Elevati risparmi energetici dalle nuove tecniche per la conservazione del cibo
Dal calore recuperato nella pastorizzazione dei succhi di frutta, l’energia per abbattere i consumi elettrici del 20% e quelli termici del 60%. Il tutto grazie alla tecnologia a campi elettrici pulsati (Pef) È quanto emerge da uno studio effettuato dai ricercatori dell’Enea in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Salerno.
Nel trattamento Pef, il succo di frutta viene esposto a impulsi elettrici di brevissima durata ed elevata intensità che danneggiano le membrane cellulari di lieviti e batteri patogeni, riducendo in modo significativo la carica microbica. Inoltre, la tecnologia Pef, che può essere facilmente integrata alle linee produttive esistenti, preserva la qualità del prodotto, mantenendo valore nutrizionale, sapore e colore fino a tre settimane.
Punto di partenza, l’analisi dei vari livelli di efficienza nel recupero del calore e tre diverse temperature di preriscaldamento del succo di frutta (35 °C, 45 °C e 55 °C) prima del trattamento Pef.
Come caso di studio la ricerca ha preso un impianto industriale di medie dimensioni che tratta 16,5 milioni di litri di succo d’arancia all’anno.
«L’adozione di tecnologie più efficienti e sostenibili è fondamentale per ridurre consumi energetici e dipendenza dal gas dell’industria alimentare – premette Giovanni Landi, ricercatore del Laboratorio Soluzioni integrate per l’efficienza energetica dell’Enea e coautore dello studio insieme ai colleghi Miriam Benedetti e Matteo Sforzini e ai ricercatori Gianpiero Pataro ed Elham Eslami dell’Università di Salerno -. Le tecnologie non termiche, come i campi elettrici pulsati possono rappresentare un’interessante alternativa o una possibile integrazione ai metodi termici tradizionali per la conservazione degli alimenti liquidi. La configurazione più efficiente, sia dal punto di vista energetico che ambientale, prevede il recupero del 35% del calore di scarto dal succo pastorizzato, che viene utilizzato per preriscaldare a 55 °C nuovo succo fresco».
La tecnologia sperimentata, inoltre, «preserva la qualità del prodotto, mantenendo valore nutrizionale, sapore e colore fino a tre settimane» e, inoltre, può essere integrata a quelle già esistenti. .
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