Bullismo e Cyberbullismo in Friuli Venezia Giulia, crescono le aggressioni faccia a faccia dal 24% al 31%, mentre il 70% dei ragazzi senza strumenti di segnalazione chiede l’anonimato per denunciare

Il report della piattaforma ELISA rivela una preoccupante discrepanza tra il 31% di studenti vittime di bullismo e la percezione dei docenti ferma al 6%, evidenziando inoltre che, sebbene l’86% delle scuole abbia un referente, la maggioranza degli alunni non lo conosce. I dati del Friuli Venezia Giulia
Nelle scuole secondarie di secondo grado del Friuli Venezia Giulia esiste una netta discrepanza sulla percezione del bullismo. Mentre uno studente su tre riferisce di aver subito prepotenze negli ultimi mesi, i docenti stimano che il fenomeno riguardi appena una piccola minoranza della popolazione scolastica. È quanto emerge dai dati del monitoraggio Piattaforma ELISA (a.s. 2024/2025), curato dall’Università di Firenze con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha coinvolto 4.757 studenti e 676 insegnanti della regione.
In aumento il bullismo tradizionale
Il confronto con le rilevazioni precedenti mostra una crescita delle prepotenze “faccia a faccia”. Nell’anno scolastico 2020/21, il 24% degli studenti segnalava di essere stato vittima di bullismo; nella rilevazione attuale la quota è salita al 31% (25% in modo occasionale e 6% in modo sistematico). Aumenta anche il numero di chi ammette di aver compiuto atti ostili verso i compagni: si passa dal 17% di quattro anni fa al 19% attuale.
Diversa la situazione online, dove le percentuali rimangono stabili: l’8% ha subito cyberbullismo e il 9% ne è stato autore. La rete resta comunque il luogo principale per i discorsi d’odio: il 43% degli intervistati ha incontrato hate speech sui social o in chat. Per il 17% si tratta di un’esposizione sistematica, con frequenza almeno settimanale.
Chi viene colpito
Le discriminazioni si concentrano spesso su tratti specifici dell’identità personale. I dati indicano che:
- Il 15% degli studenti è stato preso di mira per il background etnico;
- Il 9% per l’orientamento sessuale, reale o presunto;
- Il 9% a causa di una disabilità.
La distanza tra docenti e studenti
Il report evidenzia una differenza sostanziale tra il vissuto degli alunni e la stima degli insegnanti. A fronte del 31% di vittime dichiarate tra i banchi, i docenti delle scuole superiori ritengono che il fenomeno coinvolga circa il 6% degli studenti.
Anche sulle modalità di intervento le prospettive divergono. I professori delle superiori affermano di ricorrere “tra spesso e sempre” a metodi disciplinari (media 3.40 su una scala da 1 a 5) o alla mediazione (2.97). Gli studenti valutano l’intervento dei docenti come più sporadico (“a volte”) e segnalano una frequenza del “non intervento” (1.72) superiore a quella percepita dagli adulti (0.96).
Il Referente e le segnalazioni
Sul piano organizzativo, l’86% dei docenti delle secondarie di secondo grado conferma che nel proprio istituto è stato nominato un referente per il bullismo. Questa informazione fatica però a raggiungere gli studenti: il 51% non ha mai sentito parlare di questa figura e il 31% ne conosce l’esistenza ma non l’identità. Solo il 17% sa indicare chi sia il referente nella propria scuola.
Forte è la richiesta di strumenti di segnalazione sicuri. Il 16% degli studenti afferma che a scuola non esiste un metodo per segnalare anonimamente i casi, e il 68% non sa se esista. Tra questi, il 70% ne vorrebbe l’introduzione.
A chi si chiede aiuto
In caso di necessità, le figure di riferimento cambiano in base al ruolo ricoperto nell’episodio. Chi assiste a un atto di bullismo (spettatore) si rivolgerebbe ai professori nel 63% dei casi. La vittima diretta, invece, preferisce confidarsi con i genitori (46%) o gli amici (42%), mentre la fiducia nei docenti si ferma al 42%. Resta una quota di studenti, pari al 16% delle vittime, che dichiara di non voler chiedere aiuto a nessuno.
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