Calabria, Occhiuto sull’erosione costiera: “Servono procedure più snelle, troppi i pareri richiesti”

«Sto cercando di intervenire a livello nazionale perché ci possa essere una seconda ordinanza di protezione civile, o comunque delle norme, in relazione al decreto che il Governo si appresta a fare, per rendere più agevoli questo genere di interventi». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, in relazione al piano di interventi da realizzare per mitigare il fenomeno dell’erosione costiera, a margine di un evento presso la Cittadella Regionale, evidenziando la necessità di «procedure molto più veloci».
Troppi pareri
«Sapete che quando si fa il Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale ndr.) per contrastare l’erosione costiera servono 16, 17, 18 pareri a volte. Questi interventi si producono con una lentezza esagerata e purtroppo se ne parla solo quando avvengono fenomeni come quelli vissuti a gennaio o che rischiamo di vivere nelle prossime ore, poi si spengono i riflettori. Noi per la verità li abbiamo sempre tenuti accesi», ha aggiunto Occhiuto. «In questi anni siamo intervenuti più volte riformando la legge sulla Protezione civile, spiegando ai sindaci l’importanza di costituire i Coc, commissariando i Comuni che non facevano questi interventi e assistendoli quando era necessario», ha sottolineato.
«In tre anni e mezzo – ha ricordato Occhiuto – abbiamo speso 140 milioni per il dissesto idrogeologico mentre nei dieci anni precedenti ne erano stati spesi soltanto 70 milioni. È comunque una goccia nel mare perché per difendere le coste, e mitigare il rischio di frane in una regione come Calabria, servirebbero due, tre miliardi ma soprattutto servirebbero procedure molto più veloci».
Gli esempi e le contraddizioni
A titolo di esempio Occhiuto ha spiegato: «A Melito, Bova, San Lorenzo, andrebbe fatto il ripascimento, a pochi chilometri da lì c’è il porto di Saline. Logico sarebbe prendere la sabbia dal porto di Saline e portarla a Melito, a Bova, a San Lorenzo, per allontanare il mare. Non si può fare perché bisogna eseguire la caratterizzazione, chiedere mille autorizzazioni. Quindi come funzionano queste cose in Italia? Se si vuole disinsabbiare un porto bisogna spendere 200 o 300mila euro per disinsabbiare il porto, per smaltire i sedimenti come rifiuti speciali e poi prendere i sedimenti, pagandoli, per fare il ripascimento».
Un altro esempio è quello del fiume Crati dove, ha detto Occhiuto, «ci sono tanti sedimenti che potrebbero essere usati per il ripascimento delle coste. Risolveremmo due problemi, ma non si può fare perché ci vogliono deroghe, altrimenti si infrange il codice dell’ambiente. In alcuni casi c’è persino l’arresto. Dal momento che di tutto abbiamo bisogno tranne che di queste cose, andiamo avanti e chiediamo al governo di rendere più facile la vita per chi vuole ridurre il rischio di eventi avversi»
Source link




