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>ANSA-FOCUS/ Starmer invia la portaerei Prince of Wales nel Nord Atlantico – Altre news

(di Mattia Bernardo Bagnoli)
Dalle parole ai fatti, l’Europa
mostra i muscoli. A Monaco – dove il tema centrale della
Conferenza sulla sicurezza è lo stato di salute della relazione
transatlantica – il premier britannico Keir Starmer, che milita
fermamente nel campo di chi vuole preservare la centralità
dell’alleanza con gli Usa, ha annunciato che invierà in missione
nel Nord Atlantico e nell’Alto Nord (nome in codice per
l’Artico) la portaerei Prince of Wales, con il suo gruppo
d’attacco. Ovvero il gioiello della Royal Navy. Segnale
tangibile di ciò che si va predicando in Europa da mesi: il
Vecchio Mondo è disposto a prendersi le sue responsabilità
quando si tratta di cambiare passo sulla difesa.

   
Starmer non è solo. Anche la Francia fa sapere che invierà,
nel 2026, la sua portaerei a pattugliare l’Atlantico (l’unica a
propulsione nucleare oltre a quelle americane) nel quadro
dell’operazione Nato Sentinella Artica. Londra e Parigi,
insomma, continuano a muoversi in coppia, rafforzando la loro
intesa strategica, cuore pulsante della nuova Nato (ribattezzata
dal sottosegretario Usa Colby, in occasione della ministeriale
alleata di giovedì, la Nato 3.0). Che può essere sintetizzata
così: aiutati che l’America ti aiuta. Il premier britannico ha
dunque tracciato la rotta. Invece “di fingere” di poter
semplicemente sostituire “tutte le capacità degli Stati Uniti”,
gli alleati europei dovrebbero concentrarsi sulla
“diversificazione e sulla riduzione di alcune dipendenze”,
investendo le risorse per arrivare finalmente ad una
“interdipendenza” tra le due sponde dell’Atlantico, garantendo
così una “maggiore autonomia europea”. Essenzialmente, è il
pilastro europeo della Nato proposto ormai da tempo dalla
Francia e, a parole, sostenuto dalla stragrande maggioranza
degli alleati (attenzione: neppure Parigi si spinge a immaginare
una filiera di comando-controllo interamente europea).

   
Ma resta un tricheco nella stanza. Le mire di Donald Trump
sulla Groenlandia. Perché va da sé che Sentinella Artica nasce
(anche) dall’esigenza di placare la fame del tycoon. La premier
danese Mette Frederiksen è stata molto chiara: la saga “non è
ancora finita”, il desiderio di Trump “resta lo stesso” e i
negoziati in corso servono proprio a disinnescare la dinamite.

   
Dunque chiede che “la Nato sia presente in modo permanente in
Groenlandia e intorno alla Groenlandia”. In pratica, una polizza
assicurativa per tutti, Danimarca in primis.

   
Starmer ha inoltre annunciato un rafforzamento della
cooperazione nucleare con la Francia. “Per decenni il Regno
Unito è stata l’unica potenza nucleare in Europa ad impegnarsi a
proteggere tutti i membri della Nato con la sua forza
deterrente: ora qualsiasi avversario deve sapere che, in caso di
crisi, si troverebbe di fronte alla nostra forza combinata”.

   
Parigi infatti non partecipa al Nuclear Planning Group della
Nato ed essenzialmente ha mantenuto la piena sovranità della sua
bomba atomica, al contrario della Gran Bretagna, che si appoggia
largamente alla tecnologia americana. La nuova entente
franco-britannica fa il paio con l’attivismo del cancelliere
Merz, disposto a infrangere il tabù nucleare tedesco: lui
stesso, sempre a Monaco, ha ammesso di aver avviato una
conversazione strategica con Emmanuel Macron sulla possibilità
di godere dell’ombrello nucleare francese.

   
La questione, si capisce, è molto delicata. Il segretario
generale della Nato, Mark Rutte, si è subito attivato per
mettere i punti sulle ‘i’ in virtù del suo ruolo di custode
dell’Alleanza. “Penso che ogni discussione volta a garantire che
la deterrenza nucleare collettiva sia ancora più forte sia
positiva ma nessuno in Europa sta sostenendo che ciò debba
sostituire la protezione degli Stati Uniti”, ha chiarito. È un
suo cavallo di battaglia.

   

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