831 persone ospitate in città
Dieci anni di stanze liberate, tavole apparecchiate in più, relazioni ricostruite.
Il progetto “Accoglienza diffusa” della Caritas di Roma compie un decennio e festeggia un traguardo che va oltre i numeri: una rete silenziosa di solidarietà che ha attraversato quartieri, parrocchie e famiglie, trasformando l’emergenza in comunità.
I dati sono stati presentati oggi, 12 febbraio 2026, nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio al Tuscolano, uno dei territori simbolo dell’iniziativa.
Un bilancio che racconta come, dal 2015 a oggi, l’accoglienza sia diventata un modello strutturato di contrasto all’emarginazione urbana.
Dall’appello di Papa Francesco a una rete cittadina
Il progetto nasce nel 2015, sull’onda dell’appello di Papa Francesco ad aprire le porte delle parrocchie ai profughi.
Ma nel tempo si è evoluto: da risposta all’emergenza migratoria a strumento stabile di sostegno per chi vive precarietà abitativa, solitudine estrema o fragilità sociale.
Non solo rifugiati, dunque, ma anche persone rimaste senza casa, famiglie in difficoltà, cittadini colpiti da crisi economiche e relazionali.
I numeri di un decennio
Il bilancio 2015-2025 restituisce la fotografia concreta dell’impatto sul territorio romano:
114 comunità coinvolte tra parrocchie, associazioni e istituti religiosi;
831 persone accolte complessivamente;
379 persone singole e 104 nuclei familiari sostenuti;
220 minori che hanno trovato un luogo sicuro in cui ripartire.
Numeri che raccontano non solo ospitalità, ma percorsi di accompagnamento e reinserimento.
Un modello che viene da lontano
L’“accoglienza diffusa” affonda le sue radici nel Giubileo del 2000, quando la campagna “Senza casa, senza storia” portò molte parrocchie romane ad aprire le porte ai senza dimora durante l’inverno.
Oggi quel modello si è consolidato. Come hanno ricordato il cardinale vicario Baldo Reina e il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia, l’obiettivo non è semplicemente offrire un letto, ma ricostruire legami, contrastare l’isolamento e restituire dignità attraverso la reciprocità.
Le voci del convegno
All’incontro del Tuscolano hanno partecipato esponenti di primo piano del mondo della solidarietà.
Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, e padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra terzo settore e istituzioni.
Il presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga, ha evidenziato come il quadrante sud-est sia storicamente in prima linea nelle iniziative di inclusione sociale.
Dal mondo accademico, il sociologo Carmelo Bruni (La Sapienza) ha definito l’accoglienza diffusa uno strumento efficace contro la “solitudine progressiva” delle grandi metropoli, capace di generare coesione urbana dal basso.
In una città spesso raccontata attraverso le sue emergenze, il decennale dell’Accoglienza diffusa offre un’altra narrazione: quella di una Roma che, lontano dai riflettori, continua ad aprire le porte e a ricucire legami.
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