Auroro Borealo – Adesso Canta Auroro Borealo
Classe 1984, all’anagrafe Francesco Brambilla ma per tutti Auroro Borealo, ritorna sulla scena con il suo nuovo disco “Adesso canta Auroro Borealo”. Maestro dell’assurdo e della satira, fa dello stile kitsch il suo territorio.
Al di là dell’ironia e della stravaganza, ha una spiccata capacità tecnica nella scrittura dei testi, esaltata e sostenuta da sonorità synth-pop anni ‘80, che nel corso degli anni sta affinando sempre più.

In questo nuovo lavoro, il solito sarcasmo pungente è stemperato con l’esaltazione di una “Brava ragazza”, in cui l’elogio si mescola con immagini forti: una donna capace di commuoversi “anche con i lacrimogeni” e di volare “come una farfalla ma sulla rappresaglia”. È umorismo quasi pirandelliano, quello dell’artista che punta la lente d’ingrandimento sulle distorsioni sociali, politiche e culturali del nostro secolo, o, come potrebbe meglio dire Auroro Borealo incalzando la satira, del nostro Ventennio.
Una delle tracce più graffianti del disco è certamente “Scenderò” con chiari e antitetici riferimenti a “Salirò”, brano di Daniele Silvestri, sia nella contrapposizione tra i due titoli, sia nei contenuti.
Se, nella sua canzone, Silvestri raccontava un’ascesa liberatoria, una via di fuga attraverso l’immaginazione, la versione di Francesco Brambilla, invece, opera intorno alle seccature dell’Italia di oggigiorno. Scendere vuol dire manifestare, scendere in piazza: “scenderò, si sta male già da un po’”, si trasforma così in un invito collettivo a rompere il silenzio di fronte alle ingiustizie e a mobilitarsi per la tutela dei diritti civili.
Oltre ai contenuti, fa discutere anche per la produzione. Per precisi motivi etici ha scelto di non pubblicare i suoi brani su Spotify, dunque potete assaporare il suo nuovo album su tutte le altre piattaforme digitali.
Questo disco rappresenta una fase più matura della sua carriera, dopo diversi dischi ironici e sperimentali, quali “Singoloni” (2017) e “Sappi che ti ho sempre voluto bene” (2018), volutamente grezzi e demenziali, passando attraverso “Aurora Boreale” (2023), meno ironico e più cantautorale. Nel corso degli anni, Auroro ha posto l’attenzione maggiormente su una scrittura più strutturata e concettuale, pur riuscendo ancora a conciliare l’aspetto nonsense e lo-fi , il volutamente “brutto” che caratterizza la sua satira.
Tra synth-pop e lucida stravaganza, Borealo trasforma l’assurdo in uno strumento politico e civile, dimostrando che si può ancora far riflettere il mondo anche restando fuori dal coro.
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