Ambiente

Mercosur, al via la corsa a ostacoli tra politica e proteste – Istituzioni

La firma del 17 gennaio ad Asuncion è stato un passaggio necessario, ma non sufficiente per la definitiva attuazione dell’intesa commerciale tra l’Unione europea e il Mercosur: già a partire da questa settimana l’accordo, che sulla carta può creare un’ area di libero scambio pari al 20% del Pil mondiale, dovrà superare una serie di ostacoli politici e sociali, dentro l’aula del Parlamento di Strasburgo, ma anche fuori, per strada, dove sono annunciate forti proteste di piazza degli agricoltori.
    “Le garanzie messe in campo dalla Commissione europea non sono ancora sufficienti”, attacca il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, ribadendo le critiche del mondo agricolo che sarà per strada a Strasburgo il prossimo 20 gennaio, in corrispondenza della plenaria, dove i contrari all’intesa, in prima linea i sovranisti europei e gli eurodeputati francesi, daranno battaglia.
    Sul fronte politico interno, anche la Lega è sul piede di guerra: “L’Europa – ha attaccato il vicepresidente del Senato e senatore leghista, Gian Marco Centinaio – ha il dovere di ascoltare la voce degli agricoltori e la Lega continuerà a portarla dentro le Istituzioni, a partire dal voto della prossima settimana al Parlamento europeo”.
    La strategia di chi vuole impallinare l’accordo nei lavori d’aula si svilupperà su due fronti: uno squisitamente politico, con un voto di sfiducia alla Commissione, il secondo sul piano giudiziario, con la richiesta di un rinvio dell’accordo alla Corte di Giustizia. Se il tentativo di far dimettere Ursula von der Leyen, il voto è programma giovedì, sembra destinato a naufragare, il secondo voto, previsto mercoledì, rischia di essere più delicato per i sostenitori dell’accordo.
    Se la richiesta di rinvio alla Corte di giustizia verrà respinta, l’iter della ratifica dell’accordo potrà proseguire secondo il calendario previsto: a febbraio il via libera sulle nuove misure di salvaguardia per gli agricoltori già approvate dai Ventisette, quindi un voto tra aprile e maggio e un possibile via libera definitivo entro la fine dell’anno. In caso contrario, invece, tutto si fermerebbe in attesa del verdetto dei giudici di Lussemburgo. Altri 18-24 mesi di limbo, dopo oltre un quarto di secolo di negoziati.
   

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