Se confermata è una incredibile scoperta in Umbria: il possibile volto del Dio degli Etruschi

di Maurizio Troccoli
Una delle campagne di scavo più lunghe e dibattute dell’archeologia italiana potrebbe aver prodotto un risultato di grande rilievo: nello scavo etrusco di Campo della Fiera, a Orvieto (Terni), dove da oltre vent’anni si indaga il probabile santuario federale etrusco noto come Fanum Voltumnae, è emerso il frammento scultoreo di una testa in terracotta di grandi dimensioni, attribuita con prudenza dagli archeologi alla raffigurazione di Voltumna, la divinità principale del pantheon etrusco.
L’annuncio della scoperta è stato dato dall’etruscologa Simonetta Stopponi, docente di Etruscologia e Antichità italiche presso l’università di Perugia e direttrice delle ricerche sul sito a partire dagli anni Duemila. Secondo quanto riferito dai responsabili scientifici, la testa è stata rinvenuta all’interno del recinto sacro, accanto ai resti di un grande tempio (di dimensioni stimate intorno ai 12 x 18 metri) e a un tratto della via sacra che portava all’edificio rituale. La scultura, finemente modellata e in origine probabilmente policroma, si ritiene rappresenti un volto maschile di grandezza naturale, verosimilmente associabile alla figura del dio che, secondo le fonti antiche, dominava il culto nel santuario.
La notizia della “testa del dio” è stata ripresa da alcune agenzie e siti specialistici, ma va letta con cautela perché nel corso delle stesse campagne di scavo non è stato presentato alcun elemento epigrafico diretto che ne confermi l’identità come quella di Voltumna. In passato, infatti, l’area di Campo della Fiera ha restituito già nel 2014 una testa policroma in terracotta di divinità maschile, considerata al tempo importante indizio del carattere sacro del sito ma non ancora definita con certezza come rappresentazione del dio federale.
Il contesto in cui il reperto è stato rinvenuto è comunque straordinario dal punto di vista archeologico. Gli scavi condotti da anni nell’area pianeggiante ai piedi della rupe di Orvieto hanno riportato alla luce strade pavimentate, pozzi, sistemi di canalizzazione, fontane, templi e strutture sacre che attestano un uso continuativo del luogo dal VI secolo a.C. fino all’età medievale. Proprio questi elementi hanno indotto molti studiosi a ritenere che Campo della Fiera corrisponda al descritto Fanum Voltumnae, il santuario centrale della lega delle dodici città etrusche citato da storici antichi come Tito Livio come sede di cerimonie religiose, mercati, fiere e assemblee collettive.
Fonti storiche testimoniano che il Fanum Voltumnae non fu solo un luogo di culto, ma anche un centro di incontro per decisioni politiche e celebrazioni comuni alle comunità etrusche, una sorta di “capolinea sacro” della civiltà etrusca. Nonostante ciò, la sua identificazione precisa sul territorio italiano è stata a lungo dibattuta, con varie ipotesi avanzate nei secoli e solo di recente l’area di Orvieto è emersa come la candidata più solida grazie alle testimonianze materiali.
Nel bilancio scientifico complessivo, la presunta testa di Voltumna costituisce un elemento di grande suggestione ma va inserita in un quadro ancora in corso di definizione. L’interpretazione del reperto – come di qualunque manufatto isolato – deve essere confermata da ulteriori analisi: non esiste al momento un’iscrizione che identifichi inequivocabilmente il volto rappresentato, e la definizione attribuita dai ricercatori resta per ora una ipotesi plausibile ma non definitivamente provata.
In questo senso, la scoperta è importante perché si somma a decenni di evidenze che fanno di Campo della Fiera uno dei siti etruschi più significativi d’Italia, non solo per la sua estensione ma per la qualità dei materiali e delle strutture messe in luce.
Nei prossimi mesi, in vista delle pubblicazioni scientifiche ufficiali, gli archeologi coinvolti forniranno ulteriori dettagli e contestualizzazioni, fondamentali per stabilire con sicurezza la natura e la funzione di questo ritrovamento nel quadro della religione e della società etrusca.
La scoperta, seppur da confermare pienamente, rappresenta un momento di grande interesse per la conoscenza di una civiltà antica che, pur avendo lasciato poche testimonianze scritte, continua a rivelare aspetti della sua complessa spiritualità e organizzazione.
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