I cento anni di Susanna Egri, l’omaggio della Rai alla danzatrice e coreografa

Tanti auguri di cuore a Susanna Egri, danzatrice, coreografa e docente, che il 18 febbraio compierà 100 anni in sfavillante salute. In suo onore, da circa un anno, si stanno preparando numerose celebrazioni. La prima, commissionata dall’Accademia d’Ungheria a Roma, è stata l’intenso docu-film “L’attimo fuggente”, girato a luglio in casa Egri, alla Crocetta, dal regista Gabot Zsigmond Papp (e proiettato nell’affollatissimo Cinema Romano dal patron-giornalista Bruno Ventavoli, traduttore della lingua ungherese). La seconda celebrazione è un documentario made in Rai, tributo filmico ideato a Roma, negli uffici Rai Contenuti Digitali e Rai Teche, in collaborazione con il Centro di Produzione Tv di Torino. Girato attingendo ai tele-balletti della nascente tivù sperimentale, è un lavoro prezioso, firmato dalla regista Maria Baratta. Con il titolo “Susanna Egri, una vita sulle punte”, il filmato sarà disponibile in esclusiva su Rai Play da martedì 17 febbraio, vigilia del compleanno, che verrà festeggiato al teatro Il Maggiore di Verbania (con il pubblico plaudente in abito da sera, ripreso dalla troupe itinerante della Film Commission, diretta fin dall’estate dal regista Giorgio Ferrari).
Nata a Budapest ma cresciuta in Italia, Susanna Egri racconta: “Sono arrivata in Italia ancora in fasce, ci spostavamo secondo gli ingaggi di mio padre, Erno Egri Erbstein, calciatore e allenatore. Prima a Nocera Inferiore, dove abbiamo vissuto il terremoto, poi a Cagliari dove ci siamo fermati cinque anni, poi a Lucca dove ho frequentato con gioia le scuole per sei anni, fino all’arrivo delle leggi anti-ebraiche. Mia sorella, nostra madre e io eravamo cattoliche ma ovviamente non c’è stato nulla da fare”. Il padre ha deciso di accettare l’ingaggio sotto la Mole, dov’è diventato il mister del leggendario Grande Torino. Fino alla tragedia di Superga. “Sono stata io a identificare la valigia che avevo prestato a mio padre. Dentro c’ era la bambolina portoghese per la mia collezione. Ora è un po’ sgualcita perché ha più di settant’anni ma continua ad essere il mio porta-fortuna”.
In quegli anni terribili “per fortuna era nata la Rai e il direttore,Sergio Pugliese, mi aveva invitato a comporre un balletto che aveva il duplice scopo di esercitare i cameramen a seguire con la telecamera i corpi in movimento e, contemporaneamente, a incuriosire il pubblico che si fermava sotto i portici di via Roma per guardarmi, nell’apparecchio televisivo esposto nella vetrina della Stampa”. Egri creò “Le Foyer de la danse”, poi alcune coreografie jazzate, e “Jeux”, ispirato a quello di Nijinskij per i Ballets Russes di Diaghilev (che però non aveva avuto successo e non era stato ripreso). Ebbe poi una rubrica all’interno di “Orizzonte”, uno dei primi settimanali televisivi, una prova di rotocalco curata da personalità come Furio Colombo, Umberto Eco e Gianni Vattimo. Lì presentava “Carnet di Ballo” spiegando i passi di danza agli spettatori. “Praticamente cominciavo a essere una docente. Nel ’63, la Rai mi commissionò tre balletti. Feci ricorso ai libretti di “Turandot”, “Vita di Bohème” e “Cavalleria rusticana” attualizzando però vicenda e personaggi. Con “Cavalleria” vinsi il prestigioso Prix Italia”, racconta Egri.
Il 18 febbraio, dunque, Susanna Egri entrerà nel novero degli oltre 23.548 centenari italiani (il calcolo è dell’Istat e si ferma al 1 gennaio del 2025, l’84% sono donne e vivono al nord) e l’augurio è di vivere ancora a lungo per godersi il tanto agognato teatro: si chiamerà “Fondazione Egri” e, ricavato dal vecchio cinema Arlecchino di corso Sommellier, aprirà i battenti già la prossima stagione, a due passi dal civico 1 di via Vico, dove Susanna Egri ha aperto negli anni Sessanta la sua scuola di successo e più tardi, al numero 11, una sontuosa sala-prove per la sua amata compagnia Egribiancodanza, coraggiosamente fondata con un giovane e talentuoso allievo, Raphael Bianco, oggi coreografo appassionato e impegnatissimo.
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