Calabria

Sequestro a Crotone: sigilli a una villa da 240mila euro di un 49enne pregiudicato

La polizia ha eseguito un sequestro di un immobile di 10 vani a Crotone del valore 240.000 euro riconducibile a un 49enne con precedenti per droga. La divisione Anticrimine della questura di Crotone ha dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro. L’operazione, su proposta del questore Renato Panvino, ha colpito il patrimonio riconducibile a un 49enne del posto, portando al congelamento di una proprietà di 280 metri quadrati formalmente intestata alla moglie dell’uomo.

Condannato a oltre quattro anni per spaccio di droga

Alla base del provvedimento vi è la pericolosità sociale del destinatario, delineata attraverso un lungo excursus giudiziario che gli inquirenti hanno ricostruito senza soluzioni di continuità. L’uomo, infatti, non è un volto nuovo per le forze dell’ordine: già nel 2012 era stato sottoposto alla sorveglianza speciale per tre anni, ma il suo percorso nell’illegalità è segnato da diverse condanne definitive, inclusa una sentenza della Corte d’Appello di Firenze che lo ha condannato a oltre quattro anni di reclusione per spaccio di droga. La sua carriera criminale sembra essere proseguita anche in tempi recenti, come testimoniano i procedimenti attualmente pendenti a suo carico.

Nel 2022 fu arrestato: beccato con 27mila euro in contanti

Tra questi figura un arresto in flagranza avvenuto nel febbraio 2022, quando fu trovato in possesso di marijuana e circa 27 mila euro in contanti, ma soprattutto un’indagine della Dda di Catanzaro che lo vede indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico transnazionale di eroina. Secondo l’accusa, per quattro anni avrebbe gestito l’acquisto di stupefacenti dall’Albania per poi rivenderli sul mercato locale. Gli investigatori hanno dimostrato che i redditi leciti del 49enne e del suo nucleo familiare erano assolutamente insufficienti per giustificare l’acquisto e il possesso della villa. Tale sproporzione ha convinto i giudici che l’immobile fosse, con ogni probabilità, il frutto del reimpiego dei capitali accumulati attraverso le attività illecite.


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