Uomini che non sanno perdere: il narcisismo dietro molti femminicidi

Ci sono uomini che non sanno perdere. Non una partita, non un lavoro. Non sanno perdere una donna. La fine di una relazione, per loro, non è un dolore da attraversare, ma un affronto da vendicare. Dietro molti femminicidi si nasconde un narcisismo fragile, ferito, incapace di tollerare la frustrazione dell’abbandono.
Il narcisismo patologico non è amor proprio, ma dipendenza dallo sguardo dell’altro. L’altro non è una persona, ma uno specchio. Quando quello specchio si rompe, l’immagine di sé crolla. E il crollo viene vissuto come un’umiliazione intollerabile. Da qui nasce la rabbia, il bisogno di controllo, la violenza.
Questi uomini non uccidono “per amore”, ma per non perdere potere. Perché la separazione viene vissuta come una sconfitta pubblica, un annientamento identitario. La donna che se ne va non è libera: è colpevole. E nella mente distorta di chi non sa perdere, la colpa chiede punizione.
Raccontare questo meccanismo non significa giustificare, ma comprendere. Perché solo riconoscendo il narcisismo patologico come fattore di rischio possiamo intervenire prima che la rabbia diventi irreversibile.
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