Società

Ogni giorno un sole nuovo: la storia di Chris McCandless

Chris McCandless davanti al Bus 142.

Chris McCandless davanti al Bus 142.

La sua storia è diventata famosa in seguito alla pubblicazione del libro Nelle terre estreme di Jon Krakauer nel 1996, su cui è basato il film Into The Wild-Nelle terre selvagge del 2007, diretto da Sean Penn, con Emile Hirsch, che interpreta magistralmente il ruolo di Chris, e Kristen Stewart. Nel 2020, il Bus 142 è stato rimosso da un elicottero per evitare ulteriori missioni di salvataggio pericolose, e si trova presso la University of Alaska Museum of the North, a Fairbanks. La direttrice Aelin Allegood, che se ne occupa insieme ad Angela Linn, ci ha spiegato che il progetto non è finanziato dallo stato dell’Alaska ma da donazioni private, arrivate finora da 45 stati americani e 32 nazioni, inclusa l’Italia, che hanno permesso di riparare i danni e stabilizzare la struttura del Bus, preservando anche i graffiti sulle pareti e il soffitto. Sperano di continuare a riceverne, per completare l’installazione dove verrà esposto al pubblico all’aperto, in una zona della foresta boreale sul retro del Museo. I visitatori potranno camminare nel Bus e vedere la stufa a legna, i piatti, le posate e tutti gli altri oggetti rinvenuti nel Bus al momento del suo recupero, oltre alla macchina fotografica e la cintura di Chris, che al momento sono in mostra insieme alla versione digitale di tutte le foto scattate da lui. La famosa sedia su cui Chris è seduto nelle foto ritrovate dopo la morte, sarà esposta all’interno del Museo, mentre nell’area esterna verranno utilizzate delle repliche. Per ulteriori informazioni e inviare donazioni: www.uaf.edu/museum/collections/ethno/projects/bus_142/

Il 12 febbraio di quest’anno, Chris avrebbe compiuto 58 anni. La sorella minore Carine McCandless, che ha scritto il libro Into The Wild Truth (2015, Corbaccio), si commuove sempre leggendo i messaggi che continuano ad arrivarle da tutto il mondo, a trentaquattro anni dalla morte del fratello. «È un onore per me poter rappresentare Chris. Lo conoscevo meglio di chiunque altro e faccio del mio meglio per parlare a suo nome. Non è mai stato dimenticato. È incredibile». La storia di Chris ha ispirato tre generazioni: migliaia di persone che hanno visitato il Bus 142, nonostante i pericoli del percorso. Due donne sono morte e le autorità in Alaska sono dovute intervenire decine di volte, per soccorrere feriti. Ultimamente, in tanti stanno riscoprendo la sua storia. Escursionisti ed esploratori in tutto il mondo, Italia inclusa, si sono messi in viaggio in autobus simili al Magic Bus, avventurandosi nell’estremo Nord, documentando le loro imprese sui social. Scelgono di prendersi una pausa dalle aspettative di una società al collasso, dove è impossibile staccare la spina, per riscoprire il senso della vita. Spesso ci sono storie drammatiche dietro scelte tanto drastiche, radicate in dinamiche familiari dolorose, nascoste dietro le apparenze di una vita perfetta, come quella di Chris e dei suoi fratelli. Walt McCandless, il padre di Chris e Carine deceduto nel 2019, ha vissuto due vite parallele: stava con la sua prima moglie Marcia, da cui ha avuto sei figli, mantenendo contemporaneamente una relazione con la loro madre, Billie. Carine racconta di un padre che beveva e picchiava Billie furiosamente, usava una cintura per colpire il fratello, e picchiava anche lei. Nonostante questa versione dei fatti sia stata sempre confermata anche dagli altri fratelli, i due genitori hanno sempre negato. «Siamo cresciuti in una famiglia disfunzionale, subendo abusi fisici e mentali. Non dovevamo preoccuparci di nulla dal punto di vista materiale e abbiamo vissuto anche momenti felici. Ma era una messinscena, frutto di manipolazione costante. Chris era carismatico, intelligente, divertente, e aveva tanti amici. Allo stesso tempo, è sempre stato molto sensibile, più maturo e serio della sua età. Mi ha sempre protetta, mi portava fuori casa per sfuggire alle crisi di rabbia di mio padre. I miei hanno raccontato così tante bugie, fino a crederci. Menzogne calcolate e pianificate fin dall’inizio. Chris mi scrisse in una lettera che se fosse rimasto, sarebbe impazzito. Non sopportava più che i miei continuassero a negare la realtà, e non voleva diventare come loro. Non hanno mai voluto assumersi responsabilità per la sua partenza. Non posso criticarli per i loro errori senza riconoscere i miei. La differenza è che non ho mai voluto fare del male a nessuno consapevolmente. Ho scelto di non essere complice. Mia madre era una vittima, ma ha finito col crogiolarsi in quel ruolo. Ho parlato con gente che l’ha conosciuta sin da bambina, e confermato che aveva sempre mostrato quel tipo di personalità. Da madre, ho capito che avrei fatto soffrire le mie figlie se avessi accettato di partecipare alla loro messinscena, e che non potevo lasciarle da sole con i miei».


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