“Cuochi d’altri Mondi”, a Cosenza la cucina diventa strumento di integrazione

A Cosenza, in queste settimane, c’è una cucina che va oltre il semplice atto di cucinare. È uno spazio di incontro e di crescita, dove dieci giovani arrivati da altri Paesi stanno imparando non solo tecniche culinarie, ma anche a raccontarsi e a immaginare un futuro possibile.
È il cuore del progetto “Cuochi d’altri Mondi”, nato per trasformare la cucina in un ponte tra culture e storie diverse. Nei centri Sai di Casali del Manco, Celico, Mendicino e Domanico, i partecipanti hanno iniziato il percorso con un grembiule e un obiettivo semplice: costruirsi una prospettiva di vita attraverso il lavoro.
Formazione e valorizzazione delle radici
Guidati dagli chef della Maccaroni Chef Academy, i ragazzi hanno appreso le basi della cucina professionale, ma soprattutto hanno riscoperto il valore delle proprie origini. Ogni ricetta è diventata un racconto, ogni piatto un modo per mettere insieme sapori, identità e aspirazioni.
Il percorso formativo è ormai giunto alla fase conclusiva, in vista della conferenza stampa di presentazione prevista nelle prossime settimane. Proprio in questo momento arriva un appuntamento che segna un passaggio importante.
L’incontro con Affavorì
Lunedì 19 gennaio, le cucine di “Cuochi d’altri Mondi” si intrecceranno con quelle di Affavorì, la trattoria delle persone, realtà che ha fatto dell’inclusione una pratica quotidiana. Un incontro naturale tra chi sta imparando a usare la cucina come strumento di riscatto e chi ha già trasformato l’accoglienza in un modello concreto.
Al centro della giornata ci sarà lo chef Spizzirri, che guiderà un laboratorio condiviso nell’ambito del progetto “Maccabuni”, insieme alle associazioni La Terra di Piero, Il Delfino e alla stessa Maccaroni Chef Academy.
Quando le cucine si incontrano
Non sarà solo una giornata di formazione, ma un momento di scambio e di confronto. Le ricette e le storie dei giovani partecipanti dialogheranno con la tradizione calabrese, dimostrando come l’incontro tra cucine possa generare nuove visioni e nuove opportunità.
Il senso più profondo del progetto emerge proprio qui: l’integrazione come gesto concreto, fatto di mani che lavorano insieme, di piatti preparati fianco a fianco, di porte che si aprono. Un’esperienza che mostra come, a volte, un futuro possa cominciare semplicemente da una cucina condivisa.
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