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Van Morrison – Somebody Tried To Sell Me A Bridge: Van The Man torna alle origini :: Le Recensioni di OndaRock

Il guizzo creativo dell’ultimo album di Van Morrison, “Remembering Now” (2025), a molti sarà sembrato un riuscito colpo di coda di un artista che negli ultimi due decenni si è contraddistinto per la tenacia e la coerenza, più che per l’incisività dei suoi pur dignitosi progetti discografici. La pubblicazione di “Somebody Tried To Sell Me A Bridge” giunge inaspettatamente a breve distanza, confermando uno stato di grazia e una consapevolezza che meritano ancora una volta un giusto plauso.

Van The Man è tornato alle origini con la maturità di un ottantenne e l’energia di un ventenne. Ben ottanta minuti di viscerale dedizione per un genere, il blues, che è stato sempre al centro delle tante escursioni musicali che da “Astral Weeks” in poi hanno contrassegnato la storia del musicista nordirlandese. La presenza di tre maestri blues come Elvin Bishop, Taj Mahal e Buddy Guy conferma la volontà di Van Morrison di mettere al centro di queste venti canzoni la passione condivisa per la musica, senza inutili virtuosismi e con sonorità che rinunciano agli abbellimenti della tecnologia.

“Somebody Tried To Sell Me A Bridge” scivola come un immaginario documentario sulle glorie del blues con un’approfondita e sapiente rilettura di molti classici, appena distratti da alcuni inediti funzionali alla messa in scena del progetto. Alla maniera dell’indimenticabile “Buena Vista Social Club”, il nuovo album di Van Morrison mette in campo un nugolo di “vecchietti” (Elvin Bishop e Taj Mahal 83 anni, Van Morrison 81 e Buddy Guy 89) che non solo si diletta con il primo indimenticabile amore, ma lo reinventa e lo adatta a una visione concettualmente on the road, alternando vibranti honky tonky blues (“When It’s Love Time” e “Play The Honky Tonks”) a superbe interpretazioni di classici, come una splendida “Madame Butterfly Blues” e il superclassico di Muddy Waters “I’m Ready”. Il tasso emotivo e la qualità delle performance evitano qualsiasi deriva puramente retrò.

Non poche sono le variazioni sul tema di alcuni classici. Van Morrison si cimenta con il sax nell’incalzante “Kidney Stew Blues”, ribalta la prospettiva della vivace “Ain’t That A Shame” di Fats Domino trascinandone la melodia nelle braccia del gospel-blues e trasforma “Rock Me Baby” di B.B. King nel perfetto terreno per le sue ancora notevoli qualità interpretative e vocali, giusto qualche tono in meno del ventitreenne di “Astral Weeks”.
Che inediti come l’ottima “Montecarlo Blues”, con un esemplare Van all’armonica, e la title track, un acido gospel rock-blues, reggano senza problemi il confronto con i classici rivisitati è ulteriore fonte di piacere e meraviglia. Anche quando l’autore azzarda un fluido ritmo latino in “Social Climbing Scene”, tutto è in perfetto equilibrio.  

David Hayes (basso), Larry Vann e Bobby Ruggiero (batteria), Anthony Paule (chitarra elettrica), Mitch Woods (pianoforte), John Allair (organo Hammond e B3) completano la squadra di questo nuovo album di Van Morrison, un artista che ha superato brillantemente la quarta età e che non sembra aver intenzione di battere in ritirata.

13/02/2026




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