Società

Violenza a scuola, Sgambato (PD): “L’inefficacia dei divieti educativi è evidente”, serve un patto con le famiglie per prevenire il disagio

Camilla Sgambato analizza la violenza giovanile criticando la logica repressiva e i tagli all’istruzione. Propone un’alleanza educativa scuola-famiglia, sostenendo che la prevenzione richiede relazioni autentiche e investimenti a lungo termine, non solo divieti formali.

Camilla Sgambato, docente di diritto ed economia e responsabile scuola del Partito Democratico, interviene sulla questione della violenza a scuola, contestando l’efficacia di un approccio puramente repressivo.

Secondo l’esponente dem, la politica tende a rifugiarsi in una logica normativa che si concentra sugli strumenti del reato, come i coltelli, trascurando le radici profonde del problema. “Sia ben chiaro, garantire la sicurezza, anche attraverso il controllo di oggetti pericolosi come i coltelli, è necessario, ma la sicurezza non coincide con la prevenzione, che impone invece di interrogarsi sulle cause profonde del disagio, che sono culturali, relazionali e simboliche, prima ancora che comportamentali” afferma Sgambato.

L’illusione delle regole e il ruolo degli adulti

L’analisi si sposta poi sull’efficacia dei divieti in ambito educativo. L’evidenza mostra come le restrizioni sulla vendita di alcolici o sull’accesso ai social network vengano aggirate regolarmente, talvolta con la complicità silenziosa degli stessi adulti. Citando Bauman, la docente evidenzia come la società odierna oscilli tra la produzione di nuove regole e una diffusa deresponsabilizzazione. In questo scenario “la norma perde forza educativa e diventa un vincolo formale facilmente eludibile, producendo un progressivo disincanto normativo, che non favorisce né l’interiorizzazione delle regole né la fiducia nelle istituzioni”.

Il disagio a scuola e la natura della violenza

All’interno delle aule scolastiche, gli studenti percepiscono una discrepanza tra i valori predicati dagli adulti e i modelli reali, incentrati su un individualismo competitivo dove il successo appare come l’unico metro di giudizio. Questa pressione trasforma il disagio psicologico in un fallimento personale, impedendone la condivisione e favorendo isolamento o rabbia.

Riprendendo le riflessioni dello psicoterapeuta Matteo Lancini, Sgambato sottolinea una caratteristica specifica di questi fenomeni: “La violenza giovanile contemporanea non è quasi mai espressione di conflitto generazionale: è piuttosto autodiretta o orizzontale, segnale di una sofferenza psicologica che non ha trovato parole né ascolto”.

Ricostruire l’alleanza educativa

La prevenzione richiede un cambio di passo nella qualità delle relazioni, rendendo indispensabile il coinvolgimento delle famiglie, spesso descritte come disorientate o oscillanti tra eccesso di protezione e abbandono educativo. Per Sgambato, la scuola deve evolversi in un luogo di supporto alla genitorialità, organizzando percorsi comuni per aiutare gli adulti a gestire le emozioni difficili e stabilire confini autorevoli. L’obiettivo è costruire una vera alleanza educativa che superi le logiche di colpevolizzazione reciproca. La responsabile scuola del PD conclude con un richiamo alle scelte politiche, criticando la ciclicità di norme che rassicurano nell’immediato senza costruire prospettive a lungo termine. Educare richiede investimenti strutturali nell’istruzione, mentre la realtà attuale vede il ripetersi di tagli ai fondi.


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