Basilicata

 Mini Vitalizi, pronto il quesito del referendum

Mini vitalizi: trasmessa la richiesta dei moduli di raccolta delle firme per il referendum dal comitato promotore dell’iniziativa. A giudicare sulla sua ammissibilità la Consulta regionale statutaria.


LEO AMATO

POTENZA – E’ stato presentato ieri, 19 gennaio 2026, alla presidenza del Consiglio regionale e alla Consulta per le garanzie statutarie il quesito  che il comitato promotore del referendum contro i nuovi mini-vitalizi per gli ex componenti del parlamentino di via Verrastro intende sottoporre ai lucani.

« Volete voi che siano abrogati gli articoli 16 [Modifica alla legge regionale 29 ottobre 2002, n. 38, (Testo  unico in materia di indennità di carica, di funzione, di rimborso spese, di missione e di assegno vitalizio  spettanti ai Consiglieri Regionali della Regione Basilicata)] e 17 [Modifica alla legge regionale 21 dicembre  2017, n. 37 (Contenimento dei costi della politica: diminuzione emolumenti Consiglieri regionali della  Basilicata. Modifiche alla L.R. 29 ottobre 2002, n. 38 “Testo unico in materia di indennità di carica, di  funzione, di rimborso spese, di missione, di fine mandato, di assegno vitalizio spettanti ai Consiglieri  regionali della Regione Basilicata)] della Legge regionale 30 dicembre 2025, n. 57?».

REFERENDUM MINI VITALIZI: IL TESTO DEL QUESITO E LE CONTESTAZIONI DEL COMITATO

Questo il testo del quesito sull’«ammissibilità, omogeneità e chiarezza» del quale dovrà esprimersi la Consulta, autorizzando o meno l’avvio della raccolta delle 5mila firme necessarie perché il presidente della giunta indica la consultazione.  Oltre alla richiesta dei moduli per la raccolta delle firme, il comitato ha presentato anche una relazione sull’iniziativa in cui se ne sostiene la legittimità anche in assenza di una disciplina attuativa di quanto previsto dallo Statuto regionale in materia di referendum.

I promotori segnalato anche «l’incostituzionalità conclamata» della norma approvata lo scorso 16 dicembre, con due emendamenti «anonimi» al disegno di legge collegato al bilancio. Anche se durante la discussione in aula la maggioranza aveva già provato a metterci una toppa chiedendo di attribuire la paternità degli emendamenti alla totalità dei suoi esponenti.  Il comitato contesta, poi, il tentativo di far passare il nuovo trattamento previdenziale per gli ex componenti del Consiglio regionale come «una pensione calcolata con il metodo contributivo».

LA RELAZIONE E LA DENUNCIA DI PRIVILEGI INACCETTABILI

«La comunità – si legge nella relazione – sta già pagando i contributi figurativi ai consiglieri regionali, previsti dalla legge per i titolari di incarichi elettivi che sospendono il loro lavoro per dedicarsi al mandato popolare. Gli anni trascorsi al servizio del popolo nelle sedi consiliari sono già coperti, perciò, da contributi previdenziali, e a spese dei cittadini». I promotori parlano di «un privilegio inaccettabile, privo di  giustificazioni mentre i cittadini lucani sono  chiamati a sacrificare quote importanti dei loro  consumi sotto la scure dell’inflazione, della crisi  economica, dei disastri energetici e dei problemi  climatici. 

Un privilegio pericoloso, perché mina la  fiducia della comunità nelle Istituzioni  democratiche. Far apparire la democrazia  regionale concentrata a difendere vantaggi di  casta con l’arroganza del potere significa  consolidare il processo pericoloso di  smobilitazione politica. Processo pericoloso,  perché espone la comunità a inaccettabili  effervescenze violente di rivalsa, che  mirerebbero a sostituire le Istituzioni nelle loro  funzioni di protezione sociale».

LO SDEGNO PER L’USO DEI FONDI DI BENEFICENZA

Nella relazione viene citata, infine, la facoltà di coprire la parte i circa 540 euro di contribuzione richiesta i consiglieri per accedere al mini-vitalizio, pari a un quarto di quanto verrebbe accantonato mensilmente, dal fondo per finalità benefiche alimentato con i tagli delle indennità decisi nel 2017. Una possibilità  che ha suscitato  un’ondata di sdegno ben oltre i confini regionali.  «Trattenute devolute per beneficenza, che ora  dovrebbero tornare nella disponibilità dei  consiglieri elargitori, perché essi, bontà loro,  decidano se impiegarli invece per aumentare il  cosiddetto montante contributivo sul quale  calcolare il loro nuovo vitalizio». Concludono i promotori. «Un’opzione surreale di politica del diritto, che  nuoce al prestigio delle Istituzioni e consolida un  senso comune ostile alla partecipazione politica,  scambiata non come il mezzo per conseguire la  tutela degli interessi della comunità, ma per l’utile  strumento per arricchirsi a spese dei lucani».


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