Arezzo si conferma prima in Italia nei primi nove mesi del 2025

Nonostante un decremento del 31,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, la provincia di Arezzo si conferma la leader nazionale per quanto riguarda l’export orafo. È quanto emerge dalla la 2ª edizione dell’indagine sul settore orafo-argentiero-gioielliero in Italia, condotta dall’Area Studi Mediobanca e che analizza i dati finanziari dei 101 maggiori player, con un giro d’affari superiore ai 19 milioni di euro ciascuno.
I dati
Nello specifico, nei primi nove mesi del 2025 l’Aretino ha registrato circa 3,64 miliardi di euro in export, corrispondente al 37,2% del totale in Italia (9,77 miliardi). Completano il podio nazionale Vicenza (1,89 miliardi, 19,4% del totale) e Alessandria (1,64 miliardi, 16,8%).
Sulla performance di Arezzo sta incidendo significativamente il flusso verso la Turchia: dopo essere cresciuto del 523,3% nel corso dell’intero 2024, da gennaio a settembre 2025 cede il 52,7%, pur mantenendo un’incidenza pari al 41,2% sul totale export della provincia (circa 1,5 miliardi di euro), corrispondente all’87% circa delle complessive vendite italiane destinate a questa nazione. Le prime cinque destinazioni coprono il 75,5% dell’export aretino (circa 2,74 milioni). Le vendite della provincia crescono del 10,7% verso gli Emirati Arabi, dell’8% verso la Francia, mentre calano del 16,1% verso gli Stati Uniti e del 4,8% verso Hong Kong.
In ambito toscano, il capoluogo Firenze occupa la 6ª posizione nella classifica nazionale con 269,2 milioni di euro (2,8% del totale), chiudendo i primi nove mesi del 2025 con una dinamica negativa del 38,4%, sostanzialmente in linea con il calo di Arezzo in termini percentuali ma più marcata rispetto alla media nazionale del -14,5%. Nel panorama nazionale, le prime quattro province – Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano – coprono l’82,7% dell’export italiano di settore, pari a circa 8,08 miliardi di euro.
Nel 2024 l’azienda aretina UnoAerre Industries si è classifica al 5° posto in Italia per ricavi con 283 milioni di euro, dietro soltanto a Bulgari Gioielli (846 milioni), Morellato (723) e PGI (637) e Damiani (368). In totale sono tredici le società ad aver superato i 150 milioni di ricavi.
Il settore in Italia e le ultime tendenze
L’industria orafa-argentiera-gioielliera è uno dei settori trainanti del Made in Italy che contribuisce a sviluppare l’immagine del nostro Paese in tutto il mondo, grazie alle qualità artigianali e all’originalità dei suoi prodotti. Secondo le rilevazioni Istat, a fine 2024 in Italia erano attive 6.825 società (-2,3% sul 2023), con una forza lavoro complessiva di 33.919 unità (+2,2% sul 2023), per una dimensione media di 4,97 dipendenti per azienda, che attesta la prevalenza di micro-realtà e piccole-medie imprese, spesso a carattere familiare.
Le società del settore hanno mostrato capacità di coniugare tecniche antiche con innovazioni tecnologiche. Per quanto riguarda l’oro, le ultime tendenze di mercato riguardano la preferenza per design minimalisti e leggeri e il ricorso a materiali ecofriendly come l’oro riciclato. Infine, i consumatori – in particolare Millennials e GenZ – guidano la domanda verso prodotti etici, sostenibili e personalizzati.
Negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo crescendo della concorrenza nel settore. Gli investimenti in marketing, digitalizzazione e ricerca tecnologica diventano quindi fondamentali. Le imprese che controllano un network di proprietà (o in franchising) sono in grado di limitare i passaggi intermedi ed estrarre dal business il maggior valore aggiunto che altrimenti sarebbe da condividere con diversi intermediari.
L’evoluzione del commercio mondiale della gioielleria
Tra il 2015 e il 2024 il commercio mondiale di articoli di gioielleria da indosso è salito da 97 miliardi di euro a oltre 130 miliardi nel 2024 (Cagr +3,3%). La Cina ha perso terreno, scendendo dal 23,5% al 15,7% del mercato globale. Le ragioni sono molteplici: rilocalizzazione produttiva verso Paesi a minor costo (India, Thailandia, Indonesia), politiche commerciali restrittive dagli Usa e una crescente domanda interna che ha ridotto le esportazioni. Parallelamente, sono comparsi nuovi protagonisti: gli Emirati Arabi Uniti si sono affermati come hub internazionale grazie alla loro funzione di piattaforma logistica e fiscale, mentre Turchia e diversi Paesi del Sud-Est asiatico hanno guadagnato quote grazie alla competitività manifatturiera e alla capacità di attrarre investimenti.
L’Italia si è distinta per un recupero particolarmente significativo, passando da una quota del 5,8% nel 2015, all’8% nel 2023, fino a raggiungere nel 2024 l’11,2%, superando la Svizzera (hub dei beni di lusso francesi e paese di transito di prodotti orafi, anche italiani) e l’India. Un risultato che conferma la capacità del Made in Italy di valorizzare design, qualità e posizionamento nell’alto di gamma. Va tuttavia ricordato che parte dell’exploit italiano nel 2024 è stato influenzato dalla performance “anomala” delle esportazioni verso la Turchia.
Come indicato dalla nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria FederOrafi, nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni italiane del comparto hanno registrato una flessione del 15,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’arretramento, in parte fisiologico dopo i ritmi di crescita sostenuti dell’ultimo triennio, è in larga misura imputabile alla contrazione dell’export verso la Turchia. Proprio la Turchia, dopo la crescita abnorme del 2024 (+468,7%), nel 2025 ha segnato un deciso arretramento (-52,2% tra gennaio e settembre). Negative anche le vendite verso gli Stati Uniti (seppur meglio delle attese), mentre diversi top market – tra cui Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Regno Unito, Spagna, Giappone e Cina – mostrano segnali di crescita.
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