Inps firma a Milano il primo protocollo con i pm contro lavoro nero e caporalato

È il primo protocollo tra procura e Inps quello firmato oggi al Palazzo di Giustizia di Milano e rafforza una collaborazione volta a contrastare il lavoro nero e il caporalato.
Il documento nel dettaglio
La convezione, siglata dal Procuratore di Milano Marcello Viola e il presidente dell’Istituto previdenziale Gabriele Fava, arriva dopo che sono stati stabilizzati oltre 80 mila lavoratori che, in base alle indagini, facevano capo a cooperative o società filtro definite “serbatoi di mano d’opera”.
Le comunicazioni istituzionali saranno veicolate attraverso Posta elettronica certificata e strumenti digitali, mentre il Portale dedicato alle notizie di reato (NDR) garantirà un trasferimento immediato delle segnalazioni emerse durante le attività di controllo. L’Inps metterà a disposizione della procura le proprie strutture specialistiche, impegnate nella prevenzione e nell’individuazione dei fenomeni che alterano il mercato del lavoro e danneggiano i diritti dei cittadini e le imprese corrette.
Inoltre, la procura potrà richiedere approfondimenti istruttori e valutare iniziative congiunte, con l’obiettivo di assicurare un presidio di legalità solido e coerente. Sono previsti incontri periodici per monitorare l’evoluzione dei fenomeni e definire strategie condivise.
“Un ulteriore mattone a favore della legalità”
“Questo protocollo va letto come un ulteriore mattone a favore della legalità – ha affermato Fava, subito dopo la firma – Lo scopo è tutelare i contribuenti e i contribuenti fragili. Noi vogliamo tutelare il lavoro, perché difendere il lavoro regolare vuol dire tutelare la dignità del nostro Paese”.
Il procuratore Viola ha evidenziato che, in base alle inchieste, sono “tanti” i settori lavorativi a rischio e che in questi anni si è assistito a una “infiltrazione criminale anche di particolare rilievo e che dobbiamo contrastare con tutta la nostra forza”.
L’accordo, il primo del genere in Italia, scritto dai procuratori aggiunti Bruna Albertini ed Eugenio Fusco, “rafforza un modello di cooperazione che consente scambi informativi più tempestivi, procedure più sicure e un coordinamento operativo più efficace nelle irregolarità che incidono sul funzionamento del mercato del lavoro e sulla correttezza delle tutele previdenziali”, recita una nota.
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