Cultura

Peaches – No Lube So Rude

Il personale è sempre stato politico per Merrill Beth Nisker che a più di dieci anni di distanza da “Rub” , a venti da “Impeach My Bush” mentre ne sono passati venticinque da “The Teaches Of Peaches” e una trentina dall’esordio “Fancypants In Hoodlum” torna a far musica con un album conciso (trenta minuti) altrettanto esplicito, trasgressivo.

Credit: Bandcamp

“No Lube So Rude” registrato a Berlino con il produttore The Squirt Deluxe vede Peaches alle prese con i mille tabù legati a menopausa, cibo, sesso che vengono sviscerati con il solito bruciante sarcasmo al ritmo tagliente di punk, pop, electroclash, elettronica, techno. Temi scottanti trattati senza remore fin dalle prime note della martellante “Hanging Titties” inseparabile dal coloratissimo video, che dimostra ancora una volta quanto la dimensione sonora e quella visiva vadano di pari passo nel mondo di Nisker.

Discorso simile per i video di “Fuck Your Face” diretto da Matt Lambert e “No Lube So Rude” firmato da Erika Lust in cui vediamo Peaches interpretare un buon numero di personaggi diversi all’insegna della totale libertà creativa che nel suo caso significa provocare con giochi di parole senza compromessi, sintetizzatori anni ottanta come quelli di “Whatcha Gonna Do About It” e il minimalismo tribale di “Panna Cotta Delight”.

Peaches, irriverente, anticonformista, resta paladina dei diritti queer e trans, diverte e convince con melodie acide e liberatorie tra rivendicazioni (“Fuck How You Wanna Fuck”, “Not In Your Mouth Not In Your Business”) e un sound ricco di sfumature come dimostrano la vulnerabile “Take It” e l’aggressività di  “Grip” e “You’re Alright”, con un finale non lineare tra  pop e dance affidato a “Be Love” omaggio a quei brani anni ottanta che Merrill Beth Nisker ancora ama cantare al karaoke.


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