’incubo dei bombardamenti. E di viverlo qui dove siamo ormai da sette anni. Mio marito, anche lui di Isernia, è un ingegnere chimico, io sono un’artista e consulente di comunicazione, e con noi ci sono i nostri figli, due maschi di 17 e 16 anni. Questo è un Paese che abbiamo amato dal primo istante – spiega la Tricarico a Isnews.it – e che ci ha accolto dal primo istante! Amiamo tutto, persino il grande caldo estivo. 
È un Paese così sicuro che qui la gente non chiude a chiave la porta di casa. Ecco il perché del mio stupore e dello smarrimento. La sensazione? Orrenda. Un misto tra ciò che abbiamo vissuto con la pandemia e l’ansia provata durante lo sciame sismico in Italia (Isernia fu l’epicentro nel lontano gennaio 1986 – n.d.r.). Ti sembra tutto surreale, come allora. E ti senti impotente, come di fronte a una calamità naturale”.

Ma quando vi siete effettivamente resi conto che la guerra stava entrando nelle vostre case?

“Era più o meno l’ora di pranzo quando ieri abbiamo sentito tre boati immensi, uno dopo l’altro.
 All’inizio abbiamo pensato a una raffineria, a un’esplosione industriale. Poi quasi subito il pensiero è andato altrove, sapendo quello che l’America aveva iniziato a fare. Pochi istanti e le chat sono impazzite.
 Tutti volevano sapere. Ma non facevi in tempo a rispondere a un messaggio che il suono di altre esplosioni arrivava da altre direzioni. Da tutte”.

E le reazioni sono state proprio quelle da paese in guerra…

“È iniziata la fuga verso casa. 
Le strade si sono svuotate e subito dopo i supermercati si sono riempiti.
Tutti abbiamo avuto lo stesso pensiero: cieli chiusi, niente rifornimenti, bisogna comprare cibo. 
Gli scaffali si sono svuotati in poco tempo. Contemporaneamente è iniziata la corsa ai bancomat: tutti hanno pensato di avere liquidità disponibile. 
I benzinai sono stati presi d’assalto perché l’auto resta l’unico mezzo di fuga.
 Ma fuggire dove? In Oman? Ormai anche l’Oman non è più percepito come sicuro”.

Qual è il supporto che state ricevendo sia dall’Emirato sia dall’Ambasciata italiana?

“Anche in questa situazione assurda, questo Paese ci fa sentire protetti.
Da ieri intercettano droni e missili.
Purtroppo, però, delle persone hanno perso la vita e altre sono rimaste ferite. In questo momento il telefono è essenziale: in tempo reale siamo tutti connessi.
 Il gruppo italiano, la community in cui viviamo, è una rete infinita di contatti che comunica e si tiene aggiornata. 
Personalmente non ho contattato l’Ambasciata, ma sono certa che, se lo facessi, avrei una risposta. O almeno lo spero”.

Avrete sicuramente ricevuto tanti messaggi dall’Italia, e dal Molise in particolare, di chi voleva sincerarsi della vostra situazione…

“Certo, ma quanto è difficile rispondere in una situazione del genere. In questo caos, dove paura e isteria fanno da sovrane, eravamo lì a rispondere ai messaggi di amici e parenti che avevano appreso la notizia dai media italiani.
 Seguo raramente i canali italiani, ma ieri e oggi l’ho fatto con maggiore attenzione, cercando aggiornamenti sugli attacchi negli Emirati Arabi Uniti. Ho però notato che le informazioni diffuse risultano spesso parziali o imprecise”.

In che senso?

“Gli Emirati sono sette. Dubai è uno dei sette. La capitale è Abu Dhabi e tutto è iniziato qui. 
Quando si parla genericamente di Dubai come se coincidesse con l’intero Paese, si trasmette un’immagine distorta della realtà geografica e politica. Inoltre, oltre agli italiani presenti a Dubai, ci sono molti connazionali, come noi, che vivono nella capitale e negli altri emirati. Ricevere messaggi da amici e parenti che minimizzano la situazione perché è a Dubai, mentre qui si sentono chiaramente i boati, non è solo frustrante: è il segnale di quanto una comunicazione approssimativa possa incidere sulla percezione del rischio. Comprendo le dinamiche mediatiche e la maggiore notorietà internazionale di Dubai, ma proprio per questo ritengo importante che l’informazione sia completa e accurata. In momenti delicati, la precisione non è un dettaglio. Sia ben chiaro: il mio non è uno sfogo polemico, ma un invito a una narrazione più rigorosa e meno superficiale di ciò che accade in questa parte del mondo”.

E l’intervista con Annunziata Tricarico si conclude con un augurio (che volentieri ricambiamo) misto però a tanta ansia.

“Un abbraccio, tra un’esplosione e un’altra, e speriamo di riabbracciare presto il Molise”.


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