Trump avverte Teheran: “Non può avere l’atomica. Possibile azione militare”. E la Farnesina avverte: “Lasciare l’Iran”
Nuovi venti di guerra soffiano sull’Iran. I negoziati in corso sul nucleare di Teheran sono entrati in una pericolosa fase di stallo evidenziata ulteriormente dalle ultime dichiarazioni di Donald Trump. Il presidente statunitense ha infatti affermato di non essere contento di come stanno negoziando gli ayatollah e di non aver ancora deciso cosa fare con la Repubblica Islamica. Il tycoon ha quindi aggiunto che potrebbe esserci o non esserci un cambio di regime nel Paese, mettendo sul tavolo ulteriore incertezza su trattative sempre più delicate. “Stiamo negoziando”, ha osservato lo stesso Trump secondo quanto riferito da Bloomberg ribadendo che l’Iran non può avere le armi nucleari. Ed è proprio questo il nodo più spinoso da sciogliere. Un rebus per il quale al momento non è ancora stata trovata soluzione.
Massima allerta sull’Iran
I segnali che stanno emergendo dalla comunità internazionale sono preoccupanti. Il primo esempio arriva direttamente dall’Uk. “A causa dell’attuale situazione” legata alla sicurezza, il personale diplomatico del Regno Unito “è stato temporaneamente ritirato dall’Iran”, ha annunciato in una nota il governo britannico. “La nostra ambasciata continua a operare da remoto”, ha concluso Londra.
Attenzione anche alla Cina. Pechino ha consigliato “ai cittadini cinesi attualmente presenti in Iran di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile”, ha fatto sapere il ministero degli Esteri del Dragone citando un “significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna” dato che il Paese è esposto a ripetute minacce di attacchi da parte degli Stati Uniti. “Alla luce dell’attuale situazione di sicurezza in Iran, il ministero degli Esteri cinese e le ambasciate e i consolati cinesi in Iran ricordano ai cittadini cinesi di evitare per il momento di recarsi in Iran”, ha rimarcato la Cina.
La nota della Farnesina
In allerta anche la Farnesina. Il ministero degli Esteri italiano conferma gli avvisi rivolti da settimane ai cittadini italiani in Iran a lasciare il Paese e alla prudenza in tutta la regione a causa di possibili nuove attività militari. In particolare, a seguito della riunione presieduta a fine gennaio dal ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo lo scoppio delle proteste in Iran, il personale non indispensabile dell’ambasciata a Teheran è stato fatto rientrare in Italia.
Insomma, gli italiani presenti in Iran per turismo o la cui presenza non sia strettamente necessaria sono invitati a lasciare il Paese. Sono stati altrettanto sconsigliati viaggi a qualsiasi titolo in Iraq e si raccomanda di rinviare viaggi non dettati da ragioni di necessità in Libano. Per quanto riguarda Israele, la Farnesina raccomanda a tutti i connazionali presenti nel Paese di prestare massima attenzione e di rimanere vigili, tenendosi informati sulle procedure di emergenza e sulle indicazioni delle Autorità locali nei rispettivi luoghi di permanenza.
Ombre nucleari su Teheran
Da prendere in considerazione anche il messaggio diramato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea), secondo la quale l’Iran non ha consentito di accedere alle strutture nucleari colpite dalla guerra dei 12 Giorni. Cosa significa? Semplice: come ha riferito l’Associated Press, l’Aiea “non può verificare se l’Iran abbia sospeso tutte le attività legate all’arricchimento” né la “dimensione delle scorte di uranio nelle strutture nucleari colpite”.
L’Aiea ha anche riferito di aver osservato, attraverso l’analisi delle immagini satellitari disponibili commercialmente, “attività veicolari regolari attorno all’ingresso del complesso di tunnel a Isfahan”. La struttura di Isfahan, situata a circa 350 chilometri a sud-est di Teheran, era principalmente conosciuta per la produzione di gas uranio che viene immesso nelle centrifughe per essere centrifugato e purificato. Israele ha colpito edifici nel sito nucleare di Isfahan, tra cui un impianto di conversione dell’uranio.
L’Aiea ha anche detto che, attraverso l’analisi delle immagini satellitari, ha osservato “attività condotte in alcune
delle strutture nucleari colpite, comprese le strutture di arricchimento a Natanz e Fordow”, ma ha aggiunto che “senza accesso a queste strutture, non è possibile per l’agenzia confermare la natura e lo scopo delle attività”.
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