Emilia Romagna

Museo dei bambini Pilastro, Comune e Pd: “Avanti con Futura”


Dopo l’occupazione del cantiere dove dovrebbe sorgere “Futura”, il Museo dei bambini al Pilastro, il Comune non arretra. Le transenne sono state definitivamente smontate, i lavori temporaneamente  sospesi e l’area del parco Mitilini Moneta Stefanini è ora presidiata dagli attivisti contrari all’opera. Ma da Palazzo d’Accursio arriva una linea netta: “Andremo avanti con il progetto con convinzione”.

A parlare è l’assessora alla Sicurezza Matilde Madrid, che condanna senza mezzi termini quanto accaduto nelle ultime ore. “È un progetto che stiamo costruendo insieme alla comunità e alle tante realtà che attivamente si stanno impegnando per fare di questo spazio una opportunità per il Pilastro e per tutta la città. Chi in queste ore sta con la forza impedendo di portare avanti questo percorso, compiendo atti illegali, non ha a cuore il Pilastro. E a quanto pare neanche il verde e l’ambiente”.

L’occupazione del cantiere e lo stop ai lavori

Nel tardo pomeriggio del 25 febbraio le recinzioni del cantiere del Museo dei bambini sono state in parte abbattute dai manifestanti, che hanno poi occupato l’area con tende e gazebo. Un attivista si è arrampicato su un albero, rimanendovi per circa dieci ore, mentre il presidio si è trasformato in permanenza notturna. Le imprese incaricate sono tornate nella mattinata del 26 febbraio per rimuovere le ultime barriere rimaste. I lavori sono fermi. 

Il comitato Mubasta, contrario al progetto, parla di “giornata importante”. “Eravamo qui dal mattino presto perché sapevamo che sarebbero arrivati a finire il lavoro con gli alberi – spiega la portavoce Laura Pasotti –. Hanno tagliato gli alberi lunedì e ieri dovevano sradicare quelli trapiantati. Siamo riusciti a salvarne uno, su cui una persona è salita ieri mattina ed è rimasta fino alle sei. Quelli che erano stati sradicati ma non ancora piantati li abbiamo ripiantati noi”.La ditta che si è occupata dei trapianti, però, è lapidaria: secondo un addetto, in base alle modalità con cui sono stati riposizionati, “moriranno a breve”.

Le accuse del Comune: “Danni ambientali e sversamenti”

L’assessora Madrid chiama in causa anche il tema ambientale, uno dei nodi centrali su cui i comitati insistono, come già avvenuto nel caso delle scuole Besta al parco Don Bosco. “L’impossibilità di recuperare gli otto alberi che erano stati espiantati ai fini della ripiantumazione, considerato come sono stati ricollocati nel terreno, con tutta probabilità comporterà la morte degli alberi stessi. Poi il sabotaggio e il danneggiamento dei mezzi della ditta ha comportato uno sversamento di oli nel terreno, inquinandolo, cosa che probabilmente richiederà una bonifica”.

“È il paradosso di chi sostiene di difendere l’ambiente e allo stesso tempo compie probabili reati ambientali e impedisce la ripiantumazione delle alberature – conclude Madrid –. Comportamenti così sono inaccettabili”.

Il Pd: “Modalità illegali e antidemocratiche”

Condanna netta anche dal Partito democratico. Il segretario provinciale Enrico Di Stasi parla di “modalità illegali, brutali, prevaricatrici e antidemocratiche”. “Il Museo non è un’operazione calata dall’alto, ma un progetto costruito assieme ai cittadini. È grave che una parte minoritaria si imponga come volontà comune e scelga di rifiutare ogni forma di confronto”.

Sulla stessa linea il deputato Andrea De Maria: “Non è accettabile che si pensi con azioni di forza di condizionare scelte e progetti messi in atto nel pieno rispetto delle normative e del ruolo delle istituzioni elettive”. Anche il segretario Pd del quartiere San Donato-San Vitale, Marco Bertuzzi, parla di “cantiere pubblico violato” e invita a riprendere un dialogo nel merito del progetto.

Il presidio permanente e la richiesta di incontro

Intanto il presidio degli attivisti prosegue all’interno dell’area che fino a ieri era delimitata dal cantiere. Alcuni hanno dormito in tenda, altri si sono ritrovati per la colazione e continuano le attività nel parco.

Il comitato Mubasta chiede un incontro urgente con l’amministrazione e con il sindaco Matteo Lepore. “Lo abbiamo chiesto tre settimane fa – riferisce Pasotti –. La risposta è arrivata lunedì mattina con cento poliziotti e otto camionette che hanno circondato il cantiere”. Un incontro con l’assessore Daniele Ara, previsto per domani, sarebbe nel frattempo saltato.

“Qui c’è bisogno di servizi e di ascoltare i cittadini, non di un edificio di tre piani che distrugge un parco”, sostiene il comitato, annunciando un nuovo presidio a Palazzo d’Accursio.

Il comitato ‘pro’ Muba: “Progetto positivo per il Pilastro”

A poche decine di metri dal presidio contrario, interviene il comitato Muvet, favorevole al Museo dei bambini. “Dopo i fatti di ieri temiamo che il progetto non venga realizzato”, afferma il portavoce Riccardo Pellegrino.

Secondo il comitato, Futura rappresenta un’opportunità per il quartiere. “Può risolvere problemi di connessione tra realtà associative, di degrado, spaccio e viabilità, portando qualità e attività”.

Sul tema del verde, respingono le accuse di consumo eccessivo di suolo. “Sono 748 metri di superficie coperta su un parco di 10.000 metri quadrati. Qui abbiamo 5.000 alberi piantati e una dotazione di verde pubblico superiore alla media cittadina”.

Contestano anche l’idea che il progetto sia stato imposto dall’alto. “Il percorso partecipativo è iniziato due anni fa. Gli incontri sono stati fatti, purtroppo poco partecipati, ma non si può dire che l’informazione non ci sia stata”.

Futura Bologna, scontro destinato a continuare

Il cantiere del Museo dei bambini al Pilastro resta per ora fermo, ma lo scontro politico e sociale è tutt’altro che chiuso. Da un lato l’Amministrazione rivendica la legittimità di un progetto pubblico definito “condiviso”. Dall’altro i comitati parlano di consumo di suolo e di mancanza di ascolto.

Tra occupazioni, accuse di danni ambientali, richieste di bonifica e appelli al dialogo, il destino di Futura – il Museo dei bambini voluto dal Comune – si gioca ora su un terreno che non è solo urbanistico, ma profondamente politico.


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