“Cara Regione, da noi la montagna comincia dove finisce la fabbrica”, da Atessa l’appello a tutti i sindaci dei Comuni montani

Arriva da Atessa un appello a tutti i sindaci dei Comuni montani e parzialmente montani dell’Abruzzo invitando a unire le forze “per chiedere più risorse dando maggiori benefici ai Comuni di montagna, ma non trascurando i parzialmente montani, come prevede la legge regionale del 2008.
“Cara Regione – ha scritto sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, in una lettera ragionata – da noi la montagna comincia dove finisce la fabbrica”. La lettera è stata inviata dal sindaco all’assessore con delega agli Enti Locali Roberto Santangelo, al presidente della giunta regionale Marco Marsilio e al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e si traduce in un’istanza di revisione dei criteri di classificazione montana e adeguamento della legge regionale 10/2008 alla legge nazionale 131/2025.
“Noi – ricorda Borrelli – attualmente siamo inseriti nella categoria dei ‘parzialmente montani’. Il rischio concreto è che un’errata o parziale interpretazione dei criteri tecnici possa escludere il nostro Ente dai futuri bandi regionali per le aree interne e montane, che in passato hanno fatto riferimento ai comuni inseriti in questa legge regionale quale presupposto di partecipazione o anche solo premiale. Non parliamo solo di fondi per scuolabus o spazzaneve, ma di risorse vitali per la rigenerazione urbana, il contrasto al dissesto idrogeologico, l’efficientamento energetico e la sostenibilità. Questi sono pilastri indispensabili per la tenuta di un territorio di 110 km² con 80 contrade e frazioni, un bilancio comunale di soli 12 milioni di euro. Verrebbero meno anche importanti deroghe normative, come quelle sul numero minimo di alunni per la formazione delle aule scolastiche”.
Come tiene a precisare il primo cittadino, il Comune di Atessa “non chiede di sottrarre risorse a nessuno, ma rivendica il riconoscimento della propria natura montana: un dato fisico e orografico, non una concessione politica. Il governo nazionale invece di aumentare le risorse nazionali, sceglie una semplice operazione contabile. Ridurre i beneficiari tagliando fuori alcuni territori. Noi – scribe ancora – pensiamo che questa non sia la strada giusta, non si tratta di togliere risorse, ma di aggiungerne per rispondere ai bisogni reali, presenti non solo in montagna ma anche a quote altimetriche inferiori, dove sussistono le medesime criticità e problematiche. Di tutto si può parlare tranne che di una vera strategia nazionale a sostegno delle aree interne, che subiscono sempre più gli effetti dello spopolamento. Atessa rappresenta il cuore pulsante dell’economia abruzzese e garantisce una quota determinante del pil della nostra Regione. Tuttavia, siamo un “gigante dai piedi fragili”: l’impossibilità di gestire la complessità territoriale con il solo bilancio ordinario è certificata da parametri oggettivi: con i suoi 110 km², Atessa è il primo Comune per estensione della Provincia di Chieti e il sesto nella Regione Abruzzo. Il territorio presenta un’escursione altimetrica estrema, che parte dai circa 50 m s.l.m. della Valle del Sangro per raggiungere gli 820-830 m s.l.m. nelle zone sommitali, determinando zone climatiche totalmente differenti nello stesso perimetro comunale. La nostra realtà è quella di un territorio frammentato in 80 frazioni e nuclei abitativi sparsi. Molte di queste realtà hanno una popolazione e caratteristiche orografiche sovrapponibili a quelle dei piccoli Comuni montani limitrofi. Di fatto, Atessa si trova a gestire e garantire servizi (neve, scuola, viabilità) a una miriade di “piccoli comuni interni” con le sole forze del proprio bilancio ordinario”.
E in riferimento ai criteri elaborati durante la trattativa con il Governo per “salvare” molti Comuni, Atessa chiede formalmente di conoscere quali siano stati i parametri adottati dai tecnici regionali. “Non si può continuare a utilizzare la presenza del polo industriale come pretesto per l’esclusione. Atessa sopporta l’impatto di un hub europeo a beneficio di tutta la Regione, ma viene poi privata dei fondi per la resilienza necessari a proteggere il proprio territorio fragile” scrive ancora Borrelli.
Che conclude: “Rivendichiamo con forza la certezza che, nella revisione della legge regionale 10/2008, vengano inserite misure compensative strutturali in favore dei Comuni montani che dovessero risultare esclusi dalle classificazioni nazionali. Tali misure devono essere codificate e garantite in primis con risorse proprie, certe e continuative della Regione Abruzzo, per assicurare stabilità alla programmazione locale; in subordine, attraverso l’impiego dei fondi di sviluppo e coesione (Fsc), per finanziare quegli interventi di rigenerazione e sostenibilità oggi preclusi. Assessore, la montagna ad Atessa inizia dove finisce la fabbrica. Chiediamo che la Regione riconosca questo dato oggettivo con atti concreti e stanziamenti certi che garantiscano equità a tutti i cittadini”.
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