Marche

«Ti do fuoco finchè non morirai»

JESI Aggressioni, minacce, insulti e anche molestie sul posto di lavoro. Un compendio accusatorio, quello formulato dalla procura, che ha portato a processo una 43enne albanese per aver reso la vita impossibile a una sua coetanea, tra il 2022 e il 2023. Le vessazioni sarebbero scattate per motivi di gelosia. La vittima infatti aveva intrattenuto una relazione con l’ex compagno dell’imputata. Relazione che, però, al momento dei fatti era già terminata. Ieri mattina, il giudice Paola Moscaroli ha emesso la sentenza: otto mesi, pena sospesa. La 43enne, difesa dall’avvocato Antonella Devoli, dovrà versare 2mila euro di provvisionale alla persona offesa, parte civile con il legale Christian Palpacelli. Lesioni, molestie, minacce e diffamazione i reati contestati.

La ricostruzione

Come emerso in aula, tutto era nato sui social, dove la 43enne avrebbe iniziato a punzecchiare la vittima. «Sei una maledetta», «infame», «cervello bruciato» le parole finite nel mirino della procura e dei carabinieri, a cui si era rivolta la vittima che, all’epoca dei fatti, lavorava in un bar.

Il pressing

In un secondo momento, il pressing si sarebbe spostato vis a vis. La 43enne era accusato di aver aggredito la presunta rivale in amore in almeno due occasioni. In una – era il 18 agosto 2022 – era rimasta ferita anche la figlia minorenne della donna. Nell’altra – avvenuta il 10 luglio 2023 – la barista sarebbe stata presa per i capelli e graffiata in un fast food. Era finita al pronto soccorso con una prognosi di cinque giorni. Ci sarebbero poi state le minacce continue, anche sul posto di lavoro della vittima. Insulti detti anche davanti ai clienti o alla titolare del locale, creando inevitabilmente un certo imbarazzo. «È una drogata, la devi cacciare» sarebbe stato il ritornello dell’imputata, arrivata a scagliare un bicchiere contro la vittima che, alla fine, era stata costretta a cambiare lavoro per sfuggire alle angherie della rivale.

Le minacce

Sulle minacce contestate, ecco il tenore: «Ti darò fuoco», «ti farò passare le pene dell’inferno fino a che non morirai». La 43enne è stata anche denunciata per aver forato le gomme e dato fuoco all’auto della vittima. Il fascicolo è ancora in fase di indagine. Per il processo terminato ieri, l’albanese ha sempre respinto tutte le accuse. Una volta uscite le motivazioni, potrà comunque proporre appello contro la sentenza.




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