Lazio

“Apparizioni” di Claudio Palmieri alle Case Romane del Celio

Le case romane del Celio ospitano fino al 22 marzo 2026 la mostra, organizzata da CoopCulture e curata da Romina Guidelli, “Apparizioni” di Claudio Palmieri.

Ventuno sculture coprono l’intera carriera di questo poliedrico artista, affermatissimo nel panorama internazionale, che ha il suo atelier a Tor Pignattara.

Le opere, realizzate in materiali diversi come metallo, ceramica, stoffe e plastica sono come abitate da uno spirito vivo che le mette in relazione con tutto ciò che le circonda. Nella sala dei finti marmi La Sposa dal volto velato sembra volersi disfare del suo abito bianco dalle mille sfumature, per fluttuare nello spazio sussurrando parole misteriose.

Prigione, chiaro omaggio, anche nel titolo, a Michelangelo, rappresenta quel processo, già avviato dal Buonarroti, di ribellione della materia alla materia stessa, quel desiderio di diventare altro, di liberarsi dalla pesantezza di un corpo, che può essere percepito come ingombrante.

Ma tale processo è doloroso, e le sculture si piegano, si contorcono, rivelano lo strazio, la fatica, e al contempo l’incontenibile desiderio di divenire altro.

Le Figure d’acqua rappresentano invece la capacità della materia di accogliere, assimilare conchiglie, molluschi, alghe, concrezioni, in un abbraccio di vita e di vitalità. Del resto Palmieri celebra Eraclito e si identifica in quel Panta rei, dove tutto scorre, nulla è immobile.

Adamo ed Eva sono l’uno il contrario dell’altro, l’una il riempimento dell’altro, in un gioco di pieni e vuoti e di rimandi cromatici che si completano vicendevolmente, celebrando l’unione nella diversità nel modo di essere, di stare al mondo, di relazionarsi, di sentire.

Il ricordo del militare Sebastiano, martirizzato sotto Diocleziano, si concretizza in una lamina di metallo che rinvia alla cotta da soldato, macchiata del sangue del sacrificio, in un dialogo silenzioso e attivo con i santi Giovanni e Paolo che proprio qui, al Celio, dimorarono e furono uccisi.

Qua e là occhieggiano le celebri Rose impalpabili e tangibili, in quel vorticoso aggrovigliarsi dei petali, che ancora una volta esalta il dinamismo dell’esistenza.

È stata esposta anche l’ultima produzione del maestro, E-vento che si presenta come un inno gioioso alla nascita, considerata l’evento per eccellenza, l’atto creativo che genera ciò che prima non esisteva, e che si pone come una riflessione sul cambiamento – il vento spoglia gli alberi, arrotonda le montagne – sulla fragilità, che tuttavia non spezza, non frantuma, ma conferisce una nuova forma e dunque ri-crea.

Palmieri artista-filosofo rivela la sua anima e si diverte ad imitare il fluire della natura, evocando la celebre frase di Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Persino l’illuminazione contribuisce a potenziare il movimento delle opere, le cui ombre si proiettano sulle pareti affrescate, sui pavimenti antichi, evocando altre presenze, in un viaggio tra realtà e illusione, tra esterno e interno, tra passato e presente.

Nella magia di questo viaggio Palmieri ci vuole introdurre e condurre come un saggio demiurgo, capace di far sognare oltre il possibile, con le sue straordinarie Apparizioni.


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