Saks Global presenta istanza di fallimento. Esce il ceo Baker, entra van Raemdonck
Saks Global ha presentato istanza di fallimento (in base allo statunitense Chapter 11) presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale del Texas (case 26-90103) e contestualmente, il suo ceo – nominato il 2 gennaio scorso, ovvero meno di due settimane fa – Richard Baker, dice addio al colosso dello shopping di lusso. Al suo posto entra Geoffroy van Raemdonck, attualmente membro del consiglio di amministrazione di Moncler Spa, che si è detto «impaziente di assumere il ruolo di amministratore delegato e di proseguire la trasformazione dell’azienda affinché Saks Global continui a svolgere un ruolo centrale nel futuro del commercio al dettaglio di lusso» si legge nel comunicato diffuso.
Nubi che si addensano sulle prospettive della moda di lusso statunitense, anche perchè nella lista dei 30 maggiori creditori – contenuta nell’istanza depositata il 13 gennaio – figurano, oltre ai grandi colossi del fashion come Chanel (136 milioni di dollari), Kering (60 milioni), Lvmh (26 milioni) anche diverse case di moda italiane, come Gruppo Ermenegildo Zegna (26 milioni, ma che ritiene Saks ancora una «partner strategico chiave»), Brunello Cucinelli (21 milioni, che si è detto «fiducioso nel nuovo management»), Armani (10,7 milioni), Roberto Coin, Sisley e Dolce & Gabbana (poco meno di 10 milioni). Tuttavia, Saks Global ha dichiarato – in una nota – che i suoi negozi rimarranno aperti per ora dopo aver finalizzato un pacchetto di finanziamento da 1,75 miliardi di dollari da parte dei suoi creditori e che il piano «fornirà la liquidità necessaria per finanziare le operazioni e le iniziative di risanamento di Saks Global». Il gruppo ha comunque assicurato che «onorerà tutti i programmi per i clienti, effettuerà i pagamenti futuri ai fornitori e continuerà a garantire stipendi e benefici ai dipendenti». Il procedimento giudiziario dovrebbe dare all’iconico retailer del lusso la possibilità di negoziare una ristrutturazione del debito con i creditori o di trovare un nuovo proprietario. In caso contrario, l’azienda potrebbe essere costretta a chiudere.
Per altro, Saks Global ha stimato, nei documenti depositati presso il tribunale fallimentare degli Stati Uniti a Houston, in Texas, che le sue attività e passività siano comprese tra 1 e 10 miliardi di dollari.
L’accordo di finanziamento
L’accordi di finanziamento – lo spiega la stessa nota dell’azienda – prevede un’immediata iniezione di liquidità di 1 miliardo di dollari tramite un prestito cosiddetto debitor-in-possess da parte di un gruppo di investitori. Secondo la società, un finanziamento del valore di 240 milioni di dollari sarebbe disponibile tramite un prestito garantito da attività, erogato dai creditori in base alle attività della società.
Inoltre, avrà accesso a un finanziamento di 500 milioni di dollari da parte del gruppo di investitori una volta uscito con successo dalla procedura fallimentare, prevista per la fine dell’anno, ha affermato sempre la nota di Saks Global, che ha anche chiesto al tribunale di rinviare di 45 giorni, al 13 marzo 2026, la presentazione dei bilanci finanziari del gruppo. Complessivamente, circa 1,75 miliardi di dollari.
Crisi: dal covid all’acquisto di Neiman Marcus
Ma come si è arrivati a questo punto? Già in difficoltà a causa della pandemia, quando la concorrenza degli outlet online è aumentata e i marchi hanno iniziato a vendere più articoli attraverso i propri negozi, il vero colpo è arrivato con l’operazione di acquisizione di Neiman Marcus. Il ceo uscente Richard Baker era presidente della Hudson’s Bay Co. quando acquistò Saks Fifth Avenue nel 2013 e fu l’ideatore principale dell’acquisizione da parte di Saks del rivale Neiman Marcus Group per 2,65 miliardi di dollari nel 2024, dando vita a Saks Global.
Nel 2024, infatti, Baker aveva ideato l’acquisizione di Neiman Marcus da parte della canadese Hudson’s Bay Co., proprietaria, appunto, di Saks dal 2013, e in seguito aveva scorporato le attività del lusso statunitense per creare Saks Global, riunendo tre nomi che hanno definito l’alta moda americana per oltre un secolo. L’operazione da 2,7 miliardi di dollari si è basata su circa 2 miliardi di dollari di finanziamenti tramite debito e contributi azionari da parte di investitori tra cui Amazon, Salesforce e Authentic Brands, elencati nel fascicolo del tribunale come investitori azionari di Saks Global.
L’accordo ha gravato sulla nuova azienda con oltre 2 miliardi di dollari di nuovo debito, proprio mentre le vendite globali di lusso hanno subìto la fase di rallentavano. I fornitori hanno iniziato a trattenere le forniture quando Saks non si dimostrava in grado di pagarli per intero e puntualmente, aggravando i problemi dell’azienda e contribuendo a scorte ridotte. Saks, inoltre, non aveva onorato un pagamento di 100 milioni di dollari, in scadenza il 30 dicembre, legato alla sua acquisizione di Neiman Marcus. Il suo debito ammonta ormai a circa cinque miliardi di dollari, a fronte di un fatturato annuo inferiore a 6 miliardi. A differenza dei concorrenti Bloomingdale’s e Nordstrom, Saks non era interessata a inseguire il mercato del lusso leggermente più accessibile. Anche questa scelta non avrebbe giovato ai conti. La cosa curiosa è che a sostituire Richard Baker alla guida di Saks Global entra Geoffroy van Raemdonck, ceo di Neiman Marcus Group dal 2018 al 2024 e che si era dimesso proprio quando la società era stata acquisita.
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