Cultura

ALBUM: Whitelands – Sunlight Echoes

Avevano tanto da dimostrare questi ragazzi londinesi. Il loro primo album mi era piaciuto, ma mi sembrava decisamente scolastico, sentivo che potevano dare qualcosa in più e ci sono riusciuti, perché questo “Sunlight Echoes” si dimostra un passo avanti per i Whitelands, a tal punto che ora se li etichetti semplicemente come shoegaze, beh, mi sa che si arrabbiano pure. Questo perché il disco è ricco, rigoglioso e invitante nelle sue variegate suggestioni, con una band pronta ad osare, senza farsi rinchiudere da generi o stereotipi

La doppietta iniziale è esplicativa: “Heat Of Summer” fa partire il disco con il piede giustissimo, tra riverberi e onde sonore travolgenti e ipermelodiche, una canzone che incalza e si fa subito amare e la stessa cosa, le stesse sensazioni sublimi le percepiamo all’arrivo di “Songbird”, evocativa, magnifica ed esaltante. C’è proprio lo spirito giusto, c’è la giusta fisicità, l’attenzione melodica altissima, un minutaggio che potenzia al massimo la forma canzone e le chitarre riverberate disegnano trame magiche, senza che la parola shoegaze debba essere evocata a tutti i costi.

Paradossalmente verrebbe quasi da dire che la band parte anche troppo bene, perché poi mantenere simili livelli non credo sarebbe stato facile per nessuno. La qualità quindi resta alta, ma, mi pare, non si riesca più a toccare simili vette, realmente incredibili, sebbene le canzoni adorabili e citabili siano ancora tante. Pensiamo a quel mondo pastorale incastonato in un dipinto dream-pop che è “Sparklebaby”, con Emma Anderson ex Lush. Un lavoro sulle voci meraviglioso che rende il brano preziosissimo. Poi ecco la scuola Ride di “Blankspace”, forse il primo vero approccio shoegaze del disco che fa il pari con l’oscura e tormentata “Dark Horse”, che si accende e spegne di bagliori sonici avvolgenti. “Golden Daze”, che chiude il lavoro, è cascata scintillante di gocce sonore distillate e riverberate che, ancora una volta, ci portano che ci portano ad usare la parola shoegaze, mentre si arriva a un ritornello evocativo ed epico in cui voci e suoni ci fanno volare altissimi.

Sì, sono cresciuti i Whilands, sono più ambiziosi, più accattivanti e, sopratutto, sono consapevoli della loro bravura: una band ormai pronta a fare il grande salto.

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Whitelands: Bandcamp


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