Ecco perché per la semplificazione in Europa serve anche il contributo degli Stati
L’urgenza è evidente. Oggi obblighi normativi eccessivi che spesso si sovrappongono aumentano i costi, scoraggiano gli investimenti e sottraggono risorse all’innovazione – problema particolarmente acuto per le imprese più piccole, che già dispongono di risorse limitate. L’effetto cumulato imbriglia la produttività e la crescita complessive.
Per converso la semplificazione instaura condizioni propizie al dinamismo. Non è un proclama ideologico, è una constatazione pratica. In una recente relazione l’Ocse evidenzia il problema di fondo: nell’UE il 3,9% dei lavoratori dipendenti è addetto a funzioni di controllo della conformità, a fronte dell’appena l’1,7% che svolge attività di ricerca. All’Europa serve che molte più persone lavorino nei laboratori e molte meno siano bloccate sulla compilazione di moduli.
I cambiamenti devono produrre effetti concreti, non essere meramente cosmetici. Devono introdurre una differenza tangibile nel funzionamento quotidiano delle imprese e nella vita dei cittadini. Per questo la Commissione interagisce sistematicamente con gli operatori dei vari settori tramite i “dialoghi in materia di attuazione” e le “verifiche fattuali”, che le permettono d’individuare quel che funziona e quel che invece dev’essere migliorato. Nel solo 2025 ha tenuto oltre 50 dialoghi in materia di attuazione, confrontandosi direttamente con oltre 1 000 portatori di interessi di varia provenienza: imprese, associazioni, amministrazioni nazionali, Ong.
Quando le imprese trarranno beneficio dalla situazione, altrettanto accadrà all’economia europea. Anche i cambiamenti piccoli possono produrre rapidamente un effetto moltiplicatore: se replicati per centinaia di migliaia di piccole imprese in tutta Europa, il risparmio complessivo in termini di tempo e costo si fa rapidamente consistente. Applicati sistematicamente, questi benefici possono cumularsi migliorando la posizione concorrenziale complessiva dell’Europa. Il loro effetto si vedrà anche sul mercato del lavoro, perché creeranno occupazione per i cittadini europei.
La grande iniziativa di semplificazione sulla due diligence e gli obblighi di comunicazione delle imprese ai fini della sostenibilità diventerà presto legge. Esenterà oltre l’80% delle imprese da obblighi di comunicazione complessi o eccessivi, tutelando le imprese più piccole e riorientando gli obblighi di dovere di diligenza verso le sedi in cui realmente servono. È un chiaro esempio del modo in cui norme intelligenti possono permettere di conseguire gli obiettivi ricercati e nello stesso tempo alleviare considerevolmente gli oneri delle imprese.
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