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Crans-Montana, ora verifiche sul patrimonio dei Moretti: “Hanno comprato 5 immobili in 2 anni”

È trascorso un mese e mezzo dalla tragedia di Crans-Montana, dall’incendio di Capodanno nel locale Le Constellation che è costato la vita a 41 ragazzi e il ferimento grave di altri 150. I due principali sospettati, i titolari del bar, sono indagati a piede libero e uno di loro, Jacques Moretti, è libero su cauzione: l’ipotesi di reato è di omicidio doloso. Ed è proprio la cauzione al centro di una richiesta circostanziata dei genitori delle vittime, secondo i quali i 200mila euro fissati dal giudice risultano troppo bassi per il reale patrimonio dei coniugi Moretti, che in Svizzera risultano quasi nullatenenti. Per questo motivo hanno chiesto una rogatoria in Francia per verificare quali siano i reali conti, sospettando che possano essere ben più sostanziosi.

In un recente interrogatorio, Jacques Moretti ha dichiarato che la sua famiglia vive con redditi di 10 mila franchi frutto delle attività commerciali ma il dichiarato sarebbe inferiore al reale. Non comprenderebbe, infatti, una pensione di 7 mila euro l’anno percepita da Jacques Moretti e un’altra indennità complementare di 31 mila euro. Jessica Moretti, per altro, in Francia ha dichiarato redditi superiori. Tra il 2021 e il 2023 stando a quanto emerso da un’istanza presentata alla procura di Sion da uno degli avvocati delle vittime e visionata dal Corriere della sera, i Moretti avrebbero acquistato 5 immobili, inclusa una casa a Cannes pagato 430 mila euro, tre locali tra cui Le Constellation e un appartamento sovrastante e la casa di famiglia a Lens per un totale di svariati milioni di euro. Ogni proprietà è gravata da mutui e ipoteche.

Di contro, gli avvocati dei Moretti hanno avanzato una contestazione per l’incontro del 12 gennaio tra la procuratrice cantonale Beatrice Pilloud che sta conducendo le indagini e l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ora richiamato a Roma. Chiedono che il contenuto di quel colloquio sia trascritto e depositato. All’uscita di quel colloquio, Cornado disse che le indagini sarebbero proseguite “sull’amministrazione comunale e proseguirà a tutto campo senza guardare in faccia a nessuno” mentre Pilloud ha dichiarato che in quell’occasione parlarono del sistema giudiziario svizzero senza entrare nel merito dell’indagine.

Per il momento cresce la rabbia delle famiglie delle vittime e dei feriti nel sapere che i due principali sospettati della morte di 41 persone non sono in carcere e che al momento rischiano una condanna massima a 3 anni di reclusione.


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