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cos’è, da dove viene, perché fa paura

L’Asia torna a fare i conti con il virus Nipah, un patogeno raro ma potenzialmente molto pericoloso, dopo la conferma di nuovi casi in India. Le autorità sanitarie di Nuova Delhi hanno assicurato che la situazione è sotto controllo e che sono state attuate tempestivamente tutte le misure necessarie per contenere il focolaio. Nel frattempo, alcuni Paesi della regione, tra cui Thailandia e Nepal, hanno introdotto controlli sanitari rafforzati negli aeroporti e ai confini, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità continua a monitorare l’evoluzione del quadro epidemiologico.

Secondo quanto riferito dall’Afp, due casi di infezione da virus Nipah sono stati confermati nello stato indiano del Bengala occidentale. Il ministero della Salute ha dichiarato in una nota ufficiale di aver garantito un “contenimento tempestivo” grazie a un rafforzamento delle attività di sorveglianza, ai test di laboratorio e alle indagini sul campo. Le autorità hanno inoltre tracciato 196 contatti legati ai casi confermati, risultati tutti negativi, riducendo al momento il rischio di una diffusione più ampia del virus.

Il governo indiano ha sottolineato che la situazione è costantemente monitorata e che tutte le misure di sanità pubblica ritenute necessarie sono state adottate, comprese le procedure di isolamento e il rafforzamento delle strutture sanitarie locali. L’India ha già affrontato in passato focolai di Nipah e dispone di protocolli specifici per gestire questo tipo di emergenze.

L’allerta ha tuttavia superato i confini nazionali. Come riportato dal quotidiano britannico The Standard, Thailandia e Nepal hanno introdotto controlli sanitari aggiuntivi sui viaggiatori provenienti dalle aree interessate. In Thailandia le verifiche riguardano in particolare tre aeroporti internazionali, mentre il Nepal ha rafforzato i controlli all’aeroporto di Kathmandu e nei principali punti di confine terrestri. L’obiettivo è individuare precocemente eventuali casi sospetti e prevenire l’importazione del virus.

Il virus Nipah è un patogeno zoonotico, ovvero si trasmette dagli animali all’uomo. I principali serbatoi naturali sono i pipistrelli frugivori, in particolare del genere Pteropus, noti anche come “volpi volanti”. Il virus può essere trasmesso all’uomo attraverso il contatto diretto con animali infetti, come i maiali, oppure tramite il consumo di alimenti contaminati, ad esempio frutta o succhi infettati da saliva o urina dei pipistrelli. È stata inoltre documentata la trasmissione da persona a persona, soprattutto in ambito familiare o sanitario, attraverso il contatto stretto con soggetti infetti.

Dal punto di vista clinico, l’infezione da Nipah può presentarsi in forme molto diverse. In alcuni casi è asintomatica o provoca sintomi lievi simili a quelli influenzali, come febbre, mal di testa e dolori muscolari. In altri, può evolvere rapidamente in gravi complicanze respiratorie o in un’encefalite acuta, spesso fatale. Il periodo di incubazione varia generalmente da quattro a 14 giorni, ma in alcuni casi può essere più lungo. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, il tasso di mortalità associato al virus Nipah oscilla tra il 40 e il 75 per cento, rendendolo uno dei virus emergenti più letali conosciuti.

Proprio per queste caratteristiche, il Nipah è stato inserito dall’Oms nell’elenco delle dieci malattie prioritarie che potrebbero innescare future epidemie, insieme a patogeni come il virus Zika e il SARS-CoV-2. Attualmente non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche: il trattamento è di tipo sintomatico e di supporto, con un ruolo fondamentale giocato dalla diagnosi precoce e dall’isolamento dei casi.

Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1998 in Malaysia, in seguito a un’epidemia che colpì prevalentemente allevatori di suini e che si estese anche a Singapore. In quell’occasione, la maggior parte delle infezioni fu ricondotta al contatto diretto con maiali infetti o con tessuti contaminati. Successivamente, focolai in Bangladesh e in India hanno evidenziato un diverso meccanismo di trasmissione, legato soprattutto al consumo di prodotti alimentari contaminati dai pipistrelli.

In India, il primo focolaio di Nipah risale al 2001 nel Bengala occidentale. Nel 2018, il virus causò la morte di almeno 17 persone nello stato del Kerala, dove nel 2023 si registrarono altri due decessi. Ogni episodio ha contribuito a rafforzare i sistemi di sorveglianza e la preparazione delle autorità sanitarie locali.

Sul tema è intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. In un post sui social, Bassetti ha ricordato che il Nipah è un virus “altamente letale”, con una mortalità che può arrivare al 50-70 per cento, e che può iniziare con sintomi simili a quelli di un’influenza per poi evolvere in quadri respiratori ed encefalitici molto gravi. Pur sottolineando l’assenza di vaccini e farmaci specifici, l’esperto ha invitato alla prudenza, affermando che al momento “non c’è da avere paura”, ma è fondamentale mantenere alta l’attenzione per garantire che anche questo focolaio venga contenuto rapidamente, come avvenuto in passato.


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