Bancarotta, confermati 3 capi di accusa per Mario Occhiuto
Crack Ofin, la Cassazione conferma la responsabilità di Mario Occhiuto, ex sindaco di Cosenza e senatore di Forza Italia, per bancarotta. Tremano il seggio in Senato e le future candidature per la legge Severino
COSENZA – La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto dal senatore di Forza Italia ed ex sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, condannato in appello a tre anni e sei mesi – oltre alla pena accessoria del divieto di esercizio di impresa per tre anni e dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni – nell’ambito del processo per bancarotta fraudolenta relativo alla società “Ofin”.
BANCAROTTA, IL CASO DEL CRACK DELLA SOCIETÀ OFIN
La Suprema Corte ha respinto il ricorso per quattro capi d’accusa, annullando la sentenza limitatamente al capo 5 – quello relativo al mancato versamento delle imposte – e rinviando per quest’ultimo a un nuovo giudizio dinanzi a un’altra Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. Occhiuto è imputato per il crac della “Ofin”, la società di partecipazione finanziaria di cui fu amministratore dal 1996 al 2011 e dichiarata fallita nel 2014.
LA POSIZIONE DI MARIO OCCHIUTO
Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, rappresentata dal pm Maria Luigia D’Andrea, Occhiuto avrebbe “distratto” dalle casse della società la somma complessiva di circa tre milioni di euro corrispondenti ad operazioni destinate a fini personali.
Inoltre, Occhiuto avrebbe, in concorso con la sorella Annunziata – già condannata in primo e secondo grado, in abbreviato, a un anno e quattro mesi – la somma di ulteriori 117mila euro, sempre a fini personali.
LA DIFESA DEL PARLAMENTARE
Il parlamentare azzurro, difeso dall’avvocato Nicola Carratelli, ha sempre negato di aver distratto o utilizzato le somme per fini personali. Dichiarando di averle «investite in attività imprenditoriali».
Ai giudici del Tribunale di Cosenza aveva spiegato, inoltre, come la “Ofin srl” facesse da “cassaforte” per altre società, tra cui “Feel” e “Zenobia”, da lui stesso finanziate; nel 2010 il Ministero avrebbe bloccato le erogazioni di capitale nei confronti della “Ofin”, una sospensione che, a suo dire, avrebbe «mandato in difficoltà» le attività ad essa collegate.
BANCAROTTA, LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA
All’indomani della sua elezione a sindaco, nel 2011, la sorella fu nominata amministratrice ma nel 2014 la società fu dichiarata fallita e la gestione contabile fu affidata a un ragioniere che, però, secondo quanto dichiarato da Occhiuto, non lo avrebbe «mai informato dei prelievi di somme dal conto della società». La parte civile, relativa alla curatela fallimentare, era rappresentata dall’avvocato Valerio Vetere del Foro di Cosenza.
LE POSSIBILI CONSEGUENZE POLITICHE
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Occhiuto potrebbe avere dei riflessi anche sul piano politico, in particolare per quel che riguarda l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici.
Una volta definitiva, la condanna potrebbe far scattare la legge Severino, comportando la decadenza dalla carica di senatore, anche se difficilmente la pronuncia della Corte d’Appello potrà arrivare prima della scadenza della legislatura.
Tuttavia, la pena accessoria di cinque anni comporta l’incandidabilità per il medesimo periodo, incidendo direttamente sulla possibilità di ripresentarsi alle prossime competizioni elettorali.
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