il giallo del “complice”. Troppo stretto quel passaggio per fare tutto da solo
La ricostruzione fornita da Claudio Carlomagno, il 41enne reo confesso dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, continua a non convincere la Procura di Civitavecchia.
Il procuratore Alberto Liguori non esclude infatti che l’uomo possa aver ricevuto un aiuto esterno, sia per il trasporto del corpo sia per lo scavo della fossa profonda due metri all’interno della ditta di famiglia dove la donna è stata ritrovata.
Il rebus del trasporto del corpo
Uno dei punti più critici riguarda proprio le modalità con cui il cadavere sarebbe stato spostato. Federica Torzullo era alta un metro e ottanta e, secondo il racconto dell’indagato, il corpo sarebbe stato trasportato da solo dall’abitazione fino alla Kia Sportage.
Un’operazione che avrebbe richiesto di: scendere una serie di gradini con il corpo avvolto in un tappeto, superare un passaggio largo appena 30 centimetri, e caricare il cadavere nel bagagliaio e guidare fino alla sede dell’azienda.
Per i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia, compiere tutte queste manovre in solitaria, in un lasso di tempo ristretto e senza lasciare tracce evidenti, appare tecnicamente molto difficile, se non improbabile.
L’orario del delitto sotto la lente
A rafforzare i dubbi dell’accusa è anche quanto emerso dall’autopsia. Nel corpo di Federica sono stati infatti trovati residui di cibo, un dettaglio che potrebbe non essere compatibile con l’orario del delitto indicato dall’uomo, fissato alle 6:30 del mattino.
Se l’omicidio fosse avvenuto ore prima, durante la notte, come ipotizzano gli inquirenti, Carlomagno avrebbe avuto molto più tempo rispetto ai 40-45 minuti da lui dichiarati per organizzare l’occultamento del cadavere.
In questo quadro assumono un ruolo centrale anche i tabulati telefonici, ora al vaglio degli investigatori: l’obiettivo è verificare se, tra le 2:00 e le 7:00, siano partite chiamate verso persone ritenute “fidate”, che potrebbero aver fornito un supporto logistico.
Il dolore e la richiesta di verità della famiglia
A ribadire la posizione dei familiari è l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale di Stefania Torzullo, sorella della vittima. “La famiglia non crede all’ipotesi di un raptus solitario e chiede che venga fatta piena luce su ogni aspetto della vicenda”.
Stefania ha anche manifestato il desiderio, definito dallo stesso legale “quasi disperato”, di incontrare Carlomagno in carcere.
Un confronto che difficilmente avverrà a breve, ma che testimonia la volontà dei parenti di arrivare a una verità completa, soprattutto per tutelare il futuro del figlio della coppia, rimasto senza madre e con il padre detenuto.
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