“Ha usato il veleno di una rana”: così la Russia ha ucciso Navalny
Alexei Navalny, ex leader dell’opposizione russa, sarebbe stato ucciso con un veleno derivato da una rana freccia, noto come epibatidina, mentre era detenuto in un carcere siberiano a nord del Circolo Polare Artico. Navalny aveva 47 anni quando è morto improvvisamente nel febbraio 2024. Secondo il governo russo la causa sarebbe stata una combinazione di malattie, tra cui un’aritmia cardiaca aggravata dall’ipertensione, ma le analisi condotte sui campioni prelevati dal suo corpo avrebbero adesso rivelato tracce del veleno letale, confermando così le accuse dei suoi alleati contro il Cremlino. La moglie, Yulia Navalnaya, aveva già denunciato la morte del marito due anni fa durante la Conferenza di Monaco sulla sicurezza, richiamando l’attenzione internazionale sulla vicenda.
Le ultime rilevazioni sulla morte di Navalny
L’epibatidina è un veleno naturale delle rane freccia sudamericane, inesistente in Russia e non producibile da rane in cattività, rendendo quindi impossibile una spiegazione lineare per la sua presenza sul corpo di Navalny.
Secondo quanto riportato dalla Bbc il Regno Unito, insieme a Svezia, Francia, Paesi Bassi e Germania, ha denunciato il caso all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, accusando Mosca di aver violato la Convenzione sulle armi chimiche. La conferma della presenza del particolare veleno è emersa in seguito all’analisi di campioni di materiale trovati sul corpo dello stesso Navalny.
La segretaria agli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha dichiarato che “solo il governo russo aveva i mezzi, il motivo e l’opportunità” per utilizzare un veleno così potente contro Navalny durante la sua detenzione. “Utilizzando questa forma di veleno, lo Stato russo ha dimostrato gli strumenti spregevoli di cui dispone e la paura schiacciante che ha dell’opposizione politica”, ha aggiunto Cooper.
I precedenti
La morte di Navalnty si inserisce, tra l’altro, in una serie di episodi che hanno evidenziato l’uso di veleni da parte del Cremlino contro oppositori e dissidenti. Nel 2006, Alexander Litvinenko morì a Londra avvelenato con polonio radioattivo; nel 2018, l’ex spia Sergei Skripal e sua figlia furono attaccati con il nervino Novichok a Salisbury; e nel 2020 Navalny stesso era già sopravvissuto a un avvelenamento ancora con Novichok.
L’uso dell’epibatidina conferma una strategia di repressione silenziosa e calcolata, capace di eliminare le figure scomode senza lasciare evidenze immediate.
Le autorità occidentali sottolineano che la vicenda dimostra la determinazione dello Stato russo a silenziare chiunque rappresenti una minaccia politica, consolidando la reputazione internazionale della Russia come paese che ricorre a strumenti letali per mantenere il controllo.
Secondo i resoconti russi, invece, il 47enne Navalny avrebbe fatto una breve passeggiata mentre si trovava in una colonia penale siberiana, avrebbe detto di non sentirsi bene, e poi sarebbe crollato senza più riprendere conoscenza.
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