«Il 25 aprile è un giorno di festa e di memoria, ma anche di sguardo verso il futuro»
Sotto un sole tipicamente estivo si sono svolte oggi 25 aprile a Padova le celebrazioni in occasione dell’81esimo anniversario della Liberazione. Presenti le più alte cariche civili e militari. A fare gli onori di casa, accompagnato dalla sua amministrazione comunale è stato il sindaco Sergio Giordani. Centinaia le persone che hanno assistito alla commemorazione. «Un saluto e un ringraziamento ai cittadini – ha esordito Giordani – che in questo bel sabato mattina hanno voluto essere presenti per ricordare la festa di tutti gli italiani per la ritrovata libertà e per la democrazia. Questo è infatti il senso profondo del 25 aprile che va oltre tutte le polemiche strumentali che ogni anno cercano di sminuire e banalizzare il significato di questo giorno».

Il ricordo di Enzo Biagi
Il primo cittadino ha proseguito: «Enzo Biagi, giornalista e storico autorevole, parlando di questo giorno ha detto: “Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita”. Lui la guerra di liberazione l’aveva vissuta in prima persona; una guerra combattuta a fianco degli alleati, da moltissimi italiani di ogni fede politica, uniti dalla comune volontà di porre fine alla dittatura fascista e alla feroce occupazione nazista, e vinta con un enorme sacrificio in termine di morti e feriti. Va ricordato il sacrificio di donne e uomini, giovani e giovanissimi, di ogni estrazione sociale, che hanno anteposto il futuro del nostro paese alla loro stessa vita. Loro hanno creduto e nella libertà e nella democrazia, libertà e democrazia che a noi oggi sembrano condizioni ordinarie e del tutto normali».

Il collegamento allo storico Barbero
Giordani ha rimarcato: «Rifacendomi alle parole dello storico Alessandro Barbero, che nei giorni scorsi ha parlato davanti ad una platea di studenti universitari, se noi guardiamo la storia, la democrazia non è una condizione naturale o permanente, bensì una forma di governo rara, fragile e storicamente eccezionale. E nella sua analisi del presente, Barbero sottolinea come la democrazia rappresentativa sia a rischio, specialmente a causa della sfiducia politica, della disuguaglianza e della tentazione del “ritorno all’uomo forte”. Davanti alla complessità e ai rapidi mutamenti del mondo contemporaneo, la democrazia ad alcuni sembra un sistema inadeguato, lento e poco efficace. Ma questa democrazia, che certamente non è perfetta, ci ha garantito in Europa 80 anni di pace, libertà, crescita economica che mai prima d’ora il nostro continente aveva vissuto».
L’accenno alla Costituzione e l’attacco al fascismo
«Che la democrazia e la libertà non siano condizioni immutabili lo avevano capito bene i nostri padri costituenti che hanno scritto una carta costituzionale che contiene valori e concetti assolutamente validi anche oggi. Una Costituzione che nata dalla volontà di tutte le forze politiche di definire delle regole che assicurassero al nostro Paese la massima libertà e democrazia ma allo stesso tempo impedissero il ritorno sotto qualsiasi forma della dittatura fascista. Perché il fascismo non è un’ideologia come un’altra: è fin dalle sue origini un movimento politico che fa della violenza e della sopraffazione il suo tratto distintivo. Idee di intolleranza e supremazia che purtroppo ritrovano voce oggi in altre forme e movimenti politici in molte parti del mondo. La nostra democrazia giustamente, assicura a tutti la libertà di opinione e permette che anche queste posizioni vengano espresse».
L’appello e il ricordo
«Dobbiamo però porre un argine a queste ideologie sbagliate e pericolose, con la forza delle nostre idee e i valori di uguaglianza e democrazia nei quali crediamo e per i quali tante persone hanno sacrificato la loro vita. Conoscenze e valori che più passa il tempo, più facciamo fatica a trasmettere ai giovani che vivono la guerra di liberazione, la resistenza, il 25 aprile come fatti sempre più lontani e distanti dal loro mondo. Studiare la storia certo, è importante, ma per capire di cosa parliamo non occorre poi andare così lontano Basta, magari oggi, o nei prossimi giorni di primavera fare una passeggiata nella nostra città per toccare con mano cosa furono l’occupazione nazista, la Resistenza e la guerra di Liberazione. In questa stessa piazza dove ci troviamo oggi, davanti all’ingresso del Bo, troviamo le pietre d’inciampo, che ricordano alcuni ebrei rastrellati dai nazisti e morti nei lager. A poca distanza da qui, in via Santa Lucia, una lapide ricorda dove furono impiccati tre dei martiri della rappresaglia nazista del 17 agosto 1944. Gli altri furono fucilati nella caserma Pierobon di via Chiesanuova che porta il nome di uno di loro. E sempre nella stessa via c’è il cippo che ricorda padre Placido Cortese, rapito dai nazisti per la sua attività a supporto della resistenza e l’aiuto che in qualche modo riusciva a dare agli internati nel campo di concentramento che sorgeva alla caserma Romagnoli. Ma possiamo visitare – ha proseguito il primo cittadino – anche la targa che ricorda gli operai caduti delle officine Meccaniche della Stanga e i quattro martiri trucidati il primo ottobre 1944 che hanno dato il nome al ponte sullo Scaricatore. Lo attraversiamo tutti i giorni senza pensare ai loro nomi: Angelo Costantini, Renato Pasquato, Costanzo Santi e Attilio Tosetto. Questi luoghi e tanti altri in città e in provincia ci fanno toccare con mano cosa fu a Padova la guerra di liberazione».
La conclusione
«Ecco perché – ha concluso Giordani – essere qui oggi non è un appuntamento retorico, superato. Essere qui oggi vuol dire riconoscere il valore della libertà, il rifiuto della dittatura e della violenza, l’importanza della nostra Resistenza dalla quale è nata la nostra democrazia. Uguaglianza e democrazia alle quali possiamo e dobbiamo dare vita ogni giorno, con le nostre scelte e nostri comportamenti concreti, anche i più semplici. Il 25 aprile è un giorno di festa e di memoria, ma anche di sguardo verso il futuro. Non dimentichiamolo mai».
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