Pergola, la Scientifica 4 ore in casa dell’anziana morta per far luce sul giallo della ferita. La badante accusata di omicidio non ha potuto assistere

PERGOLA È durato circa quattro ore, ieri, l’esperimento giudiziale nell’appartamento, in Largo Lucania 3, dove viveva Maria Bigonzi, l’83enne trovata dalla figlia riversa in una pozza di sangue e con una grave frattura alla testa. Dopo quasi un mese di agonia, l’anziana è morta all’ospedale di Urbino.
Assente la badante
Non era presente al sopralluogo Maria Betco, la badante 65enne accusata di omicidio volontario, con l’aggravante del vincolo di coabitazione. È rinchiusa nel carcere di Villa Fastiggi. I suoi legali avevano chiesto al gip che potesse partecipare all’accertamento. Le analisi sono iniziate poco dopo le 10, quando sono arrivati sul posto i Sis (Sezione investigazioni scientifiche) dei carabinieri e una pattuglia degli uomini dell’arma. Presenti anche i legali delle parti. La figlia di Maria Bigonzi, Graziella, ha partecipato, per pochi minuti, all’esperimento giudiziale, poi se n’è andata in auto, con pochissime parole: «Vogliamo la verità».
Le analisi
All’interno della casa, mantenendo sempre chiuse, se non per pochi istanti di apertura, le serrande che si affacciano sul piazzale, sono state esaminate con una metodologia approfondita le tracce ematiche rinvenute nell’appartamento. Ed effettuati tutti gli altri rilievi. Al termine dell’accertamento, l’avvocato di Maria Betco, Salvatore Asole (presente insieme alla collega Giulia De Luca), ha fatto sapere che «la stanza è intrisa di sangue, però continuo a sostenere che la maggior parte di quelle tracce di sangue sono da strisciamento. La mia assistita ha detto che tamponava il sangue con i panni, ed è arrivato lo schizzo, poi colato. Non vedo finora tracce di aggressione, anche perché non è stata ancora rinvenuta una probabile arma del delitto. Mi dovete prima dimostrare quale sia e poi se con quell’arma possa averla o meno aggredita». La ricostruzione della Betco: «Lei dice di essersi alzata, passa davanti alla stanza della signora, vede che è a letto – riferisce Asole – va in cucina, prepara il caffelatte, torna nella stanza, toglie la sbarra, che è piegata. Poi si accorge di aver scordato il cucchiaino in cucina. Torna indietro, lo prende, va in camera e inizia a imboccare la signora. Smette di mangiare, poggia la tazza sul comò, al cui interno infatti c’è il latte per metà, torna in cucina per preparare i medicinali e in quel momento sente il tonfo. Corre e trova la signora con la testa quasi sul pavimento. Non ha chiamato i soccorsi, perché come ha detto la mia assistita, ha pensato a soccorrere la signora». Presente anche l’avvocato Emanuele Terzanelli, legale dei familiari di Maria Bigonzi insieme al collega Antonio Baldelli. «È stato un accertamento abbastanza lungo, molto approfondito – spiega -. È stato fatto tutto con la dovuta attenzione. Entrambi i figli non erano preparati a una tragedia di questo tipo. Non hanno ancora ben razionalizzato se potesse essere una caduta accidentale oppure un gesto ben più grave da parte della signora che accudiva la signora Bigonzi». Sarebbero emersi dei precedenti che riguardano Maria Betco, tra il 2005 e il 2006. «Sono precedenti inquietanti – commenta Terzanelli – sui quali non esprimo alcun giudizio. Probabilmente questi precedenti confluiranno nell’indagine dei magistrati. Nel passato recente ci sono state altre lesioni».




