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Lazio 2026: Odissea nello strazio

Siamo passati da SS Lazio a S.O.S. Lazio con la nonchalance di quelli che ormai neanche si arrabbiano più: ci si abitua a tutto, pure alle storture arbitrali ricorrenti che ormai stanno accompagnando ogni prestazione della Lazio, che sia in casa o in trasferta, nell’ultimo mese.

E’ per quello che a Rocchi riesce bene recitare il solito copione dell’indignato che minaccia dimissioni, quando sono proprio quelle che dovrebbe rassegnare, in un sussulto di dignità. Ma in Italia esiste solo la virtù della minaccia che fa tanto fico!

Così, oltre ai buchi del mancato calciomercato estivo e agli infortuni, sale per la Lazio il coefficiente di difficoltà grazie agli arbitraggi contro: rigori non dati e una raffica di espulsioni che obbliga Sarri a cambiare formazione ogni settimana: con 5 espulsioni in meno di un mese, Sarri sperimenta il turn-over, senza essere impegnato in qualche coppa!

Veniamo da un anno di vita agra (che Bianciardi mi perdoni!) e ne abbiamo uno davanti che si preannuncia pure peggio!

Daje a ride!

Ma noi siamo laziali, epici nel resistere alle intemperie e alle sfighe di sempre!

Così piace pensarci: beati noi!

Il bilancio del 2025 non si è chiuso in rosso, ma in 50 sfumature di rosso (che E.L. James mi perdoni!): un passivo pesante sia dal punto di vista del rendimento sportivo, sia dal punto di vista economico, infine dal punto comunicativo e dell’immagine: dopo la rinuncia al ritiro estivo di Auronzo di Cadore, poteva essere l’occasione per un ritiro spirituale a Lourdes!

Facciamoci del male, andiamo a rivederci.

La prima immagine è quella del 17 aprile, data di uscita dall’Europa League con beffa, eliminati da un cecchino – la ciurma di Capitan Findus – che non ne aveva i crismi: il giorno dopo i salmonari erano fieri di essersi vendicati di chi li aveva indicati come salmonari! A seguire, lo sguazzo dei trigorici, inorgogliti dal fatto che alla terza partita, loro c’erano invece riusciti a domarli i salmonari!

A distanza di un mese, un’altra giornata di gloria, davanti alla solita birra, solita pizza (ah dimenticavo: al solito supplì!): è il 25 maggio e il Lecce di Giampaolo si salva a spese nostre, che ci ritroviamo fuori da qualunque competizione europea, lasciando che la gagliardia della bella Lazio di Baroni cedesse definitivamente e mestamente spazio e gloria a una rimonta dei trigorici stra-montata a panna eroica e senza farci mancare il rospo finale da ingoiare di una Fiorentina che, nella buia serata di Lazio – Lecce, entra in Conference e ci lascia in piedi nel valzer delle poltrone!

Ma il piatto forte doveva ancora arrivare. La fantasmagorica, surreale estate in cui il popolo laziale si è trovato davanti a un imbarazzo nuovo: non quelli a cui era abituato, dei soliti calcio-mercati ridicoli, ma quello stupefacente davanti al divieto di fare mercato, imposto alla SS Lazio – solo alla SS Lazio in tutta Europa!  – per il mancato rispetto dei nuovi parametri finanziari.

Proprio noi! Senza dubbio alcuno, la più solida delle società di calcio attualmente in attività e la più integra eticamente! Oibò! Per meglio dire, la premiata ditta, specializzata nella fabbricazione di raffinati specchietti per le allodole, come la Lazio Academy, il nuovo stadio, la quotazione al Nasdaq, il memorandum con il Maccabi e giù fino alle falconerie varie e eventuali.

Ma almeno si fa chiarezza. Dietro tutto il circense trambusto di negazioni, bugie, balletti, balbettii, sparate, parate, fuochi di artifizzi, fumi senza arrosti, tricche, tracche castagnole e mortaretti vostri, una verità viene finalmente a galla: la nuova Lazio di Lotito non sarebbe stata più neanche la solita Lazio di Lotito!

Ma qualcosa di meno ancora.

Per Lotito c’è puzza di “gomblotto”: per lui, più che l’indice di liquidità, valgono altri criteri per giudicare realisticamente un Presidente di una società di calcio, come un fluido uso del latino maccheronico e il saper dirigere, come modello di gestione dei rapporti con i tifosi, l’orchestra dalla Montemario verso la Nord che ruggisce contumelie verso il suddetto direttore d’orchestra.

Dunque, una Lazietta, retrocessa nell’alveo del centro classifica, non più annoverabile tra le prime squadre del campionato che si contendono un posto in Champions. Avrebbe invece conteso, d’ora in poi, con le comete di provincia e le decrepite stelle di un qualche passato, sempre in bilico tra la gloria di una Conference e una salvezza da guadagnare in tempo utile.

Ma l’opera di demolizione una volta iniziata andava portata a termine: dopo aver depotenziato la Lazio, il senator pennichella doveva occuparsi dei laziali, questi sconosciuti!

La masnada di scappati di casa a cui lui ha magnanimamente aperto per decenni i cancelli dello stadio per farli assistere alle partite della “sua” squadra, si sarebbero arrabbiati, avrebbero perfino invocato un cambio di proprietà, contendendogli indebitamente la scena che lui si è guadagnato attraverso anni di sacrifici degli altri, anche perché aizzati da schegge impazzite del giornalismo, da cattivi maestri, da cani sciolti che sfuggono alla normalizzazione del mainstreaming, ingrati del fatto che lui era sceso in campo per loro, per salvarne le sorti! Un altro miracolo italiano!

Ma per questo a Roma, esiste un servizio dedicato, ossia la procura, dove le critiche e le contestazioni verso Egli diventano intimidazioni e minacce da perseguire penalmente: aspetteremo fiduciosi l’esito delle indagini!

Sono dunque i tifosi l’ultimo ostacolo all’avvento della Lazio più lotitiana di sempre: una sana formazione, senza pretese, né troppi grilli per la testa, pienamente allineata ai canoni dello sport, dove non è fondamentale vincere o perdere, ma l’importante è partecipare! Una squadra resa capace di galleggiare senza affondare, con il benestare di un ambiente finalmente costretto ad approcciare il calcio con lo stesso aplomb di una gara di atletica: una vera e propria rivoluzione culturale da fare invidia a Mao Zedong!

Momento iconico per eccellenza, si consuma il 14 dicembre quando, con il solito linguaggio che Gadda avrebbe definito sabellico, senator pennichella nella foga di abbaiare contro i tifosi, da loro la responsabilità di arbitraggi sfavorevoli, come quello nella partita contro il Parma: “perché ricordatevi che il cane morde sempre lo straccione…”, per dire che le critiche e le proteste dei tifosi, indebolendo l’ambiente, esporrebbero la squadra a subire torti arbitrali o comunque interpretazioni sempre svantaggiose.

Lo stesso senator pennichella che, giusto qualche settimana prima, davanti alle rimostranze di Sarri per alcuni arbitraggi discutibili, si era premurato di prendere immediatamente e ufficialmente le distanze dall’allenatore, con un comunicato della SS Lazio.

L’implicito sarebbe dunque quello per cui, la classe arbitrale trova sempre modo di adeguarsi ai reali rapporti di potere tra le società e nonostante lui abbia da sempre sposato la linea garantista, nell’ottica di guadagnarsi l’endorsement di quelli che contano, questo non lo abbia messo al riparo da arbitraggi che sarebbe eufemistico definire discutibili. Delle due l’una: o trovi modo e maniera per addolcire l’AIA, o combatti tale stato di cose, anche cercando sponda presso i tifosi.

Ma gli arbitri, che dovrebbero dismettere quella supponenza non giustificata,  non possono tradursi in alibi: non c’è stato, negli ultimi anni, un passaggio, una scelta, un’azione, un’affermazione che non testimonino il cupio dissolvi di questa società e di questa squadra: di incomparabile forza iconica, la scena in cui l’anima smarrita del figlio del senator pennichella prende forma nel chierichetto che suona la campanella di entrata della Lazio al Nasdaq, dopo aver declarato una sfilza di astrazioni vacue e retoriche, direttamente tratte dal repertorio paterno!

Della serie: “volevamo stupirvi con effetti speciali”, ma quando vedi e ascolti “Enrichetto” in quel preciso istante, scatta dentro di te l’insopprimibile voglia di essere altrove, di essere altro, di mettere definitivamente la tua sciarpa biancoceleste in naftalina in fondo a qualche armadio.

It ain’t me, it ain’t me…

I ain’t no senator’s son

Ereditiamo, questo dal 2025 e nessun fuoco di artificio o lanterna cinese se lo porterà via.

Realtà aumentata?

A Formello è No Fly Zone pure per la Befana, che agli altri porta i doni, a noi li toglie!

Avevamo ancora nel piatto le lenticchie e il cotechino quando Castellanos è diventato la punta del West Ham e Guendouzi sta prendendo l’aereo per Istambul: 60 milioni in entrata prima della Befana!

In uscita 13 milioni per la scommessa Ratkov, più o meno lo stesso per Fabbian, e in prestito oneroso, con eventuale obbligo di riscatto per Maldini, che solo per il cognome gioca in serie A.

Con il rinnovo quadriennale a Basic e Marusic, poi, diventa palmare la strategia che accomuna definitivamente la Lazio a squadre come l’Udinese, il Sassuolo, il Parma.

O no? O pensiamo che uno che costa meno della metà di Castellanos sia la chiave di volta per il rilancio dell’attacco biancoazzurro? Sono profili utili? A parte il serbo che dovrà dimostrare di avere l’unica dote che manca a Castellanos, gli altri due in che ruoli sono integrabili? L’anno scorso era stato inaugurato il nuovo ciclo dei giovani, oggi un nuovo ciclo riparte da Marusic e Basic.

Nei ventidue giorni che mancano alla chiusura del mercato entrerà almeno un nome, uno solo, tra quelli che vuole Sarri? Arriverà la mezzala che manca? E se non sarà così quante probabilità ci sono che Sarri resti oltre l’estate prossima?

La metamorfosi di una squadra, ormai cosciente di non essere più una delle protagoniste della serie A, come ampiamente dimostrato nella sfida contro il Napoli, dove la Lazio è apparsa solo come uno sparring partner per una squadra di quel livello.

Dopo la partita con la Fiorentina, mi viene da pensare che l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci sono il vigore e la determinazione della squadra, senza nemmeno guardare al risultato: con tutta la buona volontà siamo a undici punti dalla zona champions.

Il 2026 sarà dunque l’anno del redde rationem e questo è forse l’unico elemento positivo: in questo nuovo scenario cambieranno e come i rapporti tra i tifosi e la società?

L’intero universo SS Lazio non potrà sottrarsi alla sfida tra Lotito e i tifosi che decreterà un vincitore e un perdente: se il numero di abbonati continuerà a essere sproporzionato rispetto al valore della squadra, avrà vinto Lotito, perché avrebbe portato a temine un’opera di ridimensionamento, senza pagare scotto.

Sarebbero sbagliati anche i paragoni con il passato. La profonda crisi degli anni 80 non dipese dall’assenza di strategie o da strategie societarie sbagliate, non aveva un nemico interno, non aveva cause endogene: quella Lazio subì le conseguenze di una serie drammatica di eventi, a partire dal calcio scommesse, dove oltre a perdere la faccia, si persero i soldi e quelli che erano i giocatori simbolo.

Le battaglie eroiche per sopravvivere nacquero proprio dalla comunanza di intenti tra società, squadra, allenatore e tifosi: lì si sperimentò che l’unione faceva la forza e tutti gli attori spinsero nella stessa direzione. Fu questo a salvarci, a non farci annegare, in attesa di un salvataggio che alla fine arrivò.

Quindi se, al contrario, i tifosi si coalizzassero con un’astensione forte per indurre Lotito a uscire o a cedere quote societarie, consentendo l’entrata in società di altri attori, allora avrebbero vinto i tifosi, perché in questo caso ci sarebbero le condizioni per invertire la rotta e avviare un percorso di risalita e di recupero di immagine.

Ovviamente questa strada sarebbe percorribile anche senza la pressione dei tifosi, ma ormai è chiaro che Lotito potrebbe uscire di scena o essere disposto a ridimensionare il suo ruolo, solo se fosse costretto da emergenze.

Oggi società e tifosi remano in direzione opposta e allora o vince l’uno o vince l’altro.

Quanto può durare ancora questo rapporto tossico? Davvero la fede calcistica resisterebbe, con gli stessi numeri, ad anni di anonimato? Se in questi anni l’abbonamento ha avuto anche un valore simbolico di resilienza, ciò è stato possibile anche perché, se non tutti, in molti hanno probabilmente e inconsciamente confidato in qualche cambiamento, ma davanti a uno smottamento reso definitivo dalla mancanza di alternative, sarà davvero difficile mantenere intatta quella tensione.

Ho chiesto alla befana, come regalo per il 2026, di poter raccontare una storia a lieto fine: speriamo che Lotito non abbia fatto lo stesso!

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