Friuli Venezia Giulia

L’economia frena ma non si ferma: mercati prudenti tra lavoro, inflazione e tassi

Il quadro che emerge dai mercati finanziari e dai più recenti dati macroeconomici è quello di un’economia globale che rallenta senza però scivolare in recessione, e di investitori che restano esposti ma con un atteggiamento sempre più selettivo e prudente. Negli Stati Uniti il mercato del lavoro continua a inviare segnali contrastanti: a dicembre sono stati creati solo 50.000 nuovi posti di lavoro, un dato nettamente inferiore ai mesi precedenti, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, una dinamica che suggerisce un raffreddamento delle assunzioni più che una vera debolezza occupazionale. Allo stesso tempo le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono risalite a 208.000 unità e il settore manifatturiero resta in contrazione per il decimo mese consecutivo, scendendo ai minimi degli ultimi 14 mesi secondo l’ISM, mentre il comparto dei servizi mostra segnali di recupero a fine anno, confermando un’economia che cresce ma in modo disomogeneo. In Europa il quadro è leggermente più costruttivo sul fronte dei prezzi, con l’inflazione dell’Eurozona che a dicembre ha raggiunto il target del 2% della BCE, rafforzando l’idea che la fase più aggressiva della stretta monetaria sia alle spalle, anche se la crescita resta modesta e il PMI manifatturiero continua a segnalare contrazione, con la produzione industriale che mostra andamenti divergenti tra i Paesi, dall’accelerazione della Spagna al calo inatteso delle esportazioni tedesche. In Italia i consumi offrono qualche segnale positivo, con le vendite al dettaglio in aumento dello 0,5% a novembre, ma il mercato del lavoro resta fragile, con un tasso di disoccupazione al 5,7%, meno occupati e più inattivi, mentre l’inflazione media prevista per il 2025 risale all’1,5%, indicando una pressione sui prezzi contenuta ma in graduale risalita. Sullo sfondo, la Cina mostra un’inflazione CPI ai massimi di quasi tre anni a dicembre, mentre i prezzi alla produzione restano in calo, confermando una ripresa ancora fragile e fortemente sbilanciata. Questo contesto macro si riflette chiaramente sui mercati finanziari, dove gli indici azionari globali restano in territorio positivo ma senza slancio, con l’MSCI World a 4.484 punti e un rialzo dell’1,23% da inizio anno, l’S&P 500 a 6.921 punti e il Nasdaq 100 a 25.507 punti, entrambi in moderato progresso YTD ma con segnali di debolezza giornaliera, soprattutto sul comparto tecnologico, più sensibile alla risalita dei rendimenti. In Europa l’Euro Stoxx 50 e il FTSE Mib mostrano una tenuta relativa migliore, con guadagni da inizio anno rispettivamente dell’1,95% e dell’1,62%, sostenuti da valutazioni meno tirate e da una percezione di rischio più contenuta. Il mercato obbligazionario resta centrale nella lettura del sentiment, con il Treasury decennale statunitense risalito al 4,17% e il Bund tedesco al 2,83%, segnali che gli investitori stanno ridimensionando le aspettative di tagli rapidi dei tassi, mentre il BTP decennale italiano scende al 3,47%, in controtendenza, riflettendo una fase di maggiore fiducia sul debito italiano. In questo scenario di crescita moderata e tassi ancora elevati, l’oro continua a svolgere il suo ruolo di bene rifugio, salendo a 4.475 dollari con un guadagno del 3,75% da inizio anno, mentre il petrolio resta volatile a 57,74 dollari al barile, sostenuto più da fattori geopolitici e di offerta che da una domanda globale in forte accelerazione. Anche il mercato valutario contribuisce a completare il quadro, con l’euro che scivola a 1,1661 contro il dollaro, in calo dello 0,72% YTD, a conferma di un biglietto verde ancora forte grazie ai differenziali di tasso e al suo ruolo di valuta rifugio. Nel complesso, mercati e macroeconomia raccontano una fase di attesa, in cui non si intravede una recessione imminente ma nemmeno le condizioni per una crescita robusta, spingendo gli investitori a rimanere esposti con cautela, bilanciando azioni, obbligazioni e asset difensivi in un contesto dominato più dalla gestione del rischio che dalla ricerca aggressiva di rendimento.

Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo, www.pazzagliapartners.it




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