Cultura

The Paranoid Style – Known Associates

Elizabeth Nelson  con i The Paranoid Style continua un percorso musicale fatto di costanza e impegno, indole DIY e una coscienza politica (d’altronde hanno deciso di chiamarsi così pensando al saggio “The Paranoid Style in American Politics” di Richard J. Hofstadter) che album dopo album li ha portati a collaborazioni e scelte sempre coerenti e rispettate.

Credit: Press

“Known Associates” quinto album dopo “Rolling Disclosure”, “A Goddamn Impossible Way of Life”, “For Executive Meeting” e “The Interrogator “ continua a mettere in primo piano i tanti problemi dell’America moderna, da sempre un loro punto di forza (sul fatto che brani come quelli di “Underworld USA” usciti quasi dieci anni fa siano ancora attuali non si discute).

Washington, D.C. diventa un caleidoscopio dell’intero paese in un album dove l’irruenza garage lascia forse definitivamente ma non spiacevolmente il posto a un mood riflessivo simboleggiato da “Tearing The Ticket” con sax e fiati, il rock vivo e sagace di “A Barrier to Entry” col suo lapidario “Sell England by the pound, America by the penny / You’ve got demerits on your record / It’s a barrier to entry“.

Melodici e raffinati i The Paranoid Style di “DFL” ma mai domi, alle urla così popolari preferiscono i contenuti a suon di chitarre, quelle classiche di “It’s a Dog’s Breakfast (for LR)” dedicata a Linda Ronstadt e trascinata ancora dai fiati, veri protagonisti di quest’album, anche in “Last Rites for the Comeback Kid” che ha qualcosa di Van Morrison o nella ritmata “Shut Up and Deal”.

“White Wine Whatever” con le tastiere e altre parole da ricordare (“Anyone can see that things aren’t going well / A U.S. Open of klonopin in hell“) la militante “Known Associates” che ha molto dell’umanità di Lucinda Williams anche grazie alla sei corde di Peter Holsapple, la grintosa e malinconica “Shark Eyes”, “Elegant Bachelors” dedicata a Don Henley e la dolente “Badges and Wages” chiudono un album serio, maturo, consapevole.


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