Shaking Hand – Shaking Hand
Alt – rock, post e math rock sono il cuore pulsante della musica degli Shaking Hand da Manchester, che si affidano a un produttore esperto come David Pye (Wild Beasts, Teenage Fanclub) per questo primo album omonimo registrato ai Nave Studios di Leeds in una chiesa riadattata e riconvertita.

Grandi spazi in cui gli Shaking Hand si sono trovati a proprio agio suonando dal vivo, con voce e alcune parti di chitarra aggiunte successivamente, tra microfoni d’epoca e molta voglia di mettersi in gioco. Il risultato sono brani dalle melodie ben definite come “Sundance” con passaggi strumentali lunghi e dinamici.
Un buon mix tra idee nate dai primi demo (proprio “Sundance” e “Night Owl”) e altre cresciute in sala prove come l’ipnotica “Mantras” che può ricordare gli American Football e “Cable Ties” che mettono in mostra la verve della band dei fratelli Hunter (George chitarra e voce, Freddie alla batteria) e di Ellis Hodgkiss (basso).
Non mancano brani dagli arrangiamenti tenaci e succinti come “In For A…Pound!” ma la passione degli Shaking Hand sembrano essere canzoni complesse come “Up The Ante(lope)” o “Italics” e la stessa “Cable Ties” tutte tra i sei e gli otto minuti gestiti con grinta e personalità, conferma del valore di un trio di cui si parla bene da tempo.
Women, Sonic Youth, Slint sono insieme a Big Thief e Yo La Tengo i punti di riferimento principali dei talentuosi, giovani mancuniani ma l’uso di accordature alternative è poliritmi, l’interazione tra le chitarre e l’attenzione alle melodie vocali non possono che ricordare i Pavement. Un esordio con le idee già ben chiare per una band che un piano concreto sembra averlo da tempo.
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