Trappola sul web da un milione di euro: “Ciao, sono una soldatessa Usa e mi sono innamorata di te”

«Sono una soldatessa americana, ora sono in ospedale perché sono rimasta ferita in battaglia. Ma voglio cambiare vita e trasferirmi in Italia: puoi aiutarmi?». L’approccio partiva da qui, con tanto di foto in tuta mimetica creata con l’intelligenza artificiale e inviata tramite Facebook o Instagram. Poi questo rapporto virtuale si trasformava in amicizia, con sempre più confidenza. E piano piano alimentava la speranza di dare vita a una storia d’amore.
Ma di vero non c’era nulla, a parte i soldi inviati da chi cascava nella rete dei “truffatori romantici”: dietro tutto questo c’era un’associazione a delinquere sparsa per mezza Europa, che ha raggirato centinaia di uomini e donne in tutta Italia, mettendo insieme un bottino di milioni di euro. Per ora la guardia di finanza di Cuneo è riuscita a bloccare 19 conti correnti e a risalire a 900mila euro collegati a 23 indagati, che hanno ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini. Due di loro erano già detenuti, per un altro è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ma non è ancora stato rintracciato.
Fra gli indagati ci sono quattro italiani mentre gli altri sono tutti di origine nigeriana, residenti fra tra Italia, Portogallo, Lituania, Irlanda del Nord e Belgio. Facevano tutti parte di un’organizzazione che, grazie a chatbot, intelligenza artificiale, foto rubate a persone reali, tentava approcci tramite social. Le vittime erano di ogni tipo: giovani e anziani, vedovi, single ma anche sposati e fidanzati, professionisti, piccoli imprenditori, dirigenti pubblici. E molti di loro cascavano nel tranello.
«I truffatori erano molto bravi e agguerriti nel farsi credere – spiegano il luogotenente Alessandro Gigante e il maggiore Ugo Fusco, che hanno coordinato l’indagine del Nucleo di polizia economico-finanziaria – Erano attori consumati, con modalità da manuale e grande capacità di infilarsi nelle “crepe” sentimentali e affettive delle loro vittime».
Puntavano soprattutto sull’empatia, partendo dal fatto di essere soldati americani feriti nei teatri di guerra. Come la Siria, per esempio. Mandavano foto, elencavano grado e altre informazioni «che non devi rivelare a nessuno, sono segreti militari». Poi guadagnavano sempre più fiducia e confidenza, fino a lasciare intendere di poter avere un futuro sentimentale insieme: «Ora sono ricoverata ma presto tornerò a casa – dicevano – Anzi, vorrei mollare l’esercito e trasferirmi in Italia con te. Solo che non ho soldi, qui non mi possono pagare perché siamo in guerra. Se tu mi aiuti, poi io ti restituisco tutto appena mi sbloccano stipendio e liquidazione».
Così riuscivano a farsi mandare 500-600 euro ma anche cifre vicino ai 30mila, proponendo per giunta facili guadagni attraverso investimenti in criptovalute e wallet digitali. Seguendo il principio “follow the money”, la guardia di finanza ha ricostruito i flussi di denaro e i movimenti degli indagati (anche pedinandoli fra una banca e l’altra). Così hanno trovato quei 900mila euro passati da diciannove conti correnti sequestrati e poi trasferiti all’estero, dove probabilmente sono stati accumulati milioni di euro. Per questo la “caccia ai soldi” è ancora in corso, anche se difficilmente si riuscirà a risalire alla destinazione finale, probabilmente fuori dall’Unione Europea.
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